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Commercio

Aperti una domenica su due

Barbara Burzi
In alto una veduta della Coop nel nuovo Parco Prato A sinistra il centro storico: negozianti contrari alle 23 aperture festive
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In alto una veduta della Coop nel nuovo Parco Prato A sinistra il centro storico: negozianti contrari alle 23 aperture festive

Si è aperto ieri un tavolo di discussione per rivedere le aperture domenicali dei negozi. L'orientamento del Comune è di ridurre i giorni di festività ai commercianti aumentando le aperture nei festivi da 20 a 23, con deroga al centro storico per tutte le domeniche dell'anno

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PRATO. Si è aperto ieri un tavolo di discussione per rivedere le aperture domenicali dei negozi. L'orientamento del Comune è di ridurre i giorni di festività ai commercianti aumentando le aperture nei festivi da 20 a 23, con deroga al centro storico per tutte le domeniche dell'anno.
La questione è stata discussa ieri mattina a Firenze tra i venti comuni dell'area vasta (Firenze-Prato-Pistoia) e della piana più Vaiano. Per raggiungere un accordo c'è tempo 120 giorni dall'avvio della concertazione con i sindacati e le associazioni di categoria, che si sono già dette contrarie. Intanto la Regione ha inviato ai Comuni della Toscana una circolare nella quale si dice che in mancanza di nuovi accordi, fa fede quello in corso per venti aperture domenicali.
«L'idea - spiega la dirigente alle Attività produttive del Comune, Simona Fedi - è quella di portare le aperture domenicali a 22 oltre all'apertura nel giorno del santo patrono (il 26 dicembre) arrivando così a 23. Ma è una cosa che riguarda il futuro. Quella di ieri è stata una riunione di ricognizione tra Comuni, che ha portato alla stesura di una bozza tutta da discutere in fase concertativa».
«E' escluso che il Comune intenda decidere da solo», commenta l'assessore Roberto Caverni. D'accordo tra loro, le associazioni di categoria, Confesercenti e Unione commercianti, hanno inviato una lettera ai Comuni della provincia per chiedere un incontro in cui confrontarsi sulle esigenze del commercio. «Il nostro orientamento - sottolinea il segretario di Confesercenti Aldo Lorenzi - è di non modificare di una virgola l'attuale regolamento delle aperture perché non intendiamo fare regali alla grande distribuzione». L'Unione commercianti si dichiara alquanto scettica sulla capacità dei negozi del centro di aprire tutte le domeniche dell'anno, come previsto dalla bozza presentata ieri. «Difficilmente - spiega Giuseppe Niccolai, direttore dell'Unione commercianti - troverebbero le risorse necessarie. Non vorrei piuttosto che la cosa nascondesse sotto sotto una trappola - azzarda - perché al punto successivo si legge che tutti gli esercizi commerciali del territorio, dietro garanzia di vendere i prodotti tipici del luogo, possono usufruire di questa opportunità aderendo a un protocollo d'intesa, centri commerciali inclusi».
Anche dai sindacati arriva un secco no. «L'accordo di area vasta del 1999, sottoscritto dai diversi Comuni tra Prato e Firenze - spiega Emilio Testa, segretario Filcms-Cgil - è diventato nel tempo il giusto equilibrio per rispondere al tema delle aperture e delle chiusure degli esercizi commerciali, sia per la grande distribuzione che per i medi e i piccoli negozi, dando a ognuno le stesse opportunità. Un giusto equilibrio condiviso anche da tutto il personale del settore, il quale s'impegna a lavorare per venti festività l'anno. Non crediamo infatti che manchino i tempi per gli acquisti, piuttosto ci rendiamo conto che la crisi dei distretti sta limitando sempre di più le possibilità di spesa di ognuno e nessun aumento di aperture festive potrebbe offrire una risposta a questa situazione».

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