Il Tirreno

Prato

I SOLDI DEGLI IMMIGRATI

Spediti all'estero 415 milioni

Paolo Nencioni
Spediti all'estero 415 milioni

Quasi 15.000 euro di rimesse procapite, otto volte più della media nazionale. L'"anomalia pratese" è confermata dall'ennesima ricerca sui flussi finanziari generati dagli stranieri residenti in Italia verso i loro paesi di origine

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PRATO. Quasi 15.000 euro di rimesse procapite, otto volte più della media nazionale. L'"anomalia pratese" è confermata dall'ennesima ricerca sui flussi finanziari generati dagli stranieri residenti in Italia verso i loro paesi di origine. Lo studio è stato realizzato dalla Fondazione Leone Moressa di Mestre e torna ad accendere i riflettori su un fenomeno di difficile lettura, anche se certamente legato alla grande comunità cinese che vive in provincia.
Partiamo dal quadro generale. I ricercatori calcolano, su dati della Banca d'Italia, che nel corso del 2008 gli stranieri residenti in Italia abbiano inviato nei paesi d'origine 6 miliardi e 381 milioni di euro, pari allo 0,41% del Pil. Una cifra che è decuplicata dal 2000 al 2008, anche se la crescita impetuosa (+33,46% tra il 2006 e il 2007) ha rallentato (nell'ultimo anno è stata del 5,58%). La media procapite, cioè la cifra che ogni straniero ha inviato all'estero, è 1.859 euro all'anno.

Si tratta di trasferimenti transitati sui canali ufficiali (banche, poste e agenzie), che lascia fuori quelli informali (canali familiari, conoscenti, corrieri e sistemi di trasferimento non registrati). Alcuni analisti stimano che il flusso non ufficiale sia pari a quello ufficiale.
Per quanto riguarda la Toscana, il valore delle rimesse ufficiali nel 2008 è stato di 851 milioni di euro, 23 volte più di quanto era nel 2000, pari allo 0,81% del Pil regionale. La media procapite è di 3.094 euro, la seconda in Italia dopo il Lazio.

Ma è la provincia di Prato, come si diceva, a rappresentare la vera anomalia. Basti pensare che in valore assoluto Prato è terza in Italia con 415 milioni di euro spediti all'estero nel 2008 (il 6,52% delle rimesse italiane), dietro Roma e Milano. Se poi si guarda la media procapite il primato è indiscusso: 14.858 euro per ogni straniero residente. Roma, seconda, si ferma a 5.287; Napoli, terza, è a 3.422. Una sproporzione che non può passare inosservata.
Le possibili spiegazioni sono almeno tre, e tutte hanno a che fare con la comunità cinese.
La prima è legata all'imponente flusso di merci made in China importate a Prato da cinesi. E' possibile che una parte dei semilavorati tessili o dei capi d'abbigliamento, per non parlare degli articoli per la casa, arrivino a Prato con un prezzo ufficiale che è minore di quello reale. Il resto potrebbe essere pagato, a nero, tramite trasferimenti su canali bancari o di money transfer. E dunque non avrebbe niente a che vedere con le classiche rimesse degli immigrati.
La seconda spiegazione è che a Prato affluiscano capitali da altre comunità cinesi presenti in Italia. Per quale motivo? Forse perché qui c'è, o c'era, un canale privilegiato, meno tracciabile di altri, per spedire soldi in Cina. La mole del denaro in uscita da Prato, nonostante le migliaia di aziende cinesi sembra infatti fuori scala.

La terza spiegazione è statistica. Siccome i cinesi hanno, non solo a Prato, una propensione maggiore all'attività imprenditoriale e alle rimesse verso la madrepatria, il fatto che qui siano in percentuale molto superiore al resto d'Italia, fa di per sé lievitare la media procapite. Anche perché la percentuale di clandestini nella comunità orientale è in media più alta che in altre comunità, e dunque quando si va a fare la media sui soli residenti inevitabilmente le cifre lievitano.

Va detto però che non è una spiegazione del tutto convincente. Ci sono altre province, come Mantova o Modena, dove la concentrazione cinese è molto alta, ma dove le rimesse procapite non sono paragonabili a quelle pratesi: 1.042 euro a Modena, 905 a Mantova.
Dunque l'anomalia pratese è ancora in attesa di una spiegazione ufficiale, mentre ogni giorno uno o due milioni di euro partono per la Cina.

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