Sicurezza
gran maestro del Grande Oriente d’Italia
«Vescovo, incontriamoci»
Alessandro Pattume
◗
Il gran maestro Gustavo RaffiPrato, la crisi e l'impegno del vescovo Gastone Simoni. In una lunga intervista rilasciata alla rivista religiosa "Jesus", Simoni analizza i problemi della città e i rischi a cui è esposta e su cui la Chiesa non può tacere. Tra questi, vengono citati "certi" poteri facenti capo alle logge massoniche ben presenti in città
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PRATO. La statua di Giuseppe Mazzoni che guarda il Duomo ha tentennato. Allora, per rispondere, si è mosso addirittura il Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia Gustavo Raffi.
Quello che intende il vescovo Gastone Simoni riguarda un certo tipo di "attrazione fatale" che ha spiegato con dovizia di particolari addirittura dieci anni fa, durante una lunga intervista rilasciata al Tirreno dopo aver festeggiato il settimo anniversario del suo arrivo nella città di Prato.
Parole che riguardavano da una parte la positiva apertura di un numero sempre maggiore di persone alla spiritualità, ma dall'altra anche il conseguente rischio di incappare in un tipo fasullo di spiritualità o in un «un certo tipo di cammino spirituale, caro alla tradizione massonica, indifferente a una precisa identità di fede», e soprattutto alternativo alla spiritualità evangelica.
Di qui, dieci anni dopo, con tutto quello che è stato e con la crisi che morde anima e corpo dei pratesi, le parole del vescovo di Prato devono essere suonate come un'accusa su cui non si poteva passare sopra ai membri delle logge cittadine. «Non si può tacere sul fatto che in città esistano certi poteri - ha infatti detto il vescovo - Bisogna parlarne apertamente. Nei miei rapporti personali mi sono anche reso conto che tanti sono entrati in qualche loggia non tanto per odio contro la Chiesa, ma per un mix di interessi personali e attrazione per l'esoterico».
La loggia reagisce. Troppo, evidentemente, per la Loggia del Grande Oriente d'Italia. Il tam tam massonico ha impiegato tre giorni per arrivare alle orecchie del Gran Maestro in persona e quelle che ieri sono giunte da Ravenna, in forma di lettera aperta firmata Gustavo Raffi, sono parole che respingono e ricambiano in toto le cortesie espresse dal vescovo di Prato Gastone Simoni.
«Mi arriva il soffio delle sue paure sulla massoneria a Prato come se questa istituzione dedita al bene dell'umanità giungesse col freddo o con il virus della febbre suina a debilitare il tessuto civile e il vissuto della città - comincia la lettera - ma vorrei anche rassicurare spiegandole che non ha nulla da temere dai liberi muratori, che sono uomini del dubbio ma prima di tutto uomini onesti e di buoni costumi». E la rassicurazione si colora forse di scherno più avanti, prima di passare alle richieste di un confronto. «Suvvia, eccellenza, i tempi delle prediche alla Savonarola sono finite da lunga pezza e voglio rassicurarla - scrive Raffi - che non abbiamo scelto di colonizzare Prato e che non vedrà di notte girare campanelli sotto i suoi portici nè troverà mandragore negli orti della Curia». Piuttosto, semmai, è un invito a confrontarsi, quello che chiede il Gran Maestro, ma che finisce per assumere anche sfumature degne di un rimprovero.
«Metta al bando le sue paure e le sue ansie e si confronti con chi, come i fratelli massoni di Prato, da anni e in stile di costruttiva proposta, cerca il bene comune per la città e il suo vissuto» chiede la lettera. Confronto sì, «ma se poi le ricette non arrivano - continua - se la politica o la Chiesa stessa non riescono a declinare soluzioni, non se la prenda con fantomatici "poteri esoterici", altrimenti creiamo ancora più spaesamento».
