Finanza
PRATO
Tagli alla Caverni&Gramigni
Ilenia Reali
◗
Si mostrano le collezioni in fiera«Abbiamo investito in prodotti nuovi ma non è stato sufficiente. Così conserviamo il posto a chi resta»
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PRATO. Dopo la cassa integrazione nell' azienda del sindaco Roberto Cenni anche un altro membro della giunta fa i conti con l'esigenza di "tagliare" il personale. Con una nota il lanificio "Caverni&Gramigni" ha annunciato di «procedere a una riduzione di 5 dipendenti su 25». «Una scelta - si legge nel comunicato - fatta nella convinzione di poter così riequilibrare l'azienda e conservare il posto di lavoro ai 20 dipendenti rimanenti».
Alla base della decisione ci sarebbe il calo del fatturato dello storico lanificio.
«Da un paio di anni ci siamo trovati - spiega Roberto Caverni, assessore alle attività produttive e uno dei soci dell'azienda - a fare i conti con cali del fatturato del 30-35%. Avevamo già avviato un processo per recuperare quote di mercato investendo in nuovi prodotti come le stoffe stampate che in parte facciamo fare a Como. Questo ci ha aiutati, perché le collezioni sono andate bene, ma non è stato sufficiente. Siamo un'azienda che non ha oneri passivi: non abbiamo debiti con le banche e ci finanziamo con gli utili che negli anni non abbiamo distribuito a noi soci ma la voce dell'occupazione è troppo alta e, nonostante la nostra azienda sia solida e pronta a riprendere la ripresa quando ci sarà, siamo anche noi costretti a razionalizzare i costi».
Caverni annuncia già, in attesa dell'incontro con i sindacati, la propria disponibilità ad avviare un percorso di cassa integrazione straordinaria. Ma in una condizione del genere non valeva la pena aspettare? «Sono già tre anni che stringiamo i denti - spiega l'imprenditore - e che facciamo questo tipo di ragionamento: ci abbiamo provato in tutti i modi, la nostra azienda aperta da mio nonno non ha mai licenziato, ma dobbiamo prendere atto di quella che è una sconfitta anche per noi».
Caverni sottolinea la determinazione ad andare avanti. E alla domanda se, un amministratore, tagliando il personale non dà speranza, risponde: «Abbiamo tutte le carte in regola per continuare con il lanificio e la nostra volontà è provata anche dal fatto che mio figlio lavora da due anni in azienda. Togliere la speranza avrebbe significato chiudere».
Gli economisti continuano a dire che Prato ha bisogno di aziende più strutturate. Gli imprenditori pratesi invece snelliscono le loro imprese. Non trova che potrebbe essere una scelta miope? «Assolutamente. Si può fare solo così. Il mercato chiede tre cose: velocità nel rispondere all'esigenze di mercato, un prodotto di qualità ma di alto consumo per garantire produttività e innovazione».
C'è chi sceglie di produrre all'estero. Che ne pensa? «In estrema razio, prima di morire, si può provare ma chi compra i tessuti a Prato si aspetta determinati standard».
Alla base della decisione ci sarebbe il calo del fatturato dello storico lanificio.
«Da un paio di anni ci siamo trovati - spiega Roberto Caverni, assessore alle attività produttive e uno dei soci dell'azienda - a fare i conti con cali del fatturato del 30-35%. Avevamo già avviato un processo per recuperare quote di mercato investendo in nuovi prodotti come le stoffe stampate che in parte facciamo fare a Como. Questo ci ha aiutati, perché le collezioni sono andate bene, ma non è stato sufficiente. Siamo un'azienda che non ha oneri passivi: non abbiamo debiti con le banche e ci finanziamo con gli utili che negli anni non abbiamo distribuito a noi soci ma la voce dell'occupazione è troppo alta e, nonostante la nostra azienda sia solida e pronta a riprendere la ripresa quando ci sarà, siamo anche noi costretti a razionalizzare i costi».
Caverni annuncia già, in attesa dell'incontro con i sindacati, la propria disponibilità ad avviare un percorso di cassa integrazione straordinaria. Ma in una condizione del genere non valeva la pena aspettare? «Sono già tre anni che stringiamo i denti - spiega l'imprenditore - e che facciamo questo tipo di ragionamento: ci abbiamo provato in tutti i modi, la nostra azienda aperta da mio nonno non ha mai licenziato, ma dobbiamo prendere atto di quella che è una sconfitta anche per noi».
Caverni sottolinea la determinazione ad andare avanti. E alla domanda se, un amministratore, tagliando il personale non dà speranza, risponde: «Abbiamo tutte le carte in regola per continuare con il lanificio e la nostra volontà è provata anche dal fatto che mio figlio lavora da due anni in azienda. Togliere la speranza avrebbe significato chiudere».
Gli economisti continuano a dire che Prato ha bisogno di aziende più strutturate. Gli imprenditori pratesi invece snelliscono le loro imprese. Non trova che potrebbe essere una scelta miope? «Assolutamente. Si può fare solo così. Il mercato chiede tre cose: velocità nel rispondere all'esigenze di mercato, un prodotto di qualità ma di alto consumo per garantire produttività e innovazione».
C'è chi sceglie di produrre all'estero. Che ne pensa? «In estrema razio, prima di morire, si può provare ma chi compra i tessuti a Prato si aspetta determinati standard».
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