Il dolore
Il caso
Vita d'inferno per un neonato
Giovanni Ciattini
◗
Visitato in pediatria il neonato cinesePovero piccolo. In che mani lo avevano affidato i suoi genitori, una coppia di giovani cinesi, impegnati a lavorare così tanto da non avere tempo per accudirlo
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PRATO. Povero piccolo. In che mani lo avevano affidato i suoi genitori, una coppia di giovani cinesi, impegnati a lavorare così tanto da non avere tempo per accudirlo. La "tata" che avrebbe dovuto badare al bimbo di 40 giorni si è rivelata una persona del tutto inaffidabile, capace, a dire del suo ex convivente, di lasciare persino il neonato senza il biberon o di esporlo al freddo.
E' stato lo stesso ex convivente, un pratese di 54 anni, a chiamare lo scorso venerdì mattina il 113. Probabilmente, a suo giudizio, la misura era stata colmata. «Venite in via Zipoli, per favore - ha detto - c'è un bimbo cinese che viene sottoposto a maltrattamenti». E' stato l'uomo a mostrare ai poliziotti il neonato in culla e a raccontare particolari allucinanti relativi al modo col quale l'ex compagna (ma con la quale condivide ancora l'abitazione) trattava il piccolino. Il bimbo, ha spiegato l'uomo, era stato affidato alla donna, S. V., 62 anni, pratese, per un compenso mensile di 500 euro. La donna aveva il compito di accudirlo 24 ore su 24. «Ogni tanto però i genitori lo venivano a trovare» ha specificato l'uomo. Ignari, però, i genitori di come la "tata" italiana si occupasse di quella creatura. La balia era infatti infastidita dal pianto del piccolo e spesso lo lasciava nelle mani dell'ex convivente. A volte gli negava il biberon col latte, altre volte lo esponeva al freddo. In qualche circostanza avrebbe manifestato l'intenzione di volerlo picchiare o addirittura di abbandonarlo. E soltanto l'intervento dell'uomo e dell'attuale compagno magrebino della donna erano riusciti a farla desistere dall'intento.
La donna, che in quel momento si trovava in questura per alcune pratiche amministrative, è stata bloccata ed identificata. Nel frattempo i poliziotti hanno chiamato un'ambulanza che ha trasportato il neonato nel reparto di pediatria dell'ospedale Misericordia e Dolce. Qui il bimbo è stato visitato: sul suo corpo non sono state riscontrate lesioni e anche il suo stato di salute è apparso soddisfacente. Nel frattempo la polizia ha cercato di rimettere insieme i protagonisti della vicenda: i genitori cinesi, rintracciati con qualche difficoltà, sono stati fatti andare in ospedale dove è stato loro riaffidato il bimbo. Il padre ha 24 anni, e risulta residente a Roma, la madre ha 22 anni ed è residente a Bologna. Nei loro confronti è stata presentata una denuncia per abbandono di minore. Nei guai anche la balia: nei suoi confronti una denuncia per abuso dei mezzi di correzione.
L'episodio appare illuminante anche sulla base dei precedenti casi di bimbi cinesi rimasti vittime di maltrattamenti. A Prato vi sono stati casi di decessi e di neonati ricoverati in gravissime condizioni. Spesso la causa riscontrata è stata quello dello "scuotimento". In genere di mezzo c'era non il genitore ma la baby sitter, italiana o cinese. Il procuratore capo Tony aveva anche lanciato un appello alla comunità cinese invitando i giovani genitori ad avere maggiore prudenza nell'affidare i propri bambini ad estranei. Un appello a quanto pare rimasto inascoltato.
E' stato lo stesso ex convivente, un pratese di 54 anni, a chiamare lo scorso venerdì mattina il 113. Probabilmente, a suo giudizio, la misura era stata colmata. «Venite in via Zipoli, per favore - ha detto - c'è un bimbo cinese che viene sottoposto a maltrattamenti». E' stato l'uomo a mostrare ai poliziotti il neonato in culla e a raccontare particolari allucinanti relativi al modo col quale l'ex compagna (ma con la quale condivide ancora l'abitazione) trattava il piccolino. Il bimbo, ha spiegato l'uomo, era stato affidato alla donna, S. V., 62 anni, pratese, per un compenso mensile di 500 euro. La donna aveva il compito di accudirlo 24 ore su 24. «Ogni tanto però i genitori lo venivano a trovare» ha specificato l'uomo. Ignari, però, i genitori di come la "tata" italiana si occupasse di quella creatura. La balia era infatti infastidita dal pianto del piccolo e spesso lo lasciava nelle mani dell'ex convivente. A volte gli negava il biberon col latte, altre volte lo esponeva al freddo. In qualche circostanza avrebbe manifestato l'intenzione di volerlo picchiare o addirittura di abbandonarlo. E soltanto l'intervento dell'uomo e dell'attuale compagno magrebino della donna erano riusciti a farla desistere dall'intento.
La donna, che in quel momento si trovava in questura per alcune pratiche amministrative, è stata bloccata ed identificata. Nel frattempo i poliziotti hanno chiamato un'ambulanza che ha trasportato il neonato nel reparto di pediatria dell'ospedale Misericordia e Dolce. Qui il bimbo è stato visitato: sul suo corpo non sono state riscontrate lesioni e anche il suo stato di salute è apparso soddisfacente. Nel frattempo la polizia ha cercato di rimettere insieme i protagonisti della vicenda: i genitori cinesi, rintracciati con qualche difficoltà, sono stati fatti andare in ospedale dove è stato loro riaffidato il bimbo. Il padre ha 24 anni, e risulta residente a Roma, la madre ha 22 anni ed è residente a Bologna. Nei loro confronti è stata presentata una denuncia per abbandono di minore. Nei guai anche la balia: nei suoi confronti una denuncia per abuso dei mezzi di correzione.
L'episodio appare illuminante anche sulla base dei precedenti casi di bimbi cinesi rimasti vittime di maltrattamenti. A Prato vi sono stati casi di decessi e di neonati ricoverati in gravissime condizioni. Spesso la causa riscontrata è stata quello dello "scuotimento". In genere di mezzo c'era non il genitore ma la baby sitter, italiana o cinese. Il procuratore capo Tony aveva anche lanciato un appello alla comunità cinese invitando i giovani genitori ad avere maggiore prudenza nell'affidare i propri bambini ad estranei. Un appello a quanto pare rimasto inascoltato.
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