Sicurezza
Prato
Gucci "protegge" la sua filiera
Una filiera produttiva e il territorio dove opera è un valore aggiunto per un'azienda committente? E soprattutto, l'azienda committente deve porsi problemi di natura etica quando mette a punto la propria strategia? Due domande a cui la maison di abbigliamento Gucci ha risposto di sì firmando settimane fa, a Firenze
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PRATO. Una filiera produttiva e il territorio dove opera è un valore aggiunto per un'azienda committente? E soprattutto, l'azienda committente deve porsi problemi di natura etica quando mette a punto la propria strategia? Due domande a cui la maison di abbigliamento Gucci ha risposto di sì firmando settimane fa, a Firenze, un protocollo d'intesa con artigiani e sindacati dove la casa di moda si impegna a condividere criticità e opportunità con i propri lavoratori e con l'indotto. Un accordo pilota in Italia dove i firmatari si impegnano a proseguire politicie di attenzione alla compatibilità e sostenibilità economica, a garantire corrispettivi adeguati, a rendere trasparente il processo di filiera, a collaborare insieme per favorire l'accesso al credito anche alle imprese dell'indotto e l'innovazione tecnologica. Insomma Gucci ha accettato di "aprirsi" alle sue aziende terziste mettendole a parte di un processo complessivo.
«Un protocollo che potrebbe essere applicato tranquillamente anche a Prato proprio per le mini filiere che si creano tra committenti e terzisti» ha commentato durante un incontro pubblico in città Valeria Fedeli, segretaria nazionale della Filtea Cgil.
Un'opportunità condivisa anche dal presidente della Cna pratese (Cna Firenze è tra i firmatari dell'accordo) Anselmo Potenza. «E' un'idea da poter sperimentare - commenta - se da parte di tutti c'è la volontà di arrivare a un progetto di sviluppo del tessile condiviso. Anche perché non si può parlare di crescita del settore anche a Prato se alla base non c'è un ragionamento di tutti gli attori che vada oltre il profitto immediato e fine a se stesso. Spero che l'Unione industriale pratese, come è stato fatto a Firenze, sia disponibile ad affrontare il ragionamento».
Possibilista anche Massimiliano Brezzo, segretario della Filtea pratese. «Questo accordo - spiega - sarebbe un primo passo per evitare comportamenti scorretti all'interno della nostra filiera. Mi rendo conto sia difficile applicarlo perché manca una vera azienda leader come Gucci ma sarebbe senz'altro un messaggio politico: sarebbe la dimostrazione della volontà di salvaguardare la filiera e favorirebbe la creazione di un comitato, di cui da tempo si parla, che cerca di sorvegliare affinché le regole vengano rispettate. Come sindacato siamo disponibilissimi a parlarne».
Meno possibilista è invece Angelo Colombo della Uil. «Se venisse una cosa del genere figuriamoci ma mi rendo conto che le aziende pratesi oggi sono tutte con l'acqua alla gola e quindi poco inclini a prendersi di queste responsabilità».
I.R.
«Un protocollo che potrebbe essere applicato tranquillamente anche a Prato proprio per le mini filiere che si creano tra committenti e terzisti» ha commentato durante un incontro pubblico in città Valeria Fedeli, segretaria nazionale della Filtea Cgil.
Un'opportunità condivisa anche dal presidente della Cna pratese (Cna Firenze è tra i firmatari dell'accordo) Anselmo Potenza. «E' un'idea da poter sperimentare - commenta - se da parte di tutti c'è la volontà di arrivare a un progetto di sviluppo del tessile condiviso. Anche perché non si può parlare di crescita del settore anche a Prato se alla base non c'è un ragionamento di tutti gli attori che vada oltre il profitto immediato e fine a se stesso. Spero che l'Unione industriale pratese, come è stato fatto a Firenze, sia disponibile ad affrontare il ragionamento».
Possibilista anche Massimiliano Brezzo, segretario della Filtea pratese. «Questo accordo - spiega - sarebbe un primo passo per evitare comportamenti scorretti all'interno della nostra filiera. Mi rendo conto sia difficile applicarlo perché manca una vera azienda leader come Gucci ma sarebbe senz'altro un messaggio politico: sarebbe la dimostrazione della volontà di salvaguardare la filiera e favorirebbe la creazione di un comitato, di cui da tempo si parla, che cerca di sorvegliare affinché le regole vengano rispettate. Come sindacato siamo disponibilissimi a parlarne».
Meno possibilista è invece Angelo Colombo della Uil. «Se venisse una cosa del genere figuriamoci ma mi rendo conto che le aziende pratesi oggi sono tutte con l'acqua alla gola e quindi poco inclini a prendersi di queste responsabilità».
I.R.
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