Sicurezza
I NUMERI
Perso il 50% dei posti di lavoro
◗
Un’azienda tessilePrato sta diventando una città di disoccupati. O comunque di persone che vivono in cassa integrazione o mobilità. La produzione è calata negli ultimi anni a ritmi elevatissimi. Idem per valore aggiunto, esportazioni, fatturato e prezzi medi dei prodotti
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PRATO. Prato sta diventando una città di disoccupati. O comunque di persone che vivono in cassa integrazione o mobilità. La produzione è calata negli ultimi anni a ritmi elevatissimi. Idem per valore aggiunto, esportazioni, fatturato e prezzi medi dei prodotti. Più che un libro bianco sembra un libro nero quello che giovedì sarà portato a Roma al Ministero per avviare l'iter per l'ingresso del distretto nelle aree di crisi.
Prato è in crisi e ve lo dimostriamo: la raccolta di dati realizzata dai centri studi di enti e associazioni pratesi - che per la prima volta hanno unito gli sforzi per fare un affresco della situazione cittadina.
Dati nuovi, depurati dai risultati delle imprese cinesi.
L'OCCUPAZIONE Tra il 2002 e il 2007 le aziende tessili artigiane con dipendenti si erano già ridotte del 32% passando da 1.125 a 834 e quelle industriali del 21%, da 1374 a 1079. Nello stesso periodo il numero dei dipendenti si era ridotto da 19.636 a 13.397 nelle aziende industriali e da 4.736 a 3.086 in quelle artigiane. In totale si è passati da 24.399 addetti a 16.483. Nel 2008 il numero dei disoccupati è aumentato del 30% rispetto all'anno precedente passando da 6.000 a 8.000. Gli ultimi dati Inps, relativi al 31 marzo di quest'anno, parlano di 14.329 dipendenti. I prossimi mesi saranno contrassegnati da una crescita imponente di disoccupati: nel corso dell'anno hanno avuto un problema occupazionale 11.570 cittadini (2.770 in cassa integrazione ordinaria, 5.000 in straordinaria, 3.800 in mobilità). Se si aggiungono i 4.000 disoccupati sono senza lavoro 15.000 persone, il 15% della popolazione attiva della città. Ogni giorno hanno visto scadere gli ammortizzatori sociali tre persone al giorno. Prato in sei anni ha perso il 40% della propria occupazione tessile, a fine 2009 si avvia sotto il 50%.
IL VALORE AGGIUNTO Prato occupava la quattordicesima posizione su 107 province nel 2001 per valore aggiunto per abitante (l'incremento di valore della produzione). In sei anni ha perso 24 posizioni ed è l'unica città italiana dove è diminuito. Prendendo in esame le città delle città tessili di Confindustria si è passati dalla sesta alla tredicesima. E se si va a guardare solo il valore prodotto dall'industria pratese emerge che è il peggiore a livello nazionale, 107esima posizione su 107.
LE ESPORTAZIONI L'export tessile è cresciuto fino al 2001. Dal 2002 è cominciata la fase discendente: in sei anni si è perso il 6,5% medio all'anno. I prezzi delle esportazioni sono inoltre caduti. Valori in picchiata anche per il fatturato. Le sofferenze bancarie sono aumentate tra il 2007 e il 2008 del 180,2%.
I CINESI I centri studi di Prato hanno tolto i dati dei risultati della comunità cinese ma qualche pagina della relazione è riservata anche ai colleghi. La 30 giugno di quest'anno risultavano attive 4.167 aziende a cinduzione cinese di cui 2.985 nell'abbigliamento. Le esportazioni dei prodotti sono 259 milioni di eruo, uguali a quelle del 2001: invariate nonostante 2.500 aziende in più. Un dato assolutamente improbabile se non si parte dal presupposto che molto viene prodotto a nero. Secondo i dati della Banca d'Italia nel 2007 i trasferimenti di denaro in Cina è stato per un importo di 431 milioni di euro. Da Prato sono transitate il 25% delle rimesse verso la Cina con un incremento di 8 volte rispetto ai valori del 2006 con incrementi crescenti a partire dal 2004.
I.R.
Prato è in crisi e ve lo dimostriamo: la raccolta di dati realizzata dai centri studi di enti e associazioni pratesi - che per la prima volta hanno unito gli sforzi per fare un affresco della situazione cittadina.
Dati nuovi, depurati dai risultati delle imprese cinesi.
L'OCCUPAZIONE Tra il 2002 e il 2007 le aziende tessili artigiane con dipendenti si erano già ridotte del 32% passando da 1.125 a 834 e quelle industriali del 21%, da 1374 a 1079. Nello stesso periodo il numero dei dipendenti si era ridotto da 19.636 a 13.397 nelle aziende industriali e da 4.736 a 3.086 in quelle artigiane. In totale si è passati da 24.399 addetti a 16.483. Nel 2008 il numero dei disoccupati è aumentato del 30% rispetto all'anno precedente passando da 6.000 a 8.000. Gli ultimi dati Inps, relativi al 31 marzo di quest'anno, parlano di 14.329 dipendenti. I prossimi mesi saranno contrassegnati da una crescita imponente di disoccupati: nel corso dell'anno hanno avuto un problema occupazionale 11.570 cittadini (2.770 in cassa integrazione ordinaria, 5.000 in straordinaria, 3.800 in mobilità). Se si aggiungono i 4.000 disoccupati sono senza lavoro 15.000 persone, il 15% della popolazione attiva della città. Ogni giorno hanno visto scadere gli ammortizzatori sociali tre persone al giorno. Prato in sei anni ha perso il 40% della propria occupazione tessile, a fine 2009 si avvia sotto il 50%.
IL VALORE AGGIUNTO Prato occupava la quattordicesima posizione su 107 province nel 2001 per valore aggiunto per abitante (l'incremento di valore della produzione). In sei anni ha perso 24 posizioni ed è l'unica città italiana dove è diminuito. Prendendo in esame le città delle città tessili di Confindustria si è passati dalla sesta alla tredicesima. E se si va a guardare solo il valore prodotto dall'industria pratese emerge che è il peggiore a livello nazionale, 107esima posizione su 107.
LE ESPORTAZIONI L'export tessile è cresciuto fino al 2001. Dal 2002 è cominciata la fase discendente: in sei anni si è perso il 6,5% medio all'anno. I prezzi delle esportazioni sono inoltre caduti. Valori in picchiata anche per il fatturato. Le sofferenze bancarie sono aumentate tra il 2007 e il 2008 del 180,2%.
I CINESI I centri studi di Prato hanno tolto i dati dei risultati della comunità cinese ma qualche pagina della relazione è riservata anche ai colleghi. La 30 giugno di quest'anno risultavano attive 4.167 aziende a cinduzione cinese di cui 2.985 nell'abbigliamento. Le esportazioni dei prodotti sono 259 milioni di eruo, uguali a quelle del 2001: invariate nonostante 2.500 aziende in più. Un dato assolutamente improbabile se non si parte dal presupposto che molto viene prodotto a nero. Secondo i dati della Banca d'Italia nel 2007 i trasferimenti di denaro in Cina è stato per un importo di 431 milioni di euro. Da Prato sono transitate il 25% delle rimesse verso la Cina con un incremento di 8 volte rispetto ai valori del 2006 con incrementi crescenti a partire dal 2004.
I.R.
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