Sicurezza
PRATO
La Sasch: "Non ce ne andiamo" Ma resta la cassa integrazione
Nove lavoratori della Sasch resteranno in cassa integrazione. La decisione arriva dopo un accordo con i sindacati. Intanto l'azienda corregge le dichiarazioni di questi giorni: "Non delocalizzeremo"
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Accordo fatto tra la Sasch, l'azienda d'abbigliamento del sindaco di Prato Roberto Cenni, e i sindacati. Questa mattina, lo stesso Cenni e Carlo Mencaroni, per la società, hanno incontrato i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil.
L'intesa raggiunta riguarda la cassa integrazione ordinaria guadagni (Cig) per nove dipendenti del reparto di modelleria dell'azienda, "al fine di fronteggiare un calo di lavoro oggettivo". Lo si apprende da una nota congiunta diffusa da azienda e sindacati che "si attiveranno per garantire a tutti i lavoratori l'accesso ai medesimi ammortizzatori sociali".
Nel comunicato, i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil riconoscono alla Sasch di avere intrapreso negli ultimi anni "una politica produttiva che le ha permesso di incrementare sia la produzione che l'organico".
Nella nota si sottolinea inoltre che l'azienda non ha "delocalizzato né intende farlo" perché "ha sempre acquistato i vari articoli di abbigliamento" da fornitori italiani e stranieri. Inoltre, "l'azienda ha dichiarato di avere allo studio un nuovo modello organizzativo finalizzato allo velocizzazione della filiera produttiva".
Da quanto si apprende da fonti aziendali, con l'eliminazione di alcuni passaggi produttivi intermedi all'interno del gruppo Sasch, che è presente a livello internazionale, sarà possibile portare in tempi strettissimi nel circuito di vendita un capo finito a partire dal modello. Verrebbero in pratica risparmiati oltre 30 giorni di tempo, sufficienti a tenere il passo con i maggiori concorrenti a livello globale.
L'intesa raggiunta riguarda la cassa integrazione ordinaria guadagni (Cig) per nove dipendenti del reparto di modelleria dell'azienda, "al fine di fronteggiare un calo di lavoro oggettivo". Lo si apprende da una nota congiunta diffusa da azienda e sindacati che "si attiveranno per garantire a tutti i lavoratori l'accesso ai medesimi ammortizzatori sociali".
Nel comunicato, i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil riconoscono alla Sasch di avere intrapreso negli ultimi anni "una politica produttiva che le ha permesso di incrementare sia la produzione che l'organico".
Nella nota si sottolinea inoltre che l'azienda non ha "delocalizzato né intende farlo" perché "ha sempre acquistato i vari articoli di abbigliamento" da fornitori italiani e stranieri. Inoltre, "l'azienda ha dichiarato di avere allo studio un nuovo modello organizzativo finalizzato allo velocizzazione della filiera produttiva".
Da quanto si apprende da fonti aziendali, con l'eliminazione di alcuni passaggi produttivi intermedi all'interno del gruppo Sasch, che è presente a livello internazionale, sarà possibile portare in tempi strettissimi nel circuito di vendita un capo finito a partire dal modello. Verrebbero in pratica risparmiati oltre 30 giorni di tempo, sufficienti a tenere il passo con i maggiori concorrenti a livello globale.
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