Sicurezza
IL CASO
Chi è licenziato non ritrova lavoroL'80% perde i sostegni al reddito
La crisi è più dura per ci perde i sostegni al reddito. Potrebbe sembrare una considerazione banale ma è un fenomeno che riguarda tantissimi lavoratori. Chi non trova un nuovo lavoro perde ogni sostegno al reddito e non potendo contare più sugli sgravi fiscali per le imprese che assumono diventa ancora più improbabile trovare un’occupazione
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PRATO. Ogni mese escono dalle liste di mobilità 100 lavoratori. E di questi solo il 20 per cento lo fa perché ha trovato un lavoro a tempo indeterminato. Il restante 80 per cento perde ogni sostegno al reddito e, per questi, che non possono contare più sugli sgravi fiscali per le imprese che li assumono diventa ancora più improbabile trovare un’occupazione.
Trovare un lavoro “vero” a Prato è sempre più difficile e il mercato del lavoro sembra ormai ingessato. Un dato confermato da un’altra percentuale: quella delle aziende che licenziano o chiudono. Negli ultimi tre anni e mezzo sono i due terzi delle aziende tessili pratesi con più di 15 dipendenti ad aver ricorso a pesanti ristrutturazioni. E ci sono tutte le premesse perché entro la fine dell’anno diventino l’80 per cento di quelle ancora aperte. I dati messi insieme dalla Filtea Cgil - e che saranno allegati al dossier che la Provincia porterà a Roma domani mattina - sono ancora peggiori di ogni previsione.
«Ormai è chiaro - commenta il segretario del sindacato dei tessili della Cgil Massimiliano Brezzo - che la nostra situazione occupazionale è tragica e che per una parte sempre crescente di disoccupati gli strumenti di ammortizzazione sociale sono ormai esauriti: sono un totale di 698 nei primi otto mese del 2009, oltre tre persone al giorno. A cui si aggiunge il dramma di tanti artigiani e lavoratori autonomi che sono in condizioni simili e la cui situazione è ancora più difficile da fotografare. Il Governo pensa a una crisi arrivata nel 2008, e pensa di affrontarla con la cassa integrazione, ma a Prato è una situazione diversa: la crisi c’è dal 2003 e abbiamo già utilizzato tutti gli strumenti possibili senza che questo abbia limitato i licenziamenti».
Negli ultimi tre anni e mezzo sono stati firmati 160 accordi di mobilità o cassa integrazione straordinaria di cui 98 negli ultimi venti mesi.
E si sta parlando solo delle aziende più strutturate. «Oggi abbiamo 8.000 disoccupati - continua Brezzo - di cui solo 1.000 con l’indennità di mobilità e tra i 5 e i 6.000 senza indennità con l’80% di questi che non ha la possibilità di ricollocarsi».
Dalla Filtea Cgil parte un grido di allarme: «E’ chiaro che tutto ciò ha prodotto un forte impoverimento della nostra area che rischia di farci entrare in una spirale da cui sarebbe difficile uscire». Tra le ipotesi proposte del sindacato l’apertura di un tavolo col ministero del Welfare per parlare di ammortizzatori sociali e che dovrebbe lavorare accanto a quello dello Sviluppo economico.
«Una volta entrati tra le aree di crisi dopo sette anni di agonia - conclude il segretario della Filtea Cgil - perché non allungarci la permanenza nelle liste di mobilità e la relativa indennità come per il Mezzogiorno? Perché non prolungare l’indennità di disoccupazione che per la maggior parte dei licenziati è di appena otto mesi? Che il Governo dimostri che quando dice che nessuno sarà lasciato solo dice la verità. Perché per ora, almeno a Prato, non è così».
Trovare un lavoro “vero” a Prato è sempre più difficile e il mercato del lavoro sembra ormai ingessato. Un dato confermato da un’altra percentuale: quella delle aziende che licenziano o chiudono. Negli ultimi tre anni e mezzo sono i due terzi delle aziende tessili pratesi con più di 15 dipendenti ad aver ricorso a pesanti ristrutturazioni. E ci sono tutte le premesse perché entro la fine dell’anno diventino l’80 per cento di quelle ancora aperte. I dati messi insieme dalla Filtea Cgil - e che saranno allegati al dossier che la Provincia porterà a Roma domani mattina - sono ancora peggiori di ogni previsione.
«Ormai è chiaro - commenta il segretario del sindacato dei tessili della Cgil Massimiliano Brezzo - che la nostra situazione occupazionale è tragica e che per una parte sempre crescente di disoccupati gli strumenti di ammortizzazione sociale sono ormai esauriti: sono un totale di 698 nei primi otto mese del 2009, oltre tre persone al giorno. A cui si aggiunge il dramma di tanti artigiani e lavoratori autonomi che sono in condizioni simili e la cui situazione è ancora più difficile da fotografare. Il Governo pensa a una crisi arrivata nel 2008, e pensa di affrontarla con la cassa integrazione, ma a Prato è una situazione diversa: la crisi c’è dal 2003 e abbiamo già utilizzato tutti gli strumenti possibili senza che questo abbia limitato i licenziamenti».
Negli ultimi tre anni e mezzo sono stati firmati 160 accordi di mobilità o cassa integrazione straordinaria di cui 98 negli ultimi venti mesi.
E si sta parlando solo delle aziende più strutturate. «Oggi abbiamo 8.000 disoccupati - continua Brezzo - di cui solo 1.000 con l’indennità di mobilità e tra i 5 e i 6.000 senza indennità con l’80% di questi che non ha la possibilità di ricollocarsi».
Dalla Filtea Cgil parte un grido di allarme: «E’ chiaro che tutto ciò ha prodotto un forte impoverimento della nostra area che rischia di farci entrare in una spirale da cui sarebbe difficile uscire». Tra le ipotesi proposte del sindacato l’apertura di un tavolo col ministero del Welfare per parlare di ammortizzatori sociali e che dovrebbe lavorare accanto a quello dello Sviluppo economico.
«Una volta entrati tra le aree di crisi dopo sette anni di agonia - conclude il segretario della Filtea Cgil - perché non allungarci la permanenza nelle liste di mobilità e la relativa indennità come per il Mezzogiorno? Perché non prolungare l’indennità di disoccupazione che per la maggior parte dei licenziati è di appena otto mesi? Che il Governo dimostri che quando dice che nessuno sarà lasciato solo dice la verità. Perché per ora, almeno a Prato, non è così».
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