Il Tirreno

Prato

IL RITRATTO/ MONSIGNOR SIMONI

Il vescovo che sta con i migranti

Mario Lancisi
Il vescovo che sta con i migranti

Monsignor Gastone Simoni ha assunto un'iniziativa abbastanza insolita, celebrare una messa peer i 73 eritrei lasciati morire in mare

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PRATO. Mentre un altro gommone è stato respinto ieri, sui 73 eritrei lasciati morire in mare è calato il silenzio. Dimenticati da tutti, meno che dal vescovo di Prato, dove un pratese su cinque è straniero.

Monsignor Gastone Simoni ha assunto un'iniziativa abbastanza insolita: ha deciso di celebrare una messa in Duomo in suffragio dei 73 eritrei e di quanti sono morti nel tentativo di approdare nelle coste del nord del mondo, dove il 20% dell'umanità possiede l'80% delle risorse del pianeta.

L'evento ha una sua specificità religiosa e rientra nella linea pastorale di mons. Simoni, 72 anni, da 18 anni vescovo di Prato (scadrà per raggiunti limiti di età nel 2012), ma anche un'implicazione politica. Prato per la prima volta ha cambiato guida politica, la sinistra ha perso e il centrodestra ha vinto proprio sul tema della sicurezza e degli immigrati. Qui la Lega ha riportato un imprevisto successo elettorale.

L'omelia del Corpus Domini. E, proprio durante la campagna elettorale, nella sfida tra Roberto Cenni (Pdl) e Massimo Carlesi (Pd), fece scalpore un'omelia di mons. Simoni per il Corpus Domini in cui tuonò contro il respingimento degli immigrati (quello che è successo anche ieri nel canale di Sicilia) senza prima aver valutato se sussiste il diritto di asilo. Aggiunse poi che la società multietnica è ormai un dato acquisito. Parole in linea con il Vangelo, si affrettarono a precisare i collaboratori del vescovo, di fronte al fuoco delle polemiche della destra, le più infuocate mai ricevute da Simoni da quando è alla guida della diocesi pratese. Scesero in campo contro la Curia calibri nazionali del centrodestra, da Roberto Formigoni a Gianni Alemanno. Accusarono il vescovo di parteggiare più o meno velatamente per il democratico Carlesi, un amico di lunga data, nonché collaboratore nel consiglio pastorale della diocesi.

Tra Carlesi e Cenni. In realtà mons. Simoni è amico anche di Cenni, poi divenuto sindaco, e nel segreto dell'urna non deve essere stato facile per lui su quale dei due candidati a sindaco mettere la croce. Dopo il terremoto politico che ha portato la destra per la prima volta alla guida di Prato, mons. Simoni pare che abbia confidato ad alcuni amici il suo dispiacere per la sconfitta di «Massimo, una gran brava persona», ma di aver aggiunto poi di voler collaborare con il nuovo sindaco, definito un amico «stimato e affidabile».

Un filo tra Cenni e Simoni. E mentre il sindaco Cenni non perde occasione per smarcarsi dalla sua coalizione e affermare la sua indipendenza, la messa in Duomo del vescovo in ricordo degli eritrei morti può essere letta anche come il tentativo della Curia di evitare a Prato derive anti-immigrati di tipo leghiste. Sembra quasi di scorgere un filo di moderazione tra i due palazzi del potere civico e religioso per evitare lacerazioni e ferite ad una città divisa, chiamata ad affrontare sfide complesse quali quelle della crisi del tessile e dell'integrazione multirazziale.

Nostalgia per la Dc. L'aspirazione ad un ruolo non solo pastorale ma anche politico è d'altra parte nelle corde culturali di Simoni. Già in seminario nacque in lui la passione per le questioni sociali e la politica. I suoi fari principali, al riguardo, sono stati il filosofo francese Jacques Maritain, su cui ha fatto la tesi in filosofia presso l'Università Gregoriana, Giorgio La Pira e, in particolare, Alcide De Gasperi. Coloro che hanno letto il suo libro Liberi ma non dispersi vi troveranno i segni di una grande nostalgia per la Dc, di cui non ha mai nascosto i vizi e le malefatte, ma di cui non si è mai vergognato di sottolinearne i grandi meriti. Qualcuno lo ha definito un «extraparlamentare di centro», negli anni in cui la Seconda Repubblica il centro lo ha messo quasi da parte.

Il rosso, il nero e il verde. Quando, con la fine della Dc, i cattolici si sono divisi, a differenza di molti altri vescovi, mons. Simoni non si è perso d'animo e ha dato vita a molte iniziative culturali e editoriali tese ad aggregare i cattolici almeno sul piano culturale. Così nella sua diocesi convivono cattolici variamente impegnati in politico. Il rosso e il nero. O il verde. Come agli inizi degli anni Novanta era Mauro Vaiani, portavoce di Alessandro Antichi, Pdl: «Allora i politici cattolici impegnati fuori dalla Dc erano davvero tre gatti: il Mazzarelli del Mat, qualche indipendente di sinistra e appunto io, di formazione cattolico-democratica, approdato nel mondo delle liste verdi. Il vescovo non solo invitava noi non dc, ma ci valorizzava e ci ascoltava».

Giustizia e bioetica. Figlio degli anni del Concilio, Simoni appartiene alla generazione dei vescovi allevati sotto papa Montini. Le sue aperture sociali, la sua attenzione ai poveri (a Prato è stato istituito un supermarket per chi non sbarca il lunario) e agli immigrati, non è disgiunta dalla sensibilità per i temi della vita e della bioetica. Così se ha tuonato contro i ricchi pratesi che in tempi di crisi tengono i soldi in banca, dall'altra non ha esitato, nel 2004 - tanto per fare un esempio - a criticare severamente e in blocco i sindaci dei Comuni che sono nella diocesi perché avevano invitato a firmare per i referendum sulla procreazione medicalmente assistita.

Tifoso del Torino. Ama la buona tavola ma si limita. Non beve né fuma, in ragione anche dei problemi di salute che lo affliggono da tempo. Si muove tutte le sere o quasi per tenere incontri e conferenze in diocesi. Non ha un autista fisso e chi lo invita, in un circolo anche Arci, in una parrocchia, in un luogo di lavoro, in un'abitazione privata, si preoccupa di andarlo a prendere.
Da ragazzino amava il ciclismo. Un po' meno il calcio, la sua squadra del cuore è il Torino, retaggio di quando in seminario, fine degli anni Quaranta, tirava qualche tiro al pallone e si appassionava alle imprese della mitica squadra di Loik e Mazzola. Si informa dei risultati del Prato, ma più con la curiosità del pastore di anime che con la passione del tifoso. La sua passione in fondo è quella di fare il vescovo. C'è chi lo critica perché fa prediche troppo lunghe o ama accentrare le pratiche. Ma lui risponde che fra 3 anni scade il mandato. Come dire, sopportatemi...

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