Il Tirreno

Prato

ex ragazzi del “Ritm & blues group”

In quattrocento per la messa beat

Sul sito www.iltirreno.it è possibile vedere le foto e il video della messa beat
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Sul sito www.iltirreno.it è possibile vedere le foto e il video della messa beat

Quella che domenica mattina ha affollato il sagrato della chiesa di Cafaggio a Prato, sembrava più la folla di un concerto che non gli intervenuti ad una funzione liturgica. Quattrocento persone, venute anche da fuori, sono accorse per i ricordare i 40 anni della Messa Beat celebrata per la prima volta in Italia il 25 gennaio del 1969

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PRATO. Quella che domenica mattina ha affollato il sagrato della chiesa di Cafaggio a Prato, sembrava più la folla di un concerto che non gli intervenuti ad una funzione liturgica. Quattrocento persone, venute anche da fuori, sono accorse per i ricordare i 40 anni della Messa Beat celebrata per la prima volta in Italia il 25 gennaio del 1969, proprio nella chiesa di Santa Maria Assunta. Oggi esattamente come allora, il sipario è calato sull'altare allestito per l'occasione nella piazza antistante. I protagonisti dell'evento sono sempre gli ex ragazzi beat.

Non sono più i giovani "capelloni" di quarant'anni fa ma l'entusiasmo del complesso "Ritm&Blues Group", ricostituito per l'occasione, è sempre lo stesso: Marco Becagli voce, Roberto Bettazzi (detto "Beta") alla chitarra, Andrea Spegnesi ("Bagheo") alla batteria e Giuseppe Campanale alle tastiere con l'aggiunta di Riccardo Petrelli al basso, che ha sostituito Filippo Policelli scomparso solo pochi mesi fa.

Puntale alle 10,30 il parroco Massimo Maliconi sale sull'altare insieme ai musicisti e Marco Becagli intona il canto d'inizio. Le musiche sono del compositore Marcello Giombini. Si parte con "Introito" dal sound più soft. Poi è la volta del "Gloria" (e la platea si scalda), "Il Credo", "L'Offertorio", "Il Sactus", "Padre Nostro", "Agnello di Dio". Infine, mentre il parroco esce di scena, il "Communio" ("è come dire rompete le righe"). Il coro parrocchiale scandisce il ritmo.

Prima di entrare nel vivo della liturgia, un breve preambolo di Maurizio Magni, presidente del circolo Mcl di Cafaggio: «Oggi vi sembra una cosa normale, ma quarant'anni fa le chitarre non avevano nessun diritto di entrare in chiesa. Erano gli anni della contestazione e anche le parrocchie risentivano della situazione. E' così che nacque l'idea di portare la musica dei giovani in chiesa, per non rischiare di vederli allontanare. Oggi vogliamo ricordare quell'evento, che ebbe una grande risonanza anche a livello nazionale». Prende la parola don Massimo: «In tanti mi hanno domandato se ho chiesto il permesso al vescovo per celebrare questa messa. Non serve, altrimenti dovrebbero proibire anche la giornata mondiale della gioventù dove si canta e si balla. Quello che è accaduto nel '69 a Cafaggio, è stata una grande intuizione. Oggi è letto come un'anticipazione dei tempi. Fu il segnale di una realtà che stava cambiando».

Il vangelo di questa domenica narra la parabola della guarigione del sordomuto. Nell' omelia il riferimento al presente è palese: «Chi sono i sordomuti oggi? Sono quelli che si chiudono in loro stessi e che scappano di fronte alle difficoltà della vita. Ciò che si tiene dentro fa soffrire, apriamoci agli altri e cerchiamo amicizie nuove senza avere pregiudizi nei confronti di nessuno».

L'entusiasmo si legge anche nei sorrisi dei presenti. «Tra quarant'anni ci esibiremo noi» promette il gruppo dei ragazzi della parrocchia. «Io vengo da San Giorgio - confessa una signora - sono venuta qui solo perché mi incuriosiva la cosa». Per Daniele è stata un'esperienza bellissima: «Quello che conta è la fede non la forma». In piazza c'è anche Adria, che racconta di essersi addirittura sposata con la liturgia beat nel 1970: «Don Fedi era più tradizionalista. Ci ha concesso solo l'uso delle chitarre». In prima fila ad assistere all'evento anche il sesto componente della band Sergio Tempestini, saxofonista, che non se l'è sentita di esibirsi perché in congedo dalla musica da troppi anni.

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