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PRATO

L'evasione scompare con un clic

Paolo Nencioni
Il sistema scoperto dalla Finanza occultava la contabilità al nero
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Il sistema scoperto dalla Finanza occultava la contabilità al nero

Imprenditore denunciato per dichiarazione fraudolenta Avrebbe sottratto al fisco oltre due milioni di euro

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PRATO. Bastava un clic e come d'incanto la contabilità parallela spariva, ma il trucco non è riuscito fino in fondo. Quegli incassi non registrati ufficialmente sono stati comunque ripescati nella memoria del computer dalla guardia di finanza e hanno messo nei guai un imprenditore pratese di primo piano nel settore moda, titolare di un marchio e di una catena di negozi, ora accusato di dichiarazione fraudolenta. L'ipotesi è che abbia sottratto al fisco oltre due milioni di euro di ricavi.

Tanto per essere chiari, non si tratta della Sasch. E' una società che lavora nello stesso settore, di cui al momento nessuno vuol dire il nome, e il cui titolare, secondo l'accusa, aveva inventato un ingegnoso sistema per nascondere parte dei ricavi all'erario.
Tutto sarebbe partito da una verifica fiscale prima dell'estate. I finanzieri della Compagnia di Prato, contemporaneamente ai colleghi di altri comandi provinciali (perché la società ha negozi in città, a Firenze e anche fuori dai confini regionali) sono andati a verificare la contabilità dell'azienda e hanno subito notato qualche anomalia nei codici di registrazione delle vendite: alcune apparivano normali, altre erano associate a codici diversi. Giusto il tempo di alzare un sopracciglio e il sistema informatico è andato in tilt, un black out che si è protratto per alcune ore in tutti i negozi della catena. Poi i numeri sono ricomparsi e gli esperti delle Fiamme gialle non hanno potuto fare a meno di notare che le transazioni sospette erano sparite. Per fortuna avevano fatto in tempo a fare una copia del "back up", cioè una specie di fotografia del disco fisso, e lì hanno trovato quello che mancava. Una "manina", probabilmente nel server centrale, aveva tentato di cancellare le prove della presunta frode fiscale. Evidentemente i dipendenti dei negozi erano stati istruiti su come fare per registrare gli incassi al nero nella contabilità parallela. E anche su quale tasto schiacciare in caso di pericolo, leggi ispezione della Finanza. Dall'esame di quanto sequestrato nei diversi punti vendita, i finanzieri hanno poi calcolato che i ricavi sottratti siano superiori ai due milioni di euro.

In questi giorni in Procura è arrivata la segnalazione nei confronti del rappresentante legale della società e così è trapelata la notizia: si procede per dichiarazione fraudolenta, punita fino a 6 anni di reclusione. E un fascicolo è arrivato anche alla sede dell'Agenzia delle entrate, che dovrà recuperare il maltolto se e quando sarà provata la responsabilità dell'azienda.
Nel frattempo sono scattate le precauzioni. La Procura ha ottenuto il sequestro di alcuni negozi e immobili di proprietà del legale rappresentante della società, nel caso le tasse non pagate dovessero essere recuperate contro la sua volontà. I negozi però sono rimasti aperti. Potrebbero essere confiscati solo in caso di condanna e mancato accordo con l'Agenzia delle entrate.

Se qualcuno immaginava che ora i controlli fiscali riguardassero solo le aziende cinesi, dovrà ricredersi.

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