Il Tirreno

Prato

“allontanamenti chirurgici”

«Non diamo la caccia ai clandestini casa per casa»

Paolo Nencioni
«Non diamo la caccia ai clandestini casa per casa»

«Non vogliamo dare la caccia ai clandestini casa per casa». La precisazione, che è anche una promessa, arriva dal questore Domenico Savi dopo che nei giorni scorsi per due volte la polizia aveva denunciato stranieri clandestini dopo controlli in altrettante abitazioni

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PRATO. «Non vogliamo dare la caccia ai clandestini casa per casa». La precisazione, che è anche una promessa, arriva dal questore Domenico Savi dopo che nei giorni scorsi per due volte la polizia aveva denunciato stranieri clandestini dopo controlli in altrettante abitazioni.

«Questi controlli vengono fatti per verificare esposti presentati dalla cittadinanza - ha spiegato il questore - Vogliamo dare una risposta a coloro che segnalano problemi di convivenza, schiamazzi, frequentazioni poco chiare delle abitazioni, sospetti di prostituzione. Per questo andiamo a controllare e poi, se troviamo clandestini, siamo tenuti a denunciarli. Del resto in questa città l'unica cosa che non manca sono i clandestini in giro per le strade, non abbiamo bisogno di andarli a cercare nelle case».

Sulla scrivania del questore gli esposti si sono accumulati negli ultimi mesi e dall'inizio di settembre si è deciso di verificarli uno per uno. Già 17 interventi sono stati compiuti. In certi casi non è stato trovato nulla di irregolare, in altri si è proceduto.

Altro discorso va fatto per quelli che lo stesso questore Savi ha definito "allontanamenti chirurgici", una sorta di bonifica del territorio alla ricerca di quei clandestini che più di altri hanno creato e creano problemi. In Questura sono partiti da un dato di fatto: solo in pochi, pochissimi casi è possibile trovare un posto nei Centri di identificazione ed espulsione per arrivare all'effettivo allontanamento del clandestino. Dunque viene fatta una scrematura: per i soggetti più pericolosi si accetta di impiegare tre o quattro agenti per la scorta verso i Cie più lontani. E' il caso di un tunisino che è stato espulso ieri e portato a Bari dopo un ricovero forzato in ospedale.

Il questore Savi ha aggiunto anche qualcosa sui clandestini cinesi che spiega come sia difficile espellerli. Siccome i Cie sono sempre pieni, quando la Questura di Prato tenta di prenotare un posto e "propone" un cinese, di solito da Roma arriva un no. Un rifiuto che ha una sua logica, perché identificare un cinese è più difficile che identificare un marocchino e dunque l'orientale rischierebbe di occupare un posto per sei mesi, a scapito di altre potenziali espulsioni. «Sui Cie sapete come la penso - ha detto il questore Savi - Sono previsti dalla legge del 1998 e in Toscana ne serve uno».

Oggi in Prefettura è in programma una riunione con l'assessore Mondanelli nella quale si affronterà il problema dei clochard e dei questuanti, oltre che del fenomeno delle liti in famiglia (che da solo richiede un terzo degli interventi delle volanti). L'idea è di coinvolgere il volontariato nell'opera di prevenzione.

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