Sicurezza
INAUGURAZIONE LAZZERINI
Fini arriva a Pratoapplausi bipartisan su stranieri e impresa
Cri. Or.
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A sinistra Fini taglia il nastro della biblioteca Di fianco al presidente il sindaco Cenni e dietro il presidente Martini Sopra la protesta leghista in piazza del ComuneCosì da centrodestra e centrosinistra mescolati più o meno, è stata vissuta l'inaugurazione ufficiale dell'ultima parte della mega ristrutturazione: l'apertura della nuova biblioteca Lazzerini, tenuta a battesimo da tutta la città che conta ma soprattutto dal presidente della Camera Gianfranco Fini, arrivato a Prato per l'occasione
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PRATO. Ex Campolmi, biblioteca Lazzerini, fabbrica e cultura, simboli di una storia tutta pratese che tramonta e auspicio di rinascita. Così da centrodestra e centrosinistra mescolati più o meno, è stata vissuta l'inaugurazione ufficiale dell'ultima parte della mega ristrutturazione: l'apertura della nuova biblioteca Lazzerini, tenuta a battesimo da tutta la città che conta ma soprattutto dal presidente della Camera Gianfranco Fini, arrivato a Prato per l'occasione. Salone della biblioteca - tra cattedrale e tecnomagazzino - che dire piena è poco. L'ex sindaco Fabrizio Mattei, un po' il "padre" del complesso che mormora «che emozione anche se...». Sul palco tra citazioni colte e qualche "amarcord", il sindaco Roberto Cenni, il presidente Fini e il presidente della Regione Claudio Martini che parla di ex Campolmi come luogo simbolo della città: «Che tornerà grande - dice - se riuscirà a mescolare il sapere del passato con le culture del futuro».
Appluasi a scena aperta frequenti e bipartisan durante l'intervento del presidente della Camera nel salone consiliare riunito per una seduta straordinaria del consiglio. Banchi pieni, pubblico delle grandi occasioni (tutti i big politici cittadini dell'una e dell'altra parte). Parole chiare quelle della terza carica dello Stato sul fronte del manifatturiero: «I marchi italiani vanno difesi dalle aggressioni dei furbi e dei disonesti e bisogna che autorità e istituzioni facciano valere i loro diritti a livello europeo». Fini parla di necessità di «politiche più incisive a difesa dell'industria manifatturiera che non significa anacronistico protezionismo ma rispettare e far rispettare da tutti le regole comunitarie». Anche sul fronte della crisi Fini esorta a recuperare «forti ritardi passando dalle parole ai fatti» nelle infrastrutture, sui costi dell'energia, recuperando il deficit nella ricerca, «nelle poche opportunità che si offrono ai giovani e nel welfare tutt'ora basato solo sulle garanzie». Preciso il messaggio sulle riforme istituzionali «necessarie, mai attuate» ma che soprattutto «devono essere condivise» un punto sul quale Fini insiste molto. «Riscrivere le regole è possibile ed è la stessa Costituzione a indicarne a strada - spiega - Farlo per via ordinaria presuppone passare dall'esame dell'unico soggetto che in democrazia è sovrano: il popolo. Sarebbe un momento difficile per il nostro Paese - aggiunge - quello in cui dovesse affermarsi il principio che in ogni democrazia dell'alternanza, la maggioranza cambia le regole di tutti a proprio piacimento». Infine l'immigrazione: «Ribadisco che non ci può essere integrazione senza legalità». In uno scambio continuo, secondo Fini, che non può non passare da un nuovo patto sociale: «Se è un dovere per noi rispettare la cultura e le identità dei lavoratori che arrivano in Italia, altrettanto dobbiamo chiedere loro di rispettare le nostre leggi, parlare la nostra lingua, mandare i figli nelle nostre scuole». Tolleranza zero verso le "enclave" «che vivono nell'illegalità». Proprio sul tema dell'immigrazione è il sindaco Roberto Cenni a chiedere che «Prato per il numero di stranieri sul territorio (ne indica 60mila) diventi un laboratorio nazionale per l'integrazione anche attraverso l'apertura di un tavolo interministeriale che elabori idee. L'elastico è tirato - puntualizza - e bisogna risolvere il problema non in modo ideologico ma pragmatico. I disagi provocati dal numero di stranieri non devono ricadere sui cittadini pratesi - conclude - altrimenti c'è il rischio di discriminazione». E' il capogruppo d'opposizione Massimo Carlesi invece a chiedere interventi mirati anticrisi: «Perchè famiglie, lavoratori artigiani sono nel dramma. C'è bisogno del sostegno nazionale e di sollecitare governo e Parlamento perchè si facciano carico dei problemi di Prato e ci diano la possibilità di guardare al futuro». Ok da parte del capogruppo di maggioranza Roberto Baldi «ad accoglienza e tolleranza purchè si venga qui a lavorare rispettando leggi e cultura». La seduta è stata aperta dalla relazione del presidente Maurizio Bettazzi. A conclusione è stato il deputato pd Andrea Lulli a giudicare «condivisibile il discorso di Fini. Su queste basi si potrebbero trovare forme di confronto costruttivo anche sui problemi del distretto. Sempre che si smetta - conclude - di dare cifre sballate sul numero di stranieri e si affronti il problema in modo costruttivo».
