Il Tirreno

Prato

Sanatoria

La sanatoria si tinge di giallo

Barbara Burzi
Idalia Venco della Caritas e una badante
◗
Idalia Venco della Caritas e una badante

Per l'assessore Silli il numero è alto «Sono lavori tradizionali di altre nazionalità Facile pensare che sotto ci sia qualche illecito»

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Quello che doveva essere un modo per regolarizzare le migliaia di colf e badanti si è rivelato un boomerang che attraverso le larghe maglie della santoria chiusa il 30 settembre scorso, ha permesso a tanti immigrati di emergere in barba al reato di clandestinità e al decreto flussi. Sono oltre 1.700 le richieste di regolarizzazione pervenute al Ministero dell'Interno dalla provincia di Prato, con in testa i cittadini cinesi che hanno presentato domanda in 467.
«La richiesta di sanatoria da parte di cinquecento cinesi fa pensare a qualche illecito - ha dichiarato l'assessore alle Politiche di immigrazione Giorgio Silli. Credo infatti che sia chiaro a tutti che in genere colf e badanti provengono dai paesi dell'Est o addirittura dalle Filippine».
«Era prevedibile - ha commentato Giovanni Daveti responsabile degli affari che riguardano la comunità cinese per la prefettura di Prato - mi aspettavo un numero ancora più alto. Con la massa di lavoratori clandestini che risultano a Prato, l'ultima stima data è intorno ai ventimila, potevano essere migliaia le domande presentate. Il fatto che molti cinesi che potevano approfittare di questa sanatoria per regolarizzare qualche lavoratore non dichiarino più di settemila - ottomila euro l'anno, gli si è ritorto contro. Non gli ha permesso di rientrare nei parametri di reddito stabiliti per fare richiesta di una colf o di una badante».
Complessivamente le richieste di regolarizzazione sono state 1.724, il numero più alto riguarda appunto i cittadini della Cina popolare (467 richieste) seguiti nell'ordine dal Pakistan (281), Georgia (173), Marcocco (167), Albania (116), Ucraina (67), Nigeria (69), Bangladesh (60), Senegal (49), Perù (43), Filippine (32), India (29), Cina repubblica nazionale (25), Brasile (17), Honduras (16), Moldavia (14) e Tunisia (12). Secondo l'assessore Silli dietro il gran numero di badanti cinesi e pakistani (uomini e donne che siano) si potrebbero celare molti immigrati impiegati in altri settori o disoccupati a caccia del permesso di soggiorno. Del resto con una sanatoria che dava l'opportunità al Governo di raccogliere un bel gruzzoletto alle spalle degli immigrati lasciando margini di raggiri, c'era da aspettarselo. «A questo punto si tratta di vedere chi sono i datori di lavoro, quale professione svolgono e da quale nazionalità provengono - ha aggiunto Idalia Venco, direttrice della Caritas diocesana - perchè anche se sono delle mosche bianche, alcune donne cinesi che lavorano regolarmente come badanti presso famiglie italiane ci sono. Non esiste più un cliché secondo cui i cinesi svolgono solo determinati mestieri». La procedura di analisi delle richieste partirà già dalla prossima settimana: «Il meccanismo messo in piedi dalla prefettura, che prevede l'apertura di un ufficio parallelo allo Sportello Unico adibito a svolgere i controlli - ha dichiarato Daveti -, permetterà di esaminare tutte le domande entro aprile». Non è automatico infatti che tutte verranno accolte «anche se - ha precisato - sulla base del versamento preventivo di 500 euro, si presume che la maggior parte delle richieste presenti i requisiti necessari per essere ammessa alla sanatoria».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa