Attenzione
clan Terracciano
Camorra, sequestrate due società
Due società specializzate nella compravendita di auto di lusso usate sono state sequestrate nell'ambito dell'inchiesta sul cosiddetto "clan Terracciano", che ieri si è arricchita di quattro nuove ordinanze di custodia in cui si ipotizzano i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso
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PRATO. Due società specializzate nella compravendita di auto di lusso usate sono state sequestrate nell'ambito dell'inchiesta sul cosiddetto "clan Terracciano", che ieri si è arricchita di quattro nuove ordinanze di custodia in cui si ipotizzano i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, finalizzata alla raccolta abusiva di scommesse, gioco d'azzardo ed esercizio abusivo dell'attività creditizia connessa a usura ed estorsione.
In carcere sono finiti quelli che gli inquirenti (la Finanza di Lucca e la squadra mobile di Firenze) ritengono gli uomini di fiducia del presunto boss Giacomo Terracciano: Michele Di Tommaso, 47 anni, residente a Poggio a Caiano, e Pasquale Ascione, 40 anni, nipote di Terracciano e residente a Camaiore. Altre due ordinanze di custodia sono state notificate allo stesso Terracciano, già arrestato a giugno, nel carcere di Pisa, e al montemurlese Francesco Lo Ioco, detenuto da quasi sei mesi con le stesse accuse.
Se verranno confermate le tesi proposte dalla Direzione distrettuale antimafia, che ha coordinato l'inchiesta, parte dei proventi delle attività illecite del clan Terracciano (del gruppo fa parte anche il fratello Carlo) sarebbero stati investiti, e dunque riciclati, tramite la compravendita di auto di lusso.
Le auto, in base alla ricostruzione degli inquirenti, transitavano attraverso due società di intermediazione, che ora sono state sequestrate. La prima è la Auto Europa srl con sede ad Agliana in via Paganini, attualmente in liquidazione. Fino ai primi di aprile le quote della società erano in mano a un ex calciatore del Prato, Dino Sicuranza, e al padre Agostino. Poi sono state cedute a Pasquale Ascione e Michele Di Tommaso. Infine, lo scorso 18 novembre, sono state sequestrate dal Tribunale di Firenze su ordine del giudice per le indagini preliminari. I due Sicuranza, chiariscono gli inquirenti, non sono in alcun modo coinvolti nelle accuse mosse agli altri.
La seconda società sequestrata dalla magistratura è la pratese Altegia srl, costituita da Pasquale Ascione e Carlo Terracciano alla fine di maggio nello studio di un commercialista in via Firenze. Anche questa società avrebbe dovuto occuparsi di compravendita di auto usate prendendo il testimone della Auto Europa, ma di fatto non ha un deposito e non è stata mai attiva. La spiegazione è semplice: pochi giorni dopo la costituzione scattarono gli arresti di Terracciano & C.
Gli inquirenti sostengono che Giacomo Terracciano sarebbe riuscito a curare i propri affari anche dal carcere, restando in contatto con persone di fiducia, in particolare il nipote Ascione e Michele Di Tommaso, che si sarebbero prestati a intestarsi fittiziamente quote di società riconducibili al proprio capo.
Oltre al presunto riciclaggio di denaro sporco tramite un'agenzia di scommesse a Nicosia (Enna) di cui parliamo nelle pagine di attualità, c'era l'affare della auto di lusso, pare alcune decine, comprate in Toscana e rivendute al sud con discreti guadagni.
Ma prima di trarre conclusioni affrettate, avverte Manuele Ciappi, difensore di Terracciano, Ascione e Di Tommaso, bisogna stare attenti. Le condotte illecite contestate ai membri del gruppo sono sostanzialmente un paio di episodi di estorsione e altri episodi di usura. Altre attività, per esempio la compravendita delle auto, sarebbero del tutto legittime se intorno al nome di Terracciano non aleggiasse la puzza della camorra, con tutto ciò che questo si porta dietro in termini di capacità intimidatoria.
In carcere sono finiti quelli che gli inquirenti (la Finanza di Lucca e la squadra mobile di Firenze) ritengono gli uomini di fiducia del presunto boss Giacomo Terracciano: Michele Di Tommaso, 47 anni, residente a Poggio a Caiano, e Pasquale Ascione, 40 anni, nipote di Terracciano e residente a Camaiore. Altre due ordinanze di custodia sono state notificate allo stesso Terracciano, già arrestato a giugno, nel carcere di Pisa, e al montemurlese Francesco Lo Ioco, detenuto da quasi sei mesi con le stesse accuse.
Se verranno confermate le tesi proposte dalla Direzione distrettuale antimafia, che ha coordinato l'inchiesta, parte dei proventi delle attività illecite del clan Terracciano (del gruppo fa parte anche il fratello Carlo) sarebbero stati investiti, e dunque riciclati, tramite la compravendita di auto di lusso.
Le auto, in base alla ricostruzione degli inquirenti, transitavano attraverso due società di intermediazione, che ora sono state sequestrate. La prima è la Auto Europa srl con sede ad Agliana in via Paganini, attualmente in liquidazione. Fino ai primi di aprile le quote della società erano in mano a un ex calciatore del Prato, Dino Sicuranza, e al padre Agostino. Poi sono state cedute a Pasquale Ascione e Michele Di Tommaso. Infine, lo scorso 18 novembre, sono state sequestrate dal Tribunale di Firenze su ordine del giudice per le indagini preliminari. I due Sicuranza, chiariscono gli inquirenti, non sono in alcun modo coinvolti nelle accuse mosse agli altri.
La seconda società sequestrata dalla magistratura è la pratese Altegia srl, costituita da Pasquale Ascione e Carlo Terracciano alla fine di maggio nello studio di un commercialista in via Firenze. Anche questa società avrebbe dovuto occuparsi di compravendita di auto usate prendendo il testimone della Auto Europa, ma di fatto non ha un deposito e non è stata mai attiva. La spiegazione è semplice: pochi giorni dopo la costituzione scattarono gli arresti di Terracciano & C.
Gli inquirenti sostengono che Giacomo Terracciano sarebbe riuscito a curare i propri affari anche dal carcere, restando in contatto con persone di fiducia, in particolare il nipote Ascione e Michele Di Tommaso, che si sarebbero prestati a intestarsi fittiziamente quote di società riconducibili al proprio capo.
Oltre al presunto riciclaggio di denaro sporco tramite un'agenzia di scommesse a Nicosia (Enna) di cui parliamo nelle pagine di attualità, c'era l'affare della auto di lusso, pare alcune decine, comprate in Toscana e rivendute al sud con discreti guadagni.
Ma prima di trarre conclusioni affrettate, avverte Manuele Ciappi, difensore di Terracciano, Ascione e Di Tommaso, bisogna stare attenti. Le condotte illecite contestate ai membri del gruppo sono sostanzialmente un paio di episodi di estorsione e altri episodi di usura. Altre attività, per esempio la compravendita delle auto, sarebbero del tutto legittime se intorno al nome di Terracciano non aleggiasse la puzza della camorra, con tutto ciò che questo si porta dietro in termini di capacità intimidatoria.
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