Appluasi a scena aperta frequenti e bipartisan durante l'intervento del presidente della Camera nel salone consiliare riunito per una seduta straordinaria del consiglio. Banchi pieni, pubblico delle grandi occasioni (tutti i big politici cittadini dell'una e dell'altra parte). Parole chiare quelle della terza carica dello Stato sul fronte del manifatturiero: «I marchi italiani vanno difesi dalle aggressioni dei furbi e dei disonesti e bisogna che autorità e istituzioni facciano valere i loro diritti a livello europeo». Fini parla di necessità di «politiche più incisive a difesa dell'industria manifatturiera che non significa anacronistico protezionismo ma rispettare e far rispettare da tutti le regole comunitarie». Anche sul fronte della crisi Fini esorta a recuperare «forti ritardi passando dalle parole ai fatti» nelle infrastrutture, sui costi dell'energia, recuperando il deficit nella ricerca, «nelle poche opportunità che si offrono ai giovani e nel welfare tutt'ora basato solo sulle garanzie». Preciso il messaggio sulle riforme istituzionali «necessarie, mai attuate» ma che soprattutto «devono essere condivise» un punto sul quale Fini insiste molto. «Riscrivere le regole è possibile ed è la stessa Costituzione a indicarne a strada - spiega - Farlo per via ordinaria presuppone passare dall'esame dell'unico soggetto che in democrazia è sovrano: il popolo. Sarebbe un momento difficile per il nostro Paese - aggiunge - quello in cui dovesse affermarsi il principio che in ogni democrazia dell'alternanza, la maggioranza cambia le regole di tutti a proprio piacimento». Infine l'immigrazione: «Ribadisco che non ci può essere integrazione senza legalità». In uno scambio continuo, secondo Fini, che non può non passare da un nuovo patto sociale: «Se è un dovere per noi rispettare la cultura e le identità dei lavoratori che arrivano in Italia, altrettanto dobbiamo chiedere loro di rispettare le nostre leggi, parlare la nostra lingua, mandare i figli nelle nostre scuole». Tolleranza zero verso le "enclave" «che vivono nell'illegalità». Proprio sul tema dell'immigrazione è il sindaco Roberto Cenni a chiedere che «Prato per il numero di stranieri sul territorio (ne indica 60mila) diventi un laboratorio nazionale per l'integrazione anche attraverso l'apertura di un tavolo interministeriale che elabori idee. L'elastico è tirato - puntualizza - e bisogna risolvere il problema non in modo ideologico ma pragmatico. I disagi provocati dal numero di stranieri non devono ricadere sui cittadini pratesi - conclude - altrimenti c'è il rischio di discriminazione». E' il capogruppo d'opposizione Massimo Carlesi invece a chiedere interventi mirati anticrisi: «Perchè famiglie, lavoratori artigiani sono nel dramma. C'è bisogno del sostegno nazionale e di sollecitare governo e Parlamento perchè si facciano carico dei problemi di Prato e ci diano la possibilità di guardare al futuro». Ok da parte del capogruppo di maggioranza Roberto Baldi «ad accoglienza e tolleranza purchè si venga qui a lavorare rispettando leggi e cultura». La seduta è stata aperta dalla relazione del presidente Maurizio Bettazzi. A conclusione è stato il deputato pd Andrea Lulli a giudicare «condivisibile il discorso di Fini. Su queste basi si potrebbero trovare forme di confronto costruttivo anche sui problemi del distretto. Sempre che si smetta - conclude - di dare cifre sballate sul numero di stranieri e si affronti il problema in modo costruttivo».
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