Il Tirreno

Prato

DISTRETTO PARALLELO E TESSILE

L'avanzata delle tintorie cinesi

Ilenia Reali
Una foto di archivio dell’ex Bardazzi
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Una foto di archivio dell’ex Bardazzi

È allarme tintorie e rifinizioni cinesi. C'è preoccupazione tra gli imprenditori. E ora c'è anche l'Sos lanciato del sindaco Roberto Cenni che ha parlato di 27 aziende della nobilitazione. Un numero elaborato dal tam tam delle voci, come conferma anche l'assessore Aldo Milone da cui i dati sono partiti. Numeri a parte il problema c'è

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PRATO. Tintorie e rifinizioni hanno un significato importante all'interno della filiera tessile: significa che la comunità orientale ha tutte le fasi occupando anche spazi della lavorazione tradizionale e che quindi potrà, al momento in cui lo vorrà, raggiungere l'autonomia nel settore tessile a differenza dei pratesi che invece nella produzione dei capi finiti sono ancora una piccola minoranza.

Per il momento le realtà produttive cinesi si occupano quasi esclusivamente di tintura in capo ma già due, tre aziende hanno cominciato a acquistare macchinari per la rifinizione dei tessuti mentre l'apertura di nuove stamperie imperversa. Ed è certo che tra pochissime settimane si aggiungerà all'elenco, per Il Tirreno non più di una decina, una nuova realtà produttiva. Aprirà infatti in via delle Fonti una nuova tintoria rifinizione stamperia. Lo stabilimento è quello dell'ex tintoria Gamma o ex Bardazzi. Un impianto funzionante fino a luglio con il Gruppo Colle e chiuso dopo che l'azienda di Cantagallo ha effettuato una razionalizzazione spostando alcune macchine e il personale, senza licenziamenti, negli stabilimenti di Agliana e della Valdibisenzio.

Ora la fabbrica è stata affittata e già un imprenditore cinese di Prato, titolare di una confezione, sta mettendo a punto le macchine. La nuova realtà si occuperà di tintura in capo, rifinizione e avrà all'interno una stamperia con strumentazione all'avanguardia per produzioni anche di qualità.

Sul nome della nuova azienda e del suo titolare, com'è nello stile degli imprenditori cinesi, c'è il massimo riserbo.

«Per adesso - commenta Adriano Bellu, vicepresidente dell'Unione industriale e responsabile della sezione nobilitazione - si stanno occupando prevalentemente di tintoria in capo per cui non abbiamo una concorrenza diretta. E' vero però che siamo noi che stiamo consentendo loro di occupare la città e poi anche le industrie. Servirebbero più controlli perché se lavorassero seguendo le regole il problema non si porrebbe. Controlli seri e non vetrina: si dovrebbero controllare i consumi di energia, fare calcoli sulla manodopera, sugli scarichi. Soprattutto sull'utilizzo di gas e di acqua».

Bellu è preoccupato e non lo nega. «Sono molto preoccupato - dice - principalmente per tutte le aziende pratesi che stanno chiudendo e poi anche perché siamo noi a consegnare città e industrie ai cinesi».

Uno stato d'animo comune a tanti imprenditori. Tanti come coloro che si sono rivolti al Comune illustrando la situazione.

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