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Prato

PRATO

Anziano grave per l'influenza A

Paolo Nencioni
Sopra il primario Adriano Paladini
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Sopra il primario Adriano Paladini

Il virus dell'influenza A è tra noi. Non da ieri, certo, perché negli ultimi due mesi all'ospedale di Prato sono stati censiti già 15 casi, ma da giovedì sera c'è un caso grave: un uomo di 85 anni ricoverato nel reparto di Malattie infettive che sta lottando tra la vita e la morte. La prognosi è riservata e solo nei prossimi giorni i medici saranno in grado dare qualche speranza in più ai familiari.

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PRATO. Il virus dell'influenza A è tra noi. Non da ieri, certo, perché negli ultimi due mesi all'ospedale di Prato sono stati censiti già 15 casi, ma da giovedì sera c'è un caso grave: un uomo di 85 anni ricoverato nel reparto di Malattie infettive che sta lottando tra la vita e la morte. La prognosi è riservata e solo nei prossimi giorni i medici saranno in grado dare qualche speranza in più ai familiari.

Come già accaduto in altre parti del paese, anche in questo caso si tratta di una somma di cause, dove non è chiaro quanta parte abbia il virus della nuova influenza e quanta i precedenti malanni del paziente.
«Bisogna sottolineare - ha spiegato Adriano Paladini, direttore del reparto di Malattie infettive - che l'uomo era già affetto da cardiopatia ischemica e da fibrosi polmonare e si tratta quindi di un caso particolare. Un caso impegnativo e grave - aggiunge Paladini - anche per l'età del paziente».
Attualmente la respirazione del paziente è aiutata dalle macchine e il decorso della malattia non è prevedibile.

Potrebbe essere il primo di una serie di casi gravi in città, se la pandemia certificata dall'Organizzazione mondiale della sanità avrà gli sviluppi che qualcuno teme. Il dottor Paladini si iscrive invece nel partito degli ottimisti. «Forse finirà come la Sars e altre malattie che qui da noi hanno fatto più paura che danni - auspica il primario - Comunque al momento non siamo in grado di prevedere quanti pratesi si ammaleranno di questa nuova forma di influenza».
Anche sul tasso di mortalità c'è un balletto di cifre che non aiutano a capire. «Questo tasso non è facile prevederlo - ragiona Paladini - Il fatto è che i casi notificati sono meno di quelli reali perché quelli leggeri magari non arrivano nemmeno dal medico. Dunque se calcoliamo che attualmente si parla di una mortalità del 2 per mille, allargando la base dei casi veri si scende al 4 per diecimila, come è stato ipotizzato».

Per fare un raffronto, l'influenza "normale" se così vogliamo chiamarla in opposizione a quella che all'inizio è stata definita "suina" e poi del ceppo H1N1, ha una mortalità tra l'1 e il 3 per mille. Ma anche in questo caso è una stima per eccesso, visto che in molti casi non si chiama il medico per due linee di febbre.

«E poi, figuriamoci - osserva il dottor Paladini - A distanza di tanti anni non sappiamo ancora quanti furono i morti della Spagnola, se 20 o 50 milioni. Solo tra un paio di mesi, quando ci sarà un numero sufficiente di casi, si potrà capire quanto è pericolosa questa malattia».
Intanto, come si dice, meglio aver paura che buscarne. E dunque i familiari e le persone a più stretto contatto con l'anziano paziente ricoverato sono stati avvertiti e visitati per precauzione.
Secondo i medici da alcuni giorni l'uomo aveva tosse, raffreddore e febbre non alleviata dai comuni antibiotici. Il quadro clinico è peggiorato e a seguito di un'insufficienza respiratoria l'uomo è stato portato in ospedale. Il tampone rino-faringeo ha riscontrato la presenza del virus H1N1. Altri due pazienti erano già stati ricoverati a Prato, ma sono stati dimessi senza problemi.

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