La manifestazione
FOLLIA OMICIDA
«Imbottita di psicofarmaci»
Paolo Nencioni
◗
Aida Halilovic la giovane italiana di etnia rom arrestata con l’accusa di aver pugnalato a morte Mariso MordiniLa domanda è: perché l'ha fatto? E la risposta è complicata. Basta una banale lite per trasformare una ragazza di 22 anni in un'assassina? Le risposte, oltre che nella testa di Aida Halilovic, che la scorsa notte ha ucciso Mariso Mordini con una coltellata al cuore, sono forse sulla sua pelle
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PRATO. La domanda è: perché l'ha fatto? E la risposta è complicata. Basta una banale lite per trasformare una ragazza di 22 anni in un'assassina? Le risposte, oltre che nella testa di Aida Halilovic, che la scorsa notte ha ucciso Mariso Mordini con una coltellata al cuore, sono forse sulla sua pelle: quelle bruciature, quelle escoriazioni che sono finite in un referto compilato alle 23,49 di venerdì al pronto soccorso dell'ospedale. Aida ha raccontato ai medici che due giorni prima era stata aggredita da un paio di persone che conosce di vista ma che non ricorda come si chiamano.
Al pronto soccorso l'hanno giudicata guaribile in 8 giorni e l'hanno dimessa, ma ai familiari la giovane ha aggiunto qualcosa di più grave. Dice che i due hanno abusato di lei mercoledì, l'hanno bruciata sul petto, l'hanno picchiata. E non è in grado di dire chi sono.
Che c'entra il povero Mariso Mordini con tutto ciò? Assolutamente niente. La rom e il pensionato non si conoscevano, questo è un punto fermo.
La presunta violenza, però, può spiegare perché Aida Halilovic se ne andasse in giro di notte con un grosso coltello da cucina infilato nella manica. E forse anche perché abbia reagito in maniera così sproporzionata a una lite come ne capitano tante. Uno stato di ansia che in un primo tempo le ha fatto dire che il pensionato ucciso era la stessa persona con la quale aveva avuto una lite un'ora prima per strada. Le testimonianze dei parenti di Mordini la smentiscono.
D'altra parte, va detto, nessuno ha obbligato Aida ad andare in giro di notte. Se aveva paura poteva benissimo stare a casa, dove tra l'altro doveva stare su ordine del Tribunale.
La famiglia di Aida è a Prato da molti anni e non vive più in roulotte ma in una casa in zona San Giusto. «Aida non ha mai fatto male a una mosca» dice la matrigna della ragazza. «All'ospedale la conoscono bene - aggiunge Delija, il padre - Ci sarà andata decine di volte. Il problema di mia figlia è che prende tanti psicofarmaci, tutti i giorni». La grande famiglia allargata degli Halilovic sventola il referto del pronto soccorso e si diffonde in particolari sui farmaci. «Il Frontal - spiega la matrigna - Prendeva la confezione da 500 milligrammi, era diventata come una tossicodipendente, non si rendeva conto di quello che faceva».
«All'inizio quelle medicine gliele prescriveva il suo medico curante, una dottoressa - dice Delija - ma io vedevo che stava male e le ho chiesto di smetterla. Ma lei, Aida, va nelle farmacie del centro, insiste e alla fine gli danno le medicine anche senza ricetta».
I familiari aggiungono un altro particolare ancora da verificare. Aida martedì sera avrebbe chiamato il 113 o il 112 senza dire il proprio nome e raccontando vagamente della violenza subita. Quando l'operatore ha richiamato, ha risposto una sorella, che ha detto di non sapere di cosa stavano parlando e tutto sarebbe finito lì.
«Stamattina abbiamo cominciato a cercarla perché non era tornata a casa - dicono i familiari - Ci hanno detto di guardare i telegiornali, che avremmo capito».
Al pronto soccorso l'hanno giudicata guaribile in 8 giorni e l'hanno dimessa, ma ai familiari la giovane ha aggiunto qualcosa di più grave. Dice che i due hanno abusato di lei mercoledì, l'hanno bruciata sul petto, l'hanno picchiata. E non è in grado di dire chi sono.
Che c'entra il povero Mariso Mordini con tutto ciò? Assolutamente niente. La rom e il pensionato non si conoscevano, questo è un punto fermo.
La presunta violenza, però, può spiegare perché Aida Halilovic se ne andasse in giro di notte con un grosso coltello da cucina infilato nella manica. E forse anche perché abbia reagito in maniera così sproporzionata a una lite come ne capitano tante. Uno stato di ansia che in un primo tempo le ha fatto dire che il pensionato ucciso era la stessa persona con la quale aveva avuto una lite un'ora prima per strada. Le testimonianze dei parenti di Mordini la smentiscono.
D'altra parte, va detto, nessuno ha obbligato Aida ad andare in giro di notte. Se aveva paura poteva benissimo stare a casa, dove tra l'altro doveva stare su ordine del Tribunale.
La famiglia di Aida è a Prato da molti anni e non vive più in roulotte ma in una casa in zona San Giusto. «Aida non ha mai fatto male a una mosca» dice la matrigna della ragazza. «All'ospedale la conoscono bene - aggiunge Delija, il padre - Ci sarà andata decine di volte. Il problema di mia figlia è che prende tanti psicofarmaci, tutti i giorni». La grande famiglia allargata degli Halilovic sventola il referto del pronto soccorso e si diffonde in particolari sui farmaci. «Il Frontal - spiega la matrigna - Prendeva la confezione da 500 milligrammi, era diventata come una tossicodipendente, non si rendeva conto di quello che faceva».
«All'inizio quelle medicine gliele prescriveva il suo medico curante, una dottoressa - dice Delija - ma io vedevo che stava male e le ho chiesto di smetterla. Ma lei, Aida, va nelle farmacie del centro, insiste e alla fine gli danno le medicine anche senza ricetta».
I familiari aggiungono un altro particolare ancora da verificare. Aida martedì sera avrebbe chiamato il 113 o il 112 senza dire il proprio nome e raccontando vagamente della violenza subita. Quando l'operatore ha richiamato, ha risposto una sorella, che ha detto di non sapere di cosa stavano parlando e tutto sarebbe finito lì.
«Stamattina abbiamo cominciato a cercarla perché non era tornata a casa - dicono i familiari - Ci hanno detto di guardare i telegiornali, che avremmo capito».
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