Sicurezza
CELEBRAZIONE A FIGLINE
Sui 29 martiri guerra aperta Pd-Pdl
Cri.Or.
Martiri di Figline, commemorazione tra le polemiche. Bordate contro il presidente Anpi Ennio Saccenti accusato dall'onorevole Riccardo Mazzoni, coordinatore provinciale Pdl «di aver traformato la commemorazione in un comizio politico contro il governo Berlusconi»
3 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Martiri di Figline, commemorazione tra le polemiche. Bordate contro il presidente Anpi Ennio Saccenti accusato dall'onorevole Riccardo Mazzoni, coordinatore provinciale Pdl «di aver traformato la commemorazione in un comizio politico contro il governo Berlusconi». Centrosinistra che ribatte, difende Saccenti, dà dell'arrogante a Mazzoni, l'accusa di voler mettere a tacere «posizioni diverse e dissonanti». Baruffa a distanza, tiri di mortaio incrociati. I fatti. Corteo col Gonfalone del Comune con sindaco e assessori del centrodestra a seguito, un po' dietro l'esercito del centrosinistra (circa duemila persone), con un enorme striscione con su scritto: «Partigiani», centinaia di bandiere del Pd e altrettanti fazzoletti rossi al collo, distribuiti dall'Anpi. Insomma una manifestazione di sinistra. Non annacquata. Proprio di sinistra. E alla quale non manca nessuno: tutti i consiglieri comunali Pd con il capogruppo Massimo Carlesi, l'ex segretario pd Benedetta Squittieri, i consiglieri provinciali, presidente Lamberto Gestri in testa, i big: Andrea Lulli, Gianni Del Vecchio, Antonio Napolitano, Manuele Marigolli, Adriano Benigni e tanti tantissimi militanti. Tutti in piazza per dire "ci siamo". Prima l'inno nazionale e poi un grando coro con "Bella ciao". I problemi iniziano col discorso di Saccenti che ricorda i 29 martiri ma aggiunge: «Non sarebbero entusiasti del tipo di vita sociale, politica e culturale che stiamo vivendo». Afferma i valori di libertà, pace e democrazia ma precisa che «tutti i cittadini sono preoccupati del clima politico conflittuale che sta vivendo il nostro paese e anche la nostra città», parla di non violenza e tolleranza, in un passaggio accenna alla poca utilità dei militari per garantire legalità e sicurezza e difende a spada tratta la libertà d'informazione. A quel punto Riccardo Mazzoni, evidentemente, non ne può più e se ne va accompagnato dal consigliere regionale Alberto Magnolfi e dal presidente della circoscrzione Centro Massimo Taiti. Bloccati dal vicensindaco Goffredo Borchi gli assessori Giorgio Silli e Aldo Milone. Bipartisan, almeno così è stato colto, l'intervento del sindaco Roberto Cenni che afferma che quel martirio «è nel dna della città e che i sacrifici ai quali furono sottoposti i nostri padri sono stati ben più aspri e pesanti di quelli che dobbiamo affrontare noi oggi».
La furia di Mazzoni scoppia: «Ancora una volta una cerimonia istituzionale - scrive in un comunicato - che dovrebbe segnare un momento di memoria condivisa viene grossolanamente strumentalizzata da una parte sola». Parla di «spudoratezza» e «basse argomentazioni politiche» di Saccenti «che a nome dei 29 martiri ha seminato odio, livore, falsità arrivando a denunciare un inesistente clima di intimidazione». Scatenato anche il centrosinistra. Il gruppo comunale Pd parla di «inaccettabile violenza istituzionale» di Mazzoni, «tesa, sull'esempio del capo Berlusconi, a intimorire e mettere a tacere». Stigmatizza «l'assenza di rispetto mostrata dal deputato della Repubblica quando si è allontanato dalla piazzetta di Figliene prima dell'intervento del sindaco». E ricordano, approposito di bandiere e simboli «i saluti romani e le bandiere nere con la croce celtica in piazza del Comune il giorno della vittoria di Cenni». Vicino all'Anpi pratese il coordinamento della mozione Bersani di Prato che definisce «parole astiose e deformate» quelle di Mazzoni. «Evidentemente - affermano - Mazzoni non sopporta punti di vista e letture storiche diverse da quelle edulcorate e scolorite di chi vorrebbe riscrivere la storia recente d'Italia magari equiparando partigiani e repubblichini». E concludono: «Tutti hanno potuto vedere che al sindaco non è stato teso nessun agguato». Controreplica al volo di Mazzoni: «Io sto e sono sempre stato dalla parte di chi la libertà l'ha conquistata. Non accetto lezioni di antifascismo».
E mentre i Socialisti riformisti, anche loro, tirano le orecchie al presidente Anpi, è lo stesso Saccenti a intervenire: «Chi non è capace di ascoltare e rispettare le opinioni altrui è senz'altro antidemocratico. L'Anpi - conclude Saccenti - è un soggetto politico e come tale ha il diritto di esprimere le proprie opinioni e al rispetto altrui».
La furia di Mazzoni scoppia: «Ancora una volta una cerimonia istituzionale - scrive in un comunicato - che dovrebbe segnare un momento di memoria condivisa viene grossolanamente strumentalizzata da una parte sola». Parla di «spudoratezza» e «basse argomentazioni politiche» di Saccenti «che a nome dei 29 martiri ha seminato odio, livore, falsità arrivando a denunciare un inesistente clima di intimidazione». Scatenato anche il centrosinistra. Il gruppo comunale Pd parla di «inaccettabile violenza istituzionale» di Mazzoni, «tesa, sull'esempio del capo Berlusconi, a intimorire e mettere a tacere». Stigmatizza «l'assenza di rispetto mostrata dal deputato della Repubblica quando si è allontanato dalla piazzetta di Figliene prima dell'intervento del sindaco». E ricordano, approposito di bandiere e simboli «i saluti romani e le bandiere nere con la croce celtica in piazza del Comune il giorno della vittoria di Cenni». Vicino all'Anpi pratese il coordinamento della mozione Bersani di Prato che definisce «parole astiose e deformate» quelle di Mazzoni. «Evidentemente - affermano - Mazzoni non sopporta punti di vista e letture storiche diverse da quelle edulcorate e scolorite di chi vorrebbe riscrivere la storia recente d'Italia magari equiparando partigiani e repubblichini». E concludono: «Tutti hanno potuto vedere che al sindaco non è stato teso nessun agguato». Controreplica al volo di Mazzoni: «Io sto e sono sempre stato dalla parte di chi la libertà l'ha conquistata. Non accetto lezioni di antifascismo».
E mentre i Socialisti riformisti, anche loro, tirano le orecchie al presidente Anpi, è lo stesso Saccenti a intervenire: «Chi non è capace di ascoltare e rispettare le opinioni altrui è senz'altro antidemocratico. L'Anpi - conclude Saccenti - è un soggetto politico e come tale ha il diritto di esprimere le proprie opinioni e al rispetto altrui».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
