Il Tirreno

Prato

fenomeno dilagante dell’illegalità

Ora parrucchiere e estetistefanno concorrenza da casa

Maria Lardara
Un negozio di parrucchiera ora alle prese con la concorrenza sleale
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Un negozio di parrucchiera ora alle prese con la concorrenza sleale

Un tempo la parrucchiera veniva a casa e faceva di tutto per rimanere nell'ombra. Male vecchio come il mondo, quello del lavoro "nero". Ma ora qualcuno di questi "abusivi" non si fa scrupolo di venire alla luce del sole, con sorprendenti trovate pubblicitarie "fai da te"

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PRATO. L'ultima la racconta Enzo Lucchesi, responsabile dell'area servizi alla persona per Confartigianato Prato.

«Un po' di tempo fa un'artigiana mi ha raccontato di aver trovato un volantino ad hoc che promuoveva i servizi di una parrucchiera a domicilio con lunga esperienza all'estero. Qualcuno di questi acconciatori - continua Lucchesi - ha addirittura allestito un vero e proprio centro benessere tra le mura domestiche, con tanto di apprendiste al seguito. Ovviamente assunte a nero». Insieme al collega della Cna Luca Malinconi, Lucchesi promette battaglia contro l'abusisivismo che i parrucchieri e le estetiste "regolari" (800 aziende su tutta la provincia), scontano sulla loro pelle, per effetto di una concorrenza sleale. A cominciare da una collaborazione più stretta tra associazioni di categoria e istituzioni. Per questo i due responsabili hanno voluto incontrare l'assessore alla sicurezza urbana, Aldo Milone. «Gli abbiamo fatto presente che il settore merita un'attenzione particolare - spiegano Lucchesi e Malinconi - I problemi sono quelli in particolare del lavoro a domicilio che, oltre ad essere abusivo, non rispetta spesso le elementari norme igieniche ponendo il cliente anche a rischi di salute».

A questo si aggiunge poi il fenomeno delle attività svolte senza le adeguate qualifiche». Complice in parte il momento di difficoltà che spinge gli operatori del benessere più messi in ginocchio dalla crisi a fare piazza pulita del negozio e a proseguire "clandestinamente" l'attività, si sta assistendo insomma a un vero e proprio boom del fenomeno. «Spesso di tratta di ex dipendenti dei centri di bellezza che, non potendo ottenere il 'fuori busta' dal titolare, confessano palesemente di preferire il lavoro a domicilio», racconta Lucchesi.

«Da un lato - dicono Cna e Confartigianato - affidarsi agli abusivi rappresenta un rischio dal punto di vista igienico e sanitario, ma dall'altro bisogna aprire gli occhi davanti all'illegalità che danneggia chi lavora onestamente». Questo il messaggio che sarà presto affidato a una campagna d'informazione promossa dalle due associazioni per sensibilizzare la cittadinanza sul fenomeno.

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