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La patente dei cinesi così non va

Fabio Barni
L’assessore Giorgio Silli e un cinese al volante
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L’assessore Giorgio Silli e un cinese al volante

Si stava meglio quando si stava peggio. È grosso modo questa la conclusione dell'assessore all'Integrazione, Giorgio Silli, che ha chiesto al ministro Matteoli di cambiare le norme sull'esame di guida dei cittadini extracomunitari

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PRATO. Si stava meglio quando si stava peggio. È grosso modo questa la conclusione dell'assessore all'Integrazione, Giorgio Silli, che ha chiesto al ministro Matteoli di cambiare le norme sull'esame di guida dei cittadini extracomunitari. Perché oggi chi viene da fuori dei confini dell'Ue e parla lingue che dell'italiano non sono neppure lontane parenti, può sostenere l'esame in lingua madre.
Il che vuole dire che un cinese,nese, tanto per ricorrere all'esempio classico, riempie test pieni zeppi d'ideogrammi, salvo poi non capire granché quando c'è da leggere un pannello integrativo, un segnale stradale, quando un agente della polzia stradale lo ferma o, peggio che mai, quando provoca o subisce un incidente stradale. E allora, gran brutta cosa, per Silli discriminante nei confronti degli italiani, era sostenere l'esame in versione orale.

Peggio ancora, però, è farlo scritto in lingua d'origine. Tant'è che l'assessore chiede al ministro di premere sulla Motorizzazione affinché gli stranieri extracomunitari (quelli dell'Ue possono servirsi della patente presa nel paese di provenienza) tornino a sostenere l'esame orale in italiano e senza interprete. Non che fosse la soluzione migliore, osserva Silli. Sta di fatto che da ormai tre anni chi non sa o dice di non sapere l'italiano può sostenere gli esami di teoria nella sua lingua. La direzione generale della motorizzazione, infatti, ha preparato per questo «test in ben nove lingue tra cui è presente quella cinese».

Il problema è anche un altro. Secondo silli, nasce al momento di comprendere a fondo le indicazioni presenti sulle strade o le contestazioni da parte delle forze di polizia. Non solo. «Poter dare un esame orale in italiano e senza interprete, anziché scritto in lingua madre, rappresentava una possibilità per quanto minima d'integrazione linguistica da parte, in particolare, dei cittadini cinesi» dice l'assessore.

Oggi, invece, «da una parte - continua Silli - si vedono insorgere i noti problemi nella qualità della guida in particolare dei cittadini cinesi, dall'altra gli stessi cittadini cinesi, se coinvolti in sinistri o infrazioni, presentano frequentemente e non a caso difficoltà nella comprensione della nostra lingua. Per questo - conclude l'assessore - insieme all'onorevole Riccardo Mazzoni, deputato alla Camera e coordinatore Pdl nella provincia di Prato, chiederemo al ministero di cambiare questa normativa».

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