Sicurezza
Truffa
Sui furti telematici indaga la Dia
Paolo Nencioni
Sono i clienti di CariPrato che da un paio di mesi denunciano consistenti ammanchi sui rispettivi conti correnti, frutto di una serie di truffe telematiche sul servizio di home banking.
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PRATO. Ci hanno rimesso un sacco di soldi e ora ci mettono la faccia. Sono i clienti di CariPrato che da un paio di mesi denunciano consistenti ammanchi sui rispettivi conti correnti, frutto di una serie di truffe telematiche sul servizio di home banking.
Domenica pomeriggio si sono dati appuntamento alla sala polivalente della parrocchia di Grignano per fare il punto sulla strategia da adottare per recuperare in tutto o in parte i soldi che hanno perso. E anche le facce in questo caso ci dicono qualcosa. Basta guardarle. Non siamo di fronte a pensionati sprovveduti alle prese con le diavolerie di Internet. Sono tutti mediamente giovani, con un'istruzione sopra la media e al corrente delle ultime novità in fatto di transazioni telematiche. Eppure proprio a loro, a chi prima a chi dopo, è capitato di scoprire che qualcuno si era intrufolato nel loro conto corrente e aveva ordinato bonifici per migliaia di euro a favore di perfetti sconosciuti. Questi ultimi poi, in cambio di una percentuale, hanno girato i soldi ai destinatari finali rimasti nell'ombra (si ipotizza che siano truffatori internazionali con base nei paesi dell'Est Europa).
Da quando la prima correntista, Elisa Favi, è uscita allo scoperto alla metà di luglio, il gruppo dei truffati (loro preferiscono il termine rapina telematica) ha censito 13 casi, quasi tutti su CariPrato fatta eccezione per un paio che hanno il conto alle Casse di risparmio di Firenze e La Spezia, dal maggio 2008 a fine luglio di quest'anno.
Tutti denunciano di aver subìto prelievi (in qualche caso anche di 11.000 euro) tramite bonifici non autorizzati sul servizio di home banking e a tutti è stata data la stessa risposta dalla banca: CariPrato e Banca Popolare di Vicenza (che controlla CariPrato) non hanno colpa; il nostro sistema è sicuro e il contratto che avete firmato vi riconosce come unici responsabili di eventuali intrusioni nel conto; dunque la banca non risarcisce e il cliente, se vuole, può rivalersi nei confronti di chi ha incassato il bonifico. In realtà questi ultimi sono teste di legno ingaggiate dai veri truffatori, che rischiano ben poco. E finora non hanno quasi mai reso un euro.
All'incontro di Grignano, cui hanno partecipato anche gli avvocati Gaetano Mari e Sara Castellani, che assistono la correntista Monica Gradi, i clienti di CariPrato hanno verificato che al momento è impossibile una class action contro la banca perché la legge in discussione la consente solo per fatti successivi all'agosto di quest'anno. Ciò non esclude che vengano intentate una serie di cause civili per il recupero del denaro, una volta esauriti i tentativi di transazione.
Sul piano penale le indagini sono disperse in tanti fascicoli, ma anche qui qualcosa potrebbe muoversi. Il legale di uno dei correntisti ha verificato in Tribunale lo stato dell'inchiesta e ha saputo che gli atti erano stati trasmessi da Prato alla Direzione investigativa antimafia di Firenze. Circostanza più che verosimile perché la Dia è competente per il reato di riciclaggio (i soldi transitati sui conti correnti italiani e volati all'estero tramite money transfer).
Nelle scorse settimane il direttore generale di CariPrato, Giampiero Bernardelle, ha assicurato che il sistema informatico della banca è a prova di intrusione, ma i clienti hanno una serie di obiezioni. Perché a nessuno di noi, dicono in coro, è stato comunicato in tempo che era disponibile un nuovo sistema di sicurezza (una chiavetta che genera un codice a tempo)? Perché non c'è un'assicurazione come succede per i furti su carte di credito o bancomat? Perché altre banche hanno deciso di restituire i soldi e la nostra no? E soprattutto, perché non siamo stati avvertiti dei rischi?
Una serie di domande in attesa di risposta, mentre si continua a indagare sui destinatari del denaro rapinato sul web, che hanno già avuto modo di brindare con caviale e champagne.
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