Attenzione
Crisi e Lavoro
Ossigeno per i lavoratori
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I segretari di Femca, Uilta e Filtea Malinconi, Colombo e BrezzoCassa integrazione in deroga anche per le aziende più grandi che hanno terminato gli altri ammortizzatori sociali
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PRATO. Licenziamenti ritardati di un anno per oltre 400 lavoratori del tessile e ammortizzatori più lunghi per 700. E' questo il positivo risultato portato avanti dai sindacati tessili pratesi - i dati sono della Filtea Cgil - che in queste settimane stanno "trasformando" per numerose aziende la cassa integrazione straordinaria in cassa integrazione in deroga sfruttando l'accordo siglato in Regione nell'aprile scorso.
E' un procedimento tecnico e di politica sindacale ma di fatto è una importante boccata di ossigeno per le aziende e per i lavoratori toscani. L'accordo firmato in Regione prevede infatti che la cassa integrazione in deroga, nata per le aziende più piccole che in passato potevano contare solo sull'indennità di disoccupazione, possa essere applicata anche a quelle aziende con più di 15 dipendenti che abbiano già usufruito degli altri ammortizzatori sociali. E' il caso di tantissime aziende pratesi che l'anno scorso hanno aperto la cassa integrazione straordinaria e che da qui ai prossimi mesi arriveranno a scadenza dell'ammortizzatore sociale. E per cui era stato individuato il percorso prima cigs, poi mobilità.
Il primo accordo che prevede un passaggio da cassa integrazione straordinaria a cassa in deroga riguarda l'azienda Europa 88 la cui pratica è già in Regione - e per cui si aspetta il via libera ufficiale - ma da qui a marzo, solo per citare i casi più noti, il provvedimento potrà essere messo a punto per Rexlane, Co.te.co, Ellefinish, Folltex, Allegri.
Da qui al primo trimestre del 2010 saranno coinvolte una ventina di aziende. Nei mesi successivi altrettante. Di fatto tutte quelle per cui nel 2009 si è fatto ricorso alla cassa integrazione.
«Come distretto - spiega Massimiliano Brezzo, segretario generale della Filtea - siamo in una situazione in cui non si riescono a ricollocare nè i lavoratori dichiarati in esubero nè trovano nuove occupazioni i 4.000 già in mobilità. Un panorama già pesantissimo e che poteva aggravarsi ulteriormente se i lavoratori per cui è in scadenza la cassa integrazione straordinaria da qui a qualche settimana non avessero questa nuova opportunità».
«Senza questo ulteriore passaggio - aggiunge Brezzo le mobilità aumenterebbero del 40%. E' quindi fondamentale con il perdurare della crisi tenere operai e impiegati legati alle proprie aziende il più possibile in modo da ritardare la metà dei licenziamenti e garantire un allungamento di un anno degli ammortizzatori sociali».
«E' un modo - aggiunge Chiara Malinconi della Femca Cisl - di salvaguardare anche le professionalità acquisite. E' quindi un elemento positivo sia per le aziende che in caso di ripresa potranno contare sui loro dipendenti senza doverne ricercare di nuovi sul mercato con il rischio di non trovarne adeguatamente preparati sia per i lavoratori che vedono così allungare il periodo di sostegno al reddito».
«Del resto - è l'opinione di Angelo Colombo della Uilta - siamo in una situazione in cui la crisi è tutt'altro che passata e coloro che un anno fa furono dichiarati esuberi dalle proprie aziende, con un anno a disposizione per trovare nuovi posti di lavoro, non hanno ritrovato un'occupazione. E' quindi fondamentale oggi poter contare su ammortizzatori sociali il più lunghi possibile».
Se per le aziende con più di 15 dipendenti si è riusciti ad allungare il sostegno al reddito, ancora gravissima è la situazione di chi in questi mesi sta uscendo dalla mobilità e per cui Governo e Regione ancora non hanno trovato alcuna soluzione.
I.R.
E' un procedimento tecnico e di politica sindacale ma di fatto è una importante boccata di ossigeno per le aziende e per i lavoratori toscani. L'accordo firmato in Regione prevede infatti che la cassa integrazione in deroga, nata per le aziende più piccole che in passato potevano contare solo sull'indennità di disoccupazione, possa essere applicata anche a quelle aziende con più di 15 dipendenti che abbiano già usufruito degli altri ammortizzatori sociali. E' il caso di tantissime aziende pratesi che l'anno scorso hanno aperto la cassa integrazione straordinaria e che da qui ai prossimi mesi arriveranno a scadenza dell'ammortizzatore sociale. E per cui era stato individuato il percorso prima cigs, poi mobilità.
Il primo accordo che prevede un passaggio da cassa integrazione straordinaria a cassa in deroga riguarda l'azienda Europa 88 la cui pratica è già in Regione - e per cui si aspetta il via libera ufficiale - ma da qui a marzo, solo per citare i casi più noti, il provvedimento potrà essere messo a punto per Rexlane, Co.te.co, Ellefinish, Folltex, Allegri.
Da qui al primo trimestre del 2010 saranno coinvolte una ventina di aziende. Nei mesi successivi altrettante. Di fatto tutte quelle per cui nel 2009 si è fatto ricorso alla cassa integrazione.
«Come distretto - spiega Massimiliano Brezzo, segretario generale della Filtea - siamo in una situazione in cui non si riescono a ricollocare nè i lavoratori dichiarati in esubero nè trovano nuove occupazioni i 4.000 già in mobilità. Un panorama già pesantissimo e che poteva aggravarsi ulteriormente se i lavoratori per cui è in scadenza la cassa integrazione straordinaria da qui a qualche settimana non avessero questa nuova opportunità».
«Senza questo ulteriore passaggio - aggiunge Brezzo le mobilità aumenterebbero del 40%. E' quindi fondamentale con il perdurare della crisi tenere operai e impiegati legati alle proprie aziende il più possibile in modo da ritardare la metà dei licenziamenti e garantire un allungamento di un anno degli ammortizzatori sociali».
«E' un modo - aggiunge Chiara Malinconi della Femca Cisl - di salvaguardare anche le professionalità acquisite. E' quindi un elemento positivo sia per le aziende che in caso di ripresa potranno contare sui loro dipendenti senza doverne ricercare di nuovi sul mercato con il rischio di non trovarne adeguatamente preparati sia per i lavoratori che vedono così allungare il periodo di sostegno al reddito».
«Del resto - è l'opinione di Angelo Colombo della Uilta - siamo in una situazione in cui la crisi è tutt'altro che passata e coloro che un anno fa furono dichiarati esuberi dalle proprie aziende, con un anno a disposizione per trovare nuovi posti di lavoro, non hanno ritrovato un'occupazione. E' quindi fondamentale oggi poter contare su ammortizzatori sociali il più lunghi possibile».
Se per le aziende con più di 15 dipendenti si è riusciti ad allungare il sostegno al reddito, ancora gravissima è la situazione di chi in questi mesi sta uscendo dalla mobilità e per cui Governo e Regione ancora non hanno trovato alcuna soluzione.
I.R.
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