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Va in carcere il naziskin

Paolo Nencioni
Alcuni degli oggetti sequestrati a casa del giovane pistoiese che ha aggredito un venditore di fiori
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Alcuni degli oggetti sequestrati a casa del giovane pistoiese che ha aggredito un venditore di fiori

Dicono che quando i carabinieri sono andati a prenderlo sia rimasto impassibile, mentre i genitori si sono disperati: forse non avevano realizzato la gravità delle accuse rivolte al figlio

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PRATO. Dicono che quando i carabinieri sono andati a prenderlo sia rimasto impassibile, mentre i genitori si sono disperati: forse non avevano realizzato la gravità delle accuse rivolte al figlio.
Da ieri mattina il ventunenne pistoiese denunciato insieme a tre amici per aver picchiato un venditore di fiori bengalese nella notte tra il 17 e il 18 ottobre è chiuso in una cella del carcere della Dogaia.
I carabinieri del Nucleo radiomobile gli hanno notificato un'ordinanza di custodia chiesta dal sostituto procuratore Eligio Paolini e firmata dal giudice per le indagini preliminari Anna Liguori. L'accusa è lesioni personali aggravate dall'odio razziale. Questo spiega la severità della misura: molto raramente si finisce in carcere per aver picchiato una persona.
Nel caso del giovane skinhead pistoiese, di cui non è stato diffuso il nome, ha pesato il rischio di reiterazione del reato, anche perché G.G., un ragazzo in cerca di occupazione, è recidivo: l'anno scorso ha picchiato a sangue davanti alla stazione un cinquantenne marocchino che ha rischiato di rimetterci un occhio, e anche in quel caso alla base dell'aggressione sembra ci fosse l'odio per il diverso.
La perquisizione compiuta dai carabinieri nell'abitazione del giovane pistoiese ha confermato quanto già si sapeva sul suo conto. Accanto a un coltello artigianale (chissà perché non ha pensato di disfarsene dopo la denuncia) è spuntata una biografia di Mussolini, pubblicazioni sulla "Destra estrema e criminale", un dvd celebrativo di Hitler e l'immancabile foto del Duce con la didascalia "Boia chi molla". Paccottiglia da nostalgici che può spiegare l'odio manifestato contro un innocuo venditore di rose, preso a calci e pugni davanti al pub Loch Ness di via Santo Stefano.
Mentre i carabinieri perquisivano la casa di Pistoia e sequestravano il materiale, i loro colleghi sono andati a dare un'occhiata nelle case degli altri tre giovani coinvolti nell'episodio, una pistoiese di 22 anni, un fiorentino di 18 e un genovese di 21. Sembra che sia stato sequestrato altro materiale dello stesso tipo di quello trovato a casa del ventunenne. Quest'ultimo è stato l'unico a finire in carcere perché considerato il capo del gruppetto e anche perché vanta qualche precedente: oltre all'aggressione al marocchino, una resistenza a pubblico ufficiale a Firenze, una rissa per motivi passionali a Prato e un decreto penale di condanna a Pistoia.
Ieri pomeriggio l'avvocato difensore ha incontrato il giovane pistoiese in carcere. Ancora non è stato fissato l'interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari.

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