Il Tirreno

Prato

Battaglia dei cittadini

L'Interporto divide le frazioni

Maria Lardara
Sopra e a sinistra, il passaggio bloccato e i tornelli per i pedoni
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Sopra e a sinistra, il passaggio bloccato e i tornelli per i pedoni

Nemmeno in bici si passa più «Costretti a un lungo giro per arrivare a banche uffici e scuole» La zona è ormai off limits

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PRATO. Per ottant'anni Bruno Grassi ha fatto su e giù a con la sua bicicletta tra Gonfienti e La Querce. Fiorenzo Manetti invece ha genitori e fratelli sepolti nel cimitero della frazione etrusca: in automobile, d'ora in poi il presidente del circolo delle Macine dovrà fare il giro delle sette chiese per lasciare un fiore sulla tomba dei cari.
Dal sottopasso della ferrovia sulle due ruote dalla zona dell'Interporto non si passa più. Solo a piedi. Due comunità isolate, tagliate fuori dal circuito di servizi strategici, come banche, uffici postali e scuole.
A sorpresa, martedì scorso l'ingresso in via di Gonfienti da piazzale degli Etruschi è stato transennato. Delimitato da dei tornelli che possono essere elusi solo dai pedoni.
E intanto incalza la protesta delle famiglie e dei cittadini contro l'Interporto, tanto da spingere la consigliera democratica della Circoscrizione Est, Giulia Ciampi, a formulare un'interrogazione al presidente Alessandro Ciardi nella quale si chiede «se la Circoscrizione abbia preso contatti con Interporto spa per risolvere il problema e che cosa intenda comunque fare».
Anche perché è stata proprio un'ordinanza comunale del 25 settembre a far scattare la chiusura dal 29 settembre.
«Almeno potevano avvertirci della novità», fa notare Fazio Pugi, un anziano che ieri mattina si trovava nei paraggi.
Alla passeggiata mattutina in bicicletta sembra averci rinunciato anche Vezio Fiesoli che è solito rifornirsi delle verdure dell'orto di Bruno Grassi. Il primo abita alle Macine, il secondo a Gonfienti. «E chi ha lo spirito per caricarla di peso e buttarla dall'altra parte? Non bastavano le telecamere: questo Interporto ormai è diventato peggio di un un'autostrada», scherza Vezio.
Anche gli automobilisti, infatti, hanno il loro bel rompicapo: non solo possono scordarsi di sfruttare il sottopasso di piazzale degli Etruschi per imboccare più velocemente la Perfetti-Ricasoli (adesso dovranno allungare da ponte Petrino percorrendo tutto viale De Gasperi), ma chi proviene da via dei Gonfienti dovrà fare i conti con una sbarra elettronica che si alza solo per gli addetti ai lavori.
Gli "estranei", invece, devono arrangiarsi. Hanno un'ora di tempo per sostare dentro l'area dell'Interporto.
«Il casello rilascia loro una tessera che devono poi obliterare alla dogana o al bar interno», spiega l'agente di guardia finanza che sorveglia il sito, per la verità ancora un po' disorientato dal nuovo meccanismo entrato in vigore meno di una settimana fa.
Ma soprattutto possono arrangiarsi le famiglie del paesino che legò il suo nome agli Etruschi.
Due signore che stanno da una vita al numero civico 8 di via di Gonfienti sono infuriate, reduci da una riunione con il presidente di circoscrizione. «Ci hanno risposto che l'Interporto non può al momento rilasciare permessi ai residenti. Il problema è che questa è una zona ztl: tanti automobilisti pratesi che lavorano a Capalle ci passano ora di fronte a casa e verso le 17 si accumula molto traffico. Per non parlare dell'impedimento dei tornelli per i disabili».
Ma perché non chiudere un occhio almeno per i residenti? «Pare che senza la recinzione completa dell'area l'Interporto non possa accreditarsi con le certificazioni di qualità. Eppure - fa notare l'ex consigliere circoscrizionale Luciano Nappini - l'ex presidente di Interporto, Antonio Napolitano, ci aveva promesso che non ci sarebbero stati disagi per i cittadini».

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