«Mi piacerebbe discutere con lei di queste cose da vicino - conclude il Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia Gustavo Raffi - come faccio da anni con il cardinale Tonini e altre espressioni della chiesa del Vaticano II. Amo credere che nel presepio della sua Diocesi [...] ci siano anche alcuni dei nostri fratelli massoni. Se alzerà lo sguardo, li vedrà in silenzio ma sempre all'opera, a portare la loro parte di pietra e di luce all'unica strada che resta, per noi come per Dio: quella dell'uomo».
Quello che intende il vescovo Gastone Simoni riguarda un certo tipo di "attrazione fatale" che ha spiegato con dovizia di particolari addirittura dieci anni fa, durante una lunga intervista rilasciata al Tirreno dopo aver festeggiato il settimo anniversario del suo arrivo nella città di Prato.
Parole che riguardavano da una parte la positiva apertura di un numero sempre maggiore di persone alla spiritualità, ma dall'altra anche il conseguente rischio di incappare in un tipo fasullo di spiritualità o in un «un certo tipo di cammino spirituale, caro alla tradizione massonica, indifferente a una precisa identità di fede», e soprattutto alternativo alla spiritualità evangelica.
Di qui, dieci anni dopo, con tutto quello che è stato e con la crisi che morde anima e corpo dei pratesi, le parole del vescovo di Prato devono essere suonate come un'accusa su cui non si poteva passare sopra ai membri delle logge cittadine. «Non si può tacere sul fatto che in città esistano certi poteri - ha infatti detto il vescovo - Bisogna parlarne apertamente. Nei miei rapporti personali mi sono anche reso conto che tanti sono entrati in qualche loggia non tanto per odio contro la Chiesa, ma per un mix di interessi personali e attrazione per l'esoterico».
La loggia reagisce. Troppo, evidentemente, per la Loggia del Grande Oriente d'Italia. Il tam tam massonico ha impiegato tre giorni per arrivare alle orecchie del Gran Maestro in persona e quelle che ieri sono giunte da Ravenna, in forma di lettera aperta firmata Gustavo Raffi, sono parole che respingono e ricambiano in toto le cortesie espresse dal vescovo di Prato Gastone Simoni.
«Mi arriva il soffio delle sue paure sulla massoneria a Prato come se questa istituzione dedita al bene dell'umanità giungesse col freddo o con il virus della febbre suina a debilitare il tessuto civile e il vissuto della città - comincia la lettera - ma vorrei anche rassicurare spiegandole che non ha nulla da temere dai liberi muratori, che sono uomini del dubbio ma prima di tutto uomini onesti e di buoni costumi». E la rassicurazione si colora forse di scherno più avanti, prima di passare alle richieste di un confronto. «Suvvia, eccellenza, i tempi delle prediche alla Savonarola sono finite da lunga pezza e voglio rassicurarla - scrive Raffi - che non abbiamo scelto di colonizzare Prato e che non vedrà di notte girare campanelli sotto i suoi portici nè troverà mandragore negli orti della Curia». Piuttosto, semmai, è un invito a confrontarsi, quello che chiede il Gran Maestro, ma che finisce per assumere anche sfumature degne di un rimprovero.
«Metta al bando le sue paure e le sue ansie e si confronti con chi, come i fratelli massoni di Prato, da anni e in stile di costruttiva proposta, cerca il bene comune per la città e il suo vissuto» chiede la lettera. Confronto sì, «ma se poi le ricette non arrivano - continua - se la politica o la Chiesa stessa non riescono a declinare soluzioni, non se la prenda con fantomatici "poteri esoterici", altrimenti creiamo ancora più spaesamento».
«Mi piacerebbe discutere con lei di queste cose da vicino - conclude il Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia Gustavo Raffi - come faccio da anni con il cardinale Tonini e altre espressioni della chiesa del Vaticano II. Amo credere che nel presepio della sua Diocesi [...] ci siano anche alcuni dei nostri fratelli massoni. Se alzerà lo sguardo, li vedrà in silenzio ma sempre all'opera, a portare la loro parte di pietra e di luce all'unica strada che resta, per noi come per Dio: quella dell'uomo».
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