La manifestazione
la crisi del tessile
Il distretto nella morsa della paura
Ilenia Reali
Il distretto è paralizzato. La sensazione è che la classe imprenditoriale pratese non si aspettasse che la crisi fosse così lunga e dura e nelle aziende gli investimenti languono, sembra non esserci in molti casi una progettualità concreta per rispondere alla crisi
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PRATO. Il distretto è paralizzato. La sensazione è che la classe imprenditoriale pratese non si aspettasse che la crisi fosse così lunga e dura e nelle aziende gli investimenti languono, sembra non esserci in molti casi una progettualità concreta per rispondere alla crisi prendendola di petto. C'è una corsa alla razionalizzazione dei costi anche quelli minori e che poco influenzano i bilanci. Ci sono imprenditori, tanti, che hanno preferito cambiare sede lasciando i magazzini più belli ai colleghi cinesi per racimolare i soldi dell'affitto, altri che strozzano i terzisti con una guerra al ribasso delle tariffe o altri ancora che hanno tagliato il personale anche in tre, quattro tranche. E il tutto, almeno apparentemente, senza dietro una vera politica aziendale.
Tra qualche settimana ci saranno da consegnare i progetti per ottenere finanziamenti dal Governo e all'orizzonte non si vedono imprese pronte a cogliere le nuove opportunità: basti pensare che la Regione, nell'ultimo bando, ha finanziato solo cinque progetti. Peggio ha fatto solo Grosseto.
Difficile è capire se gli imprenditori - fatte le dovute eccezioni - hanno tirato i remi in barca e cercano di difendersi dal mare in tempesta senza accendere neppure i motori oppure se ad aver fermato tutto è una paura terribile data dall'incertezza per il tessile del futuro.
Per Chiara Malinconi, segretaria dei tessili della Cisl, siamo davanti a imprenditori «che si sono chiusi a riccio dentro le loro aziende». «E' come se la voglia di innovazione - dice - fosse sparita, come se si cercasse di tenere le aziende aperte ma senza investirci. Ad esempio si continua con le riduzioni dei salari ai dipendenti tagliando mille euro al mese sui bilanci come se questo fosse determinante per decidere se chiudere o no».
Insomma per Malinconi gli imprenditori stanno giocando troppo in difesa.
«Se una squadra non attacca - commenta - le probabilità di segnare e di vincere si riducono. C'è uno sfrenato individualismo che limita progetti per il distretto mentre i colleghi cinesi hanno più mordente e sfruttano ogni occasione per crescere».
Per Riccardo Marini, presidente degli industriali, ovviamente la situazione non è così grave anche se non nasconde che decidere di investire oggi è difficile. «Vedo molti colleghi in giro - commenta - che si impegnano a migliorare il commerciale. E secondo me c'è la voglia di rimettersi in gioco».
Per Carlo Longo, presidente della Camera di commercio, è naturale essere annichiliti. «Eravamo pronti a ripartire - sottolinea - e da un giorno all'altro ci siamo trovati senza un ordine. Le battaglie vanno combattute quando si sa che c'è la possibilità di vincere e invece siamo in una condizione dove sperare non è per niente facile. L'euro forte limita le esportazioni, il mercato è fermo, la burocrazia complica la vita: non è certo il clima ideale per far venire la voglia di rischiare. Quello che Invitalia chiede è difficile da intercettare: reinventarsi è impossibile e quel che serve, secondo me, è un progetto collettivo per la città».
L'assessore provinciale alle attività produttive Edoardo Nesi, ex imprenditore, non lancia il sasso contro gli ex colleghi.
«Gli spazi per le aziende, anche più strutturate, sono ridotti. La crisi è straordinaria e sta andando a colpire quelli che erano i nostri punti di forza e trovo che gli imprenditori siano semplicemente impauriti, preoccupati per un'incertezza generale che non consente di valutare la situazione e fare dei piani. Ho capito che l'unica soluzione potranno essere i processi di aggregazione e quindi faccio una preghiera agli imprenditori perché non perdano questa occasione».
Tra qualche settimana ci saranno da consegnare i progetti per ottenere finanziamenti dal Governo e all'orizzonte non si vedono imprese pronte a cogliere le nuove opportunità: basti pensare che la Regione, nell'ultimo bando, ha finanziato solo cinque progetti. Peggio ha fatto solo Grosseto.
Difficile è capire se gli imprenditori - fatte le dovute eccezioni - hanno tirato i remi in barca e cercano di difendersi dal mare in tempesta senza accendere neppure i motori oppure se ad aver fermato tutto è una paura terribile data dall'incertezza per il tessile del futuro.
Per Chiara Malinconi, segretaria dei tessili della Cisl, siamo davanti a imprenditori «che si sono chiusi a riccio dentro le loro aziende». «E' come se la voglia di innovazione - dice - fosse sparita, come se si cercasse di tenere le aziende aperte ma senza investirci. Ad esempio si continua con le riduzioni dei salari ai dipendenti tagliando mille euro al mese sui bilanci come se questo fosse determinante per decidere se chiudere o no».
Insomma per Malinconi gli imprenditori stanno giocando troppo in difesa.
«Se una squadra non attacca - commenta - le probabilità di segnare e di vincere si riducono. C'è uno sfrenato individualismo che limita progetti per il distretto mentre i colleghi cinesi hanno più mordente e sfruttano ogni occasione per crescere».
Per Riccardo Marini, presidente degli industriali, ovviamente la situazione non è così grave anche se non nasconde che decidere di investire oggi è difficile. «Vedo molti colleghi in giro - commenta - che si impegnano a migliorare il commerciale. E secondo me c'è la voglia di rimettersi in gioco».
Per Carlo Longo, presidente della Camera di commercio, è naturale essere annichiliti. «Eravamo pronti a ripartire - sottolinea - e da un giorno all'altro ci siamo trovati senza un ordine. Le battaglie vanno combattute quando si sa che c'è la possibilità di vincere e invece siamo in una condizione dove sperare non è per niente facile. L'euro forte limita le esportazioni, il mercato è fermo, la burocrazia complica la vita: non è certo il clima ideale per far venire la voglia di rischiare. Quello che Invitalia chiede è difficile da intercettare: reinventarsi è impossibile e quel che serve, secondo me, è un progetto collettivo per la città».
L'assessore provinciale alle attività produttive Edoardo Nesi, ex imprenditore, non lancia il sasso contro gli ex colleghi.
«Gli spazi per le aziende, anche più strutturate, sono ridotti. La crisi è straordinaria e sta andando a colpire quelli che erano i nostri punti di forza e trovo che gli imprenditori siano semplicemente impauriti, preoccupati per un'incertezza generale che non consente di valutare la situazione e fare dei piani. Ho capito che l'unica soluzione potranno essere i processi di aggregazione e quindi faccio una preghiera agli imprenditori perché non perdano questa occasione».
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