Il Tirreno

Prato

I DIRITTI DEI LAVORATORI

Scatti di carriera anche in maternità

«Una vittoria storica», la definiscono i sindacati. Il giudice della Corte d’Appello di Firenze ha condannato la Cassa di risparmio di Prato a corrispondere a 12 dipendenti donne l’equivalente economico degli scatti non riconosciuti

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PRATO. «Una vittoria storica», così i sindacati Falcri e Fiba Cisl definiscono la sentenza della Corte d'Appello di Firenze che il 22 settembre scorso ha condannato Cariprato a corrispondere a dodici dipendenti donne l'equivalente economico degli scatti fino ad oggi non riconosciuti. Al centro della questione gli avanzamenti automatici di carriera.

Scatti che le le dipendenti, che avevano usufruito dell'aspettativa facoltativa post-partum, si sono visti riconoscere con tempi sfalsati rispetto ai colleghi maschi. Chi infatti restava a casa per accudire i propri figli, oltre alla maternità obbligatoria, si ritrovava discriminata rispetto ai colleghi uomini che potevano contare sul normale avanzamento di carriera.
E questo nonostante vi sia una legge che stabilisce che l'assenza facoltativa sia conteggiata come presenza al lavoro ai fini dell'anzianità. Una disparità di trattamento, peraltro prevista dal contratto di lavoro dei bancari, che crea un doppio binario tra uomini e donne.

Una prima sentenza in favore delle dipendenti di Cariprato, pronunciata dalla sezione lavoro del tribunale di Prato il 10 ottobre 2007, accolse le tesi degli avvocati Fabio Rusconi e Vittorio Bologni e dell'avvocato Marina Capponi, in qualità di consigliera regionale di parità della Toscana a cui i sindacati si erano rivolti, che ha promosso un'azione collettiva che ha coinvolto 73 dipendenti. Cariprato fece ricorso contro la sentenza.

Passati due anni la sezione lavoro della Corte di appello di Firenze ha respinto il ricorso presentato dall'azienda. In riforma della sentenza del tribunale di Prato sono stati accolti anche gli appelli relativi alle differenze economiche dovute.
«E' un riconoscimento importante - sottolinea Pietro Borella della Falcri - perché non solo è stato riconosciuto il diritto all'inquadramento tenendo conto del periodo di aspettativa preso per la maternità, ma anche della parte economica». Cifre non elevate, da 395 a 2.500 euro, ma significative per chi in tutti questi anni ha sentito lesi i propri diritti.

La Fiba Cisl si augura che «questa causa pilota possa stimolare tutte le banche italiane che, su interpretazione dell'Abi, continuano a non computare i periodi di congedo parentale ai fini degli automatismi, a rimuovere i comportamenti discriminatori».

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