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Prato

La condannata

Condannato il rettore Santagati

Il rettore Daniele Santagati
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Il rettore Daniele Santagati

Un televisore del Convitto Cicognini finito per sbaglio nella sua casa, così come un vasetto di poche decine di euro. «Tutta colpa di un trasloco fatto in fretta e furia» spiega l'avvocato Giovanni Mati, difensore del rettore del Convitto nazionale

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PRATO. Un televisore del Convitto Cicognini finito per sbaglio nella sua casa, così come un vasetto di poche decine di euro. «Tutta colpa di un trasloco fatto in fretta e furia» spiega l'avvocato Giovanni Mati, difensore del rettore del Convitto nazionale, Daniele Santagati. E poi la storia di quel calco della statua di Francesco Datini andata in mille pezzi (e i resti fatti sparire). Fatto sta che ieri il giudice Angela Fedelino, al termine del rito abbreviato ha condannato il professor Santagati ad un anno di reclusione per il reato di peculato e a sei mesi di arresto e 5mila euro di ammenda per il reati di danneggiamento di beni del patrimonio artistico. La pena è stata sospesa. L'avvocato Mati ha già annunciato che ricorrerà in appello. Pur premettendo di non essere abituato a commentare le sentenze il legale di Santagati qualcosa da dire ce l'ha: «E' una vicenda cominciata male fin da quando durante le indagini vennero richiesti gli arresti domiciliari poi non accolti dal Gip. Purtroppo credo che abbiano influito fattori esterni».
E' doveroso un passo indietro. I fatti risalgono al 2008 quando la professoressa Marchese, rettore supplente del Convitto Cicognini, segnalò alla Procura presunte irregolarità nella gestione dell'istituto durante il periodo in cui era rettore Santagati prima di assumere un incarico a Genova. In particolare gli accertamenti condotti dalla polizia giudiziaria presso la Procura accertarono che un paio di televisori acquistati coi soldi della scuola erano finiti nella casa del rettore a Genova. Scomparso anche un vasetto («Ma non apparteneva alla scuola», chiarisce l'avvocato Mati), anche questo finito nella casa del rettore. E poi venne fuori il giallo della sparizione di una statua di Francesco di Marco Datini, il calco originale in gesso dello scultore Garella utilizzato per realizzare la statua che si trova in piazza del Comune. Un'opera alta quattro metri e tutelata dalla Soprintendenza. La statua un bel giorno si è volatilizzata. Il retroscena è stato spiegato dall'avvocato Mati: «E' andata in frantumi durante lo spostamento da un corridoio all'altro: qualcuno, visto che non c'era rimasto più nulla d'integro, buttò via i resti. In questo episodio il professor Santagati è completamente estraneo». Detto che il professor Santagati ha già provveduto a risarcire il danno dei televisori scomparsi, resta da capire se vi saranno nei suoi confronti ripercussioni dal punto di vista amministrativo. Tranne un breve periodo di assenza, dovuto alla sospensione richiesta dal sostituto procuratore Laura Canovai e a quella disposto dall'ufficio scolastico provinciale, ha sempre continuato a dirigere il Convitto Cicognini.
G.C.

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