Il Tirreno

Prato

identificazione dello straniero

Continua la caccia al clandestino casa per casa

Clandestini caricati sul cellulare della polizia dopo uno dei tanti controlli
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Clandestini caricati sul cellulare della polizia dopo uno dei tanti controlli

Non era stata un'iniziativa isolata quella di qualche giorno fa, quando i poliziotti era andati a cercare i clandestini cinesi casa per casa. Lo scorso 9 settembre erano stati gli uomini della squadra mobile a suonare al campanello di un appartamento

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PRATO. Non era stata un'iniziativa isolata quella di qualche giorno fa, quando i poliziotti era andati a cercare i clandestini cinesi casa per casa. Lo scorso 9 settembre erano stati gli uomini della squadra mobile a suonare al campanello di un appartamento all'angolo tra via Marini e via Strozzi, trovandovi quattro cinesi clandestini su un totale di nove occupanti.

Mercoledì mattina, poco dopo le 7, è toccato a una pattuglia mista esercito-polizia andare a bussare a una porta al 111 di via Borgioli, dove sono stati trovati due cinesi clandestini di 49 e 60 anni: anche loro sono stati denunciati ai sensi della nuova legge 94 (il cosiddetto Pacchetto sicurezza) com'era già accaduto ai quattro di via Strozzi. Tra qualche tempo compariranno davanti al giudice di pace per essere condannati a un'ammenda da 5.000 a 10.000 euro, a patto che nel frattempo non abbiano già fatto perdere le loro tracce, com'è più che probabile.

La nuova strategia inagurata dalla Questura per contrastare il fenomeno dell'immigrazione clandestina solleva qualche dubbio di carattere giuridico. In base alla legge italiana, infatti, non si può accedere a un domicilio privato senza un decreto del gip o in presenza di urgenti motivi legati a un reato in corso (per esempio un omicida che si sia barricato dentro una casa). Lo stesso articolo 14 della Costituzione afferma che il domicilio è inviolabile.

In realtà nessuno butta giù le porte. Sembra che gli agenti bussino o suonino il campanello, poi si qualificano e se gli occupanti della casa non hanno niente in contrario, entrano. Quando poi gli occupanti vengono identificati e trovati senza permesso di soggiorno scatta la denuncia, che non è formalmente viziata. Tutto ruota intorno al fatto che molti stranieri non hanno idea che si possa negare l'ingresso a un uomo in divisa (anche se durante i controlli ai capannoni cinesi, titolari e operai non esitano a barricarsi dentro facendo finta che non ci sia nessuno).

«Mi pare una situazione border line - commenta il procuratore capo Piero Tony - Se nessuno contesta l'accesso delle forze dell'ordine, il controllo può essere fatto legittimamente. Certo, se lo straniero, clandestino o regolare che sia, si oppone, esercita un diritto costituzionale. Finora però non mi risulta che qualcuno lo abbia fatto».

Intanto, sempre a proposito di clandestini, la Funzione pubblica Cgil calcola che in un mese siano già 55 le denunce per il nuovo reato e che ogni processo costerà in media alla collettività tra i 2.000 e i 3.000 euro. E provocatoriamente propone di "condannare" il clandestino al permesso di soggiorno. Così gli potranno pignorare il quinto dello stipendio e pagherà in 10 anni le spese di giustizia.
P.N.

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