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I terzisti tessili chiedono l'elemosinaE i cinesi la danno

Maria Lardara
I terzisti tessili chiedono l'elemosinaE i cinesi la danno

Un'iniziativa simbolica al semaforo di via Allende per richiamare l'attenzione sul momento drammatico

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PRATO. «Signora, ce l'avrebbe una monetina per il tessile?», chiede Serena Russotto a una donna di mezza età che si affaccia dal finestrino della sua Punto. «La capisco: anche mio marito era un tessitore e ha dovuto chiudere la ditta»: e così, con un cuore piccolo piccolo, l'automobilista pratese apre il portafoglio e sgancia subito due euro.

Parole di comprensione, pacche sulla schiena in segno d'incoraggiamento, testimonianze drammatiche che si rincorrono sull'asfalto polveroso di una normalissima mattina di venerdì, scandite dai colori del semaforo che incrocia viale Allende con via Cava.
Non è la carità per poveri, ma quella per i terzisti tessili. Simbolica, provocatoria, originale. Ieri mattina il mendicante senza braccia che abitualmente staziona in quel punto non si è fatto vedere. Il semaforo della tangenziale trasformato nel quartier generale di un gruppo di terzisti pratesi, armati di cartelli che recitavano questi slogan: "Carità al tessile", "Siamo alla fame", "Una moneta per sopravvivere", "Banche = Usurai". «Stiamo raccogliendo gli sfoghi di tanta gente - racconta Mirko Russotto - non solo artigiani ma anche cassintegrati e disoccupati. Un vero e proprio dramma sociale di questa città. Finiremo col trasformarci in tutti accattoni se questo distretto non si darà una mossa». Si dà da fare il figlio del roccatore di Tobbiana colpito da sfratto che ha rischiato per tre volte finire sulla strada.

Qualche tessitore invece tira dritto con la macchina, incurante della protesta dei loro colleghi. «Questo perché l'artigiano si è sempre vergognato della propria condizione disagiata. Ma ora - sottolinea Salvatore Russotto - è arrivato il momento di uscire allo scoperto: c'è chi non ce la fa a pagare l'affitto, chi i contributi Inps, chi invece fa fatica con il mutuo».
C'è un leit motiv che riecheggia tra i pratesi incolonnati al semaforo: l'intolleranza verso il "diverso", nei confronti dei cinesi con i macchinoni. Intanto, questi ultimi si accorgono di qualcosa di strano lungo la strada. Sfrecciano con le loro Mercedes, non senza lasciare due monetine da un euro dentro il cappello del terzista-mendicante. «Oggi a noi, domani a te...», suona lo striscione bianco piazzato sullo spartitraffico. E quel "te" potrebbe anche toccare a un lavoratore in cassa integrazione o in mobilità. Come Rosato Tortora, ex operaio di filatura in mobilità da un anno: ieri mattina anche lui ha portato la sua solidarietà ai terzisti che, con un pizzico di ironia, lo hanno accolto a braccia aperte. «Cassintegrato? Prendi una pasta dolce, perché domani potresti non mangiarla più...», scherzava il roccatore Brunero Cecconi.

Anche lui fucina d'idee come i Russotto, Vilma Tosetti e Manuela Biliotti, l'anima vera del movimento dei contoterzisti. Ecco la trovata che avrebbe escogitato questo artigiano. «Vogliamo piazzarci con un banchino per le sottoscrizioni al mercatino dell'antiquariato in piazza San Francesco, con una spola vecchia o un macchinario da rottamare». Ma cosa rivendicano, in definitiva, i terzisti pratesi? «Vogliamo che il nostro distretto venga riconosciuto 'zona franca' - spiega Biliotti -, ovvero più diritti per l'imprenditoria onesta e legale che finora ha avuto solo doveri».

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