Il Tirreno

Prato

Amianto fuorilegge

L'amianto dimenticato

Barbara Burzi
Un tetto coperto d’amianto
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Un tetto coperto d’amianto

Sono passati diciassette anni da quando l'amianto è stato definitivamente bandito in Italia (la legge che lo vieta risale al 1992), eppure la città vive ancora sotto sei milioni di metri quadrati di questo materiale considerato altamente nocivo per la salute

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PRATO. Sono passati diciassette anni da quando l'amianto è stato definitivamente bandito in Italia (la legge che lo vieta risale al 1992), eppure la città vive ancora sotto sei milioni di metri quadrati di questo materiale considerato altamente nocivo per la salute.
Spesso l'amianto si presenta sotto forma di eternit, con cui è ricoperta la gran parte dei tetti dei capannoni industriali. Una distesa di lastre grigie ampia quanto mille campi da calcio, che adesso potrebbe diventare un'opportunità grazie a un progetto di distretto a cui sta lavorando la Provincia per sostituire quelle coperture con impianti fotovoltaici.
La mappatura non arriva. Nessuno sa con esattezza quanto amianto ci sia in giro, dal momento che con questa sostanza si sono costruite strutture, anche pubbliche, tettoie per abitazioni civili, rivestiti migliaia di magazzini, coibentate condutture, canne fumarie, generatori di vapore senza mai arrivare a una reale mappattura - se pur imposta per legge - da parte dei Comuni. Si tratta di un'operazione complessa perché richiede verifiche porta a porta. La realtà è che si vive ancora a contatto con l'amianto nonostante sia stata provata la sua relazione diretta con il mesotelioma, (il tumore della pleura, la membrana che riveste i polmoni) e con altre gravi malattie.
Fotovoltaico al posto dell'amianto. A fare una stima della quantità di coperture in amianto presente sul territorio ci ha provato l'assessorato all'Ambiente della Provincia basandosi su un censimento fatto nella zona industriale di Oste: «In quest'area si calcolano 600mila metri quadrati di tetti in amianto - spiega l'assessore Stefano Arrighini - Se li mettiamo in relazione con le altre aree industriali, il totale è di almeno dieci volte tanto. Quindi parlare di almeno sei milioni di metri quadri non è lontano dalla realtà; un terzo di questi potrebbe essere trasformato in tetti fotovoltaici».
Occhio alle vecchie costruzioni. A monte il nodo della questione sta nel capire quanto dell'amianto presente sul territorio pratese possa rappresentare un pericolo, visto che diventa nocivo solo se viene inalato. «Ciò si verifica per esempio quando una lastra di eternit si deteriora disperdendo nell'aria le sue fibre d'amianto altamente cancerogene - spiega Franco Ventura, direttore dell'unità di Medicina legale della Asl - La quantità di amianto friabile, ovvero quello che si sbriciola al tatto (e quindi ad alto contenuto di rischio), potrebbe essere immensa visto che dagli anni Cinquanta ne è stato fatto per oltre 40 anni un uso massiccio, specialmente in edilizia».
Smaltite 800 tonnellate. Poiché non esiste una legge che obbliga alla rimozione, spetta all'Asl stabilire dove intervenire con eventuali bonifiche. «In tutto il 2009 - spiega Alfredo Zallocco, direttore del settore Prevenzione dell'Asl - prevediamo 270 interventi di smaltimento che corrispondono alla rimozione di circa 800 tonnellate di amianto - Di questi soltanto il 3% è presente in abitazioni, e nonostante che la maggior parte delle segnalazioni arrivi da privati, si tratta quasi sempre di piccoli quantitativi che incidono poco sul totale».
E' l'ora di bonificare. Chi si imbatte in una parete ricoperta di amianto o si accorge di aver una tettoia in eternit rovinata deve segnalarlo immediatamente alla Asl. «Non c'è un limite oltre il quale sia opportuno rimuoverlo - sottolinea Ventura - perché sullo stato di conservazione oltre al tempo incidono molto anche i fattori climatici a cui è stato esposto. L'incendio è il fenomeno più pericoloso perché porta alla separazione delle fibre d'amianto, ma il mio consiglio è quello di tenerlo sempre sotto controllo». Per rimuovere grossi quantitativi di amianto bisogna rivolgersi a ditte specializzate, che devono prima presentare alla Asl un piano di bonifica. Per i piccoli quantitativi (sotto i mille chili) i cittadini possono fare da sé rivolgendosi all'Asm che fornirà l'attrezzatura necessaria ad agire in sicurezza (tuta, mascherina, guanti, teli di plastica..) e si occuperà del ritiro presso l'abitazione.
Rischi per ex cenciaioli e muratori. La reale pericolosità dell'amianto è stata dimostrata solo di recente, negli anni Sessanta veniva addirittura spruzzato nelle pareti come coibente non sapendo che basta respirare una sola fibra per far sì che penetri direttamente nei polmoni e compiere un disastro. «I suoi tempi di latenza - conclude Zallocco - sono molto lunghi: chi si ammala oggi ha inalato amianto dieci anni fa». I casi più ricorrenti sono perlopiù alcune categorie di lavoratori tra cui i cenciaioli di Prato (nei sacchi di stracci c'erano spesso tracce d'amianto). «Le richieste di pensione per l'esposizione all'amianto pervenute all'Inail nell'ultimo anno - dichiara la direttrice Sabrina Tartaglia - sono in tutto una quindicina e riguardano per la maggior parte ex lavoratori delle ferrovie. Per le malattie professionali collegate all'amianto i casi riconosciuti sono prevalentemente attinenti a cernitori di stracci per attività svolte negli anni Settanta e Ottanta, qualche caso nell'edilizia. Attualmente sono in corso di esame otto domande».

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