Attenzione
PRATO
I carabinieri arrestano il collega
Paolo Nencioni
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Un cinese controllato dai carabinieriLa tentazione è dietro l'angolo, in una provincia come quella pratese dove capita spesso che gli stranieri, in particolare i cinesi, mettano mano al portafoglio per cercare di evitare i controlli
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PRATO. La tentazione è dietro l'angolo, in una provincia come quella pratese dove capita spesso che gli stranieri, in particolare i cinesi, mettano mano al portafoglio per cercare di evitare i controlli. Ogni tanto qualcuno di loro viene denunciato o arrestato per istigazione alla corruzione, ma stavolta la situazione si è rovesciata e a essere arrestato è stato un carabiniere.
Se l'accusa mossa nei suoi confronti, tentata concussione, troverà le necessarie conferme in Procura, sarebbe stato lui a chiedere soldi ai cinesi promettendo un trattamento di favore.
La storia risale ai primi di agosto e finora nulla era trapelato, anche perché le indagini sono in corso e potrebbero esserci ulteriori sviluppi.
Da quanto si è potuto ricostruire, dunque, sono stati gli stessi colleghi del carabiniere indagato (ora agli arresti domiciliari) a fare accertamenti sull'episodio, che sarebbe accaduto a Seano.
La scena è quella di uno dei tanti controlli alle confezioni cinesi. Allo stanzone si presenta la squadra interforze specializzata nei vari adempimenti di carattere penale, sanitario e fiscale. Vengono mosse alcune contestazioni, inizia la procedura per le eventuali sanzioni e tutto sembra finire lì. Ma c'è un'appendice velenosa.
Secondo l'ipotesi accusatoria, dopo che la squadra ha lasciato la confezione dei cinesi, un carabiniere torna indietro per conto suo, avvicina i cinesi e fa loro un discorsetto di questo tenore: se siete disposti a pagare, posso fare in modo di farvi avere un trattamento di favore. Non si sa se prometta di togliere le sanzioni o semplicemente uno "sconto", oppure ancora se millanti cose che in realtà non può ottenere.
Sta di fatto che i cinesi non pagano e il racconto del tentativo fatto dal carabiniere arriva alle orecchie giuste, quelle della Procura tramite i suoi colleghi. Forse sono gli stessi cinesi a denunciare il fatto.
Le indagini vengono affidate alla stessa Arma e si risolvono in una segnalazione alla Procura, senza sconti al collega. Il magistrato inquirente ottiene dal giudice per le indagini preliminari un'ordinanza di custodia cautelare (arresti domiciliari) nei confronti del carabiniere che viene eseguita nei primi giorni di agosto.
E' l'altra faccia della medaglia. Ammesso e non concesso che il carabiniere abbia fatto le cose di cui l'accusano, sono stati i suoi colleghi a tirar fuori la mela marcia dal cesto. Con lo stesso rigore col quale lo scorso 2 settembre, sempre a Seano, hanno arrestato tre cinesi con l'accusa di istigazione alla corruzione: i tre erano stati sorpresi a pescare nell'Ombrone senza licenza (c'era anche un clandestino) e avevano offerto 500 euro ai carabinieri perché chiudessero un occhio.
Scene che nel corso degli anni si sono ripetute più volte, e che in qualche occasione hanno portato all'incriminazione di membri delle forze dell'ordine, ma molto più spesso alla denuncia di chi ha messo mano al portafoglio.
Se l'accusa mossa nei suoi confronti, tentata concussione, troverà le necessarie conferme in Procura, sarebbe stato lui a chiedere soldi ai cinesi promettendo un trattamento di favore.
La storia risale ai primi di agosto e finora nulla era trapelato, anche perché le indagini sono in corso e potrebbero esserci ulteriori sviluppi.
Da quanto si è potuto ricostruire, dunque, sono stati gli stessi colleghi del carabiniere indagato (ora agli arresti domiciliari) a fare accertamenti sull'episodio, che sarebbe accaduto a Seano.
La scena è quella di uno dei tanti controlli alle confezioni cinesi. Allo stanzone si presenta la squadra interforze specializzata nei vari adempimenti di carattere penale, sanitario e fiscale. Vengono mosse alcune contestazioni, inizia la procedura per le eventuali sanzioni e tutto sembra finire lì. Ma c'è un'appendice velenosa.
Secondo l'ipotesi accusatoria, dopo che la squadra ha lasciato la confezione dei cinesi, un carabiniere torna indietro per conto suo, avvicina i cinesi e fa loro un discorsetto di questo tenore: se siete disposti a pagare, posso fare in modo di farvi avere un trattamento di favore. Non si sa se prometta di togliere le sanzioni o semplicemente uno "sconto", oppure ancora se millanti cose che in realtà non può ottenere.
Sta di fatto che i cinesi non pagano e il racconto del tentativo fatto dal carabiniere arriva alle orecchie giuste, quelle della Procura tramite i suoi colleghi. Forse sono gli stessi cinesi a denunciare il fatto.
Le indagini vengono affidate alla stessa Arma e si risolvono in una segnalazione alla Procura, senza sconti al collega. Il magistrato inquirente ottiene dal giudice per le indagini preliminari un'ordinanza di custodia cautelare (arresti domiciliari) nei confronti del carabiniere che viene eseguita nei primi giorni di agosto.
E' l'altra faccia della medaglia. Ammesso e non concesso che il carabiniere abbia fatto le cose di cui l'accusano, sono stati i suoi colleghi a tirar fuori la mela marcia dal cesto. Con lo stesso rigore col quale lo scorso 2 settembre, sempre a Seano, hanno arrestato tre cinesi con l'accusa di istigazione alla corruzione: i tre erano stati sorpresi a pescare nell'Ombrone senza licenza (c'era anche un clandestino) e avevano offerto 500 euro ai carabinieri perché chiudessero un occhio.
Scene che nel corso degli anni si sono ripetute più volte, e che in qualche occasione hanno portato all'incriminazione di membri delle forze dell'ordine, ma molto più spesso alla denuncia di chi ha messo mano al portafoglio.
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