Il Tirreno

Prato

POLEMICHE SULLA DELOCALIZZAZIONE

«Non porterò la Sasch in Cina»

Cenni
◗
Cenni

«Sfido chiunque a dimostrare che ho delocalizzato e che sto trasferendo la Sasch in Cina - taglia corto il sindaco e patron della Sasch Roberto Cenni in risposta alle polemiche innescate da Pieraldo Ciucchi, capogruppo del Partito socialista in Consiglio regionale - Spiegherò le scelte aziendali ai sindacati, domani mattina

2 MINUTI DI LETTURA





PRATO. «Sfido chiunque a dimostrare che ho delocalizzato e che sto trasferendo la Sasch in Cina - taglia corto il sindaco e patron della Sasch Roberto Cenni in risposta alle polemiche innescate da Pieraldo Ciucchi, capogruppo del Partito socialista in Consiglio regionale - Spiegherò le scelte aziendali ai sindacati, domani mattina (oggi per chi legge, ndr), in un incontro che abbiamo chiesto noi. Che vengano gli attacchi e le critiche di chi dice o dirà che non so fare il sindaco. Non è però accettabile che venga strumentalizzata una situazione che coinvolge azienda, famiglie e lavoratori di grandi professionalità e qualità».

«Mi astengo dal polemizzare sulle scelte di politica aziendale o sul significato della parola delocalizzazione - gli risponde Massimo Carlesi, capogruppo del Pd in consiglio comunale - nella speranza che la Sasch continui a dare lavoro e a creare reddito per i pratesi. Una considerazione mi sorge però spontanea e riguarda le poche idee avanzate dal sindaco riguardo all'economia del distretto. Ha parlato di tessile e di cardato ma appare evidente, anche dalle scelte compiute nelle ultime ore da Sasch, che la maggior parte della produzione di tessile e abbigliamento avverrà in altri paesi. Mi chiedo, di conseguenza, perché non si parli d'innovazione, nanotecnologie, energie ed energia per le imprese e non ci si adoperi per ottenere finanziamenti, risorse, commesse, disponibilità in tal senso».

In soccorso di Cenni arriva invece l'onorevole Riccardo Mazzoni, coordinatore pratese del Pdl. «Non è assolutamente vero - dice Mazzoni - che la Sasch sta spostando tutta la produzione in Cina. L'azienda che fa capo al sindaco Cenni, infatti, ha sempre comprato il 30% dei capi già confezionati in Italia e il 70% su piattaforme estere, e non solo in Cina, ma anche, ad esempio, in Bangladesh, in Vietnam, in Cambogia, in India, in Turchia e in Romania. Questo senza mai penalizzare l'occupazione nei comparti che operano in Italia. E il rapporto non cambia e non cambierà, se non per una parte assolutamente residuale».

E' un «segnale di pessimismo e di debolezza», invece, secondo l'Italia dei valori, quello «che viene lanciato verso quegli industriali che stanno lottando con tutti i mezzi per salvare la propria azienda e non licenziare i propri dipendenti».

L'Idv chiede al sindaco Cenni «una maggiore responsabilità nelle sue scelte aziendali in questo momento di grande difficoltà in cui si sta trovando il distretto». «Insomma - aggiunge l'Idv - se è lo stesso sindaco a non credere nella ripresa e a non investire in città, chi dovrebbe farlo? No, non è questo il comportamento che dovrebbe tenere un sindaco che vuol bene alla propria gente».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa