Il Tirreno

Prato

Il rischio

«L'ex cava rischia di franare»

Martina Altigeri
La casa sotto all’ex cava di Macia A destra le rocce
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La casa sotto all’ex cava di Macia A destra le rocce

La terra in molti punti è già crepata e priva di qualsiasi struttura di contenimento, c'è solo da sperare che l'acqua piovana non si accanisca troppo in quella zona innescando, anche nel nostro territorio, il rischio di gravi smottamenti

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PRATO. La terra in molti punti è già crepata e priva di qualsiasi struttura di contenimento, c'è solo da sperare che l'acqua piovana non si accanisca troppo in quella zona innescando, anche nel nostro territorio, il rischio di gravi smottamenti simili a quelli di Messina e di Sarno.
Siamo nella ex cava di Macia, al confine tra i comuni di Prato e Calenzano. Questa è l'area che sarà interessata dal progetto di ripristino ambientale, così come approvato dall'amministrazione comunale pratese. Bella l'idea di restituire a bosco un versante della Calvana, ma ad oggi la situazione è a dir poco preoccupante: l'area bassa della cava è stata privata di strutture resistenti, di pietre originarie capaci di rafforzare e contenere il terreno, e per molto tempo, dalla sua chiusura 27 anni fa, la zona è stata solo oggetto di deposito di materiale vario e di rifiuti.
Le ruspe dell'impresa appaltatrice Prato Scavi hanno lavorato tutta l'estate distruggendo le grandi pietre e lasciando in molti tratti solo terra. E' da questo terreno mosso che, subito allo sguardo, saltano fuori pezzi di stracci, tubi rotti, scarti di fonderia. Non è difficile capire che siamo di fronte a una discarica.
Antonio Leo, costruttore e residente all'interno dell'area di Macia, denuncia questi primi interventi: «Per anni qui sono stati gettati solo materiali inerti, stracci acidi e tanto altro, e prima di intervenire e coprire vanno fatti dei saggi per capire la composizione del terreno. Prima si deve pulire la zona e solo dopo si può iniziare a scaricare il materiale». I lavori della scorsa estate invece hanno portato alla demolizione dei grandi blocchi lapidei che si trovavano nella parte bassa della cava, riversando la roccia nei piani soprastanti. Ma dove il materiale non è originale e non frenato dalla vegetazione, si intravedono già piccole frane. Nella parte inferiore di Macia è stato sistemato un bordo di confine inclinato e fatto di sola terra. A poche centinaia di metri, più in basso, abitano due famiglie e già con questi primi lavori le loro case vibravano. Non è insensato anche temere che si possano creare delle falde che indeboliscono ulteriormente il terreno mettendo a rischio i vicini residenti.
«Qualsiasi peso non compatto che venga depositato nella cava non può resistere, la Calvana stessa ha una struttura tutta forata e piena di grotte - ribadisce il costruttore - Lavoro tutti i giorni con questi materiali e se qui non si procede prima a una bonifica e poi a un'opera di sistemazione con rafforzamento dei piani, la situazione diventerà grave e pericolosa».
La soluzione per mettere in sicurezza l'ex cava prima del deposito di materiale di scavo proveniente, come prevede il progetto, dai lavori pubblici per la costruzione della linea 2 e 3 della tramvia di Firenze, potrebbe essere quella di inserire pali, tiranti e blocchi di cemento armato nel terreno per renderlo più resistente e saldo. Ma pali e tiranti hanno un costo molto elevato e qui, già ora, non sembra si voglia procedere con questo tipo di intervento. Il figlio del costruttore, Carlo, è geometra e anche per lui la situazione va tenuta sott'occhio: «Prima dei lavori dell'estate, nella parte bassa della cava si vedevano bei costoni di pietra resistenti, ma poi sono stati demoliti e spostati in alto. Che senso ha distruggere le barriere naturali per inserirvi qualcosa di artificiale, come potrebbero essere i pilastri di cemento armato?».
Il dubbio diffuso è che dalla roccia scavata e rivenduta si possano fare lauti guadagni e la cava venga ricoperta di incerto materiale senza una precedente messa in sicurezza.
Dalla fine d'agosto le ruspe e i camion non sono più presenti nella zona. La situazione va chiarita sia con i residenti, che fino a pochi giorni fa erano all'oscuro del piano di intervento, sia con l'amministrazione comunale di Calenzano, competente sul 40 per cento della ex cava, che non ha mai autorizzato il via ai lavori.

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