La manifestazione
LA SCURE DELLA CRISI
«Tanti perderanno la casa»
Ilenia Reali
«La situazione è tremenda, tremenda, tremenda». Andrea Belli, artigiano pratese, responsabile dei tessili di Sistema moda di Confartigianato, è super diretto. «Tutti i nodi a settembre arriveranno al pettine»
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PRATO. «La situazione è tremenda, tremenda, tremenda». Andrea Belli, artigiano pratese, responsabile dei tessili di Sistema moda di Confartigianato, è super diretto. «Tutti i nodi a settembre arriveranno al pettine». E nodi a Prato, con la crisi, significa insoluti, sequestri di macchinari, case messe all'asta dalle banche, stipendi delle mogli degli imprenditori decurtati di un quinto per pagare i debiti. Mannaggia. Proprio ora che la ripresa si vede, che qualche ordine secondo Belli - ma anche per importanti studi di settore - arriverà. Mannaggia perché i frutti di quella manciata di lavoro, di quel morso della crisi che un po' lascerà le sue vittime, si riscuoteranno solo tra un po' di mesi. E qui, in quella che è stata la capitale del tessile per secoli, «un po' di mesi non ci sono». Non ci sono perché le aziende artigiane, anche quelle più strutturate, sono con l'acqua alla gola.
«La situazione - spiega Belli - è drammatica perché a settembre si vedrà in modo esponenziale il gran male che la crisi ha fatto a questa città. Il clima è pesante e coinvolge i dipendenti, i titolari delle piccole imprese e le loro famiglie. E non cito a caso le famiglie. A Prato, da sempre, mogli e figli sono coinvolti nella vita delle imprese. Hanno firmato fideiussioni, garanzie su fidi e mutui. Prima la moglie firmava per ottenere prestiti per comprare macchinari o avere scoperti per le aziende e il marito pagava tranquillamente le rate. Ora invece nelle case si è cominciato, e la cosa aumenterà, a dire che non si va avanti. E allora ecco che i sacrifici di una vita vengono travolti».
Via case, stipendi di mogli impiegate, case dei figli a cui si è dato una mano - o meglio, una firma - per comprare l'appartamento. «Ci sono colleghi che hanno la separazione dei beni con la moglie - riferisce sempre Belli - e che si stanno separando nel tentativo di salvare almeno qualcosa».
Questo è cosa accadrà, secondo il rappresentante degli artigiani pratesi, nel distretto. «Se non arrivano aiuti subito. Perché tempo non ce n'è più e non si può aspettare», specifica Belli che aggiunge: «peccato perché basterebbe poco per salvare un settore che ritengo in futuro possa dare ancora sviluppo e benessere».
Per Belli le piccole aziende sono l'anello più in difficoltà: «i lavoratori dipendenti, anche se fanno fatica a incassare, hanno avuto qualche aiuto con gli ammortizzatori sociali, gli industriali anche con il credito d'imposta mentre per gli artigiani non è arrivato praticamente niente».
«Ho paura - lancia l'allarme il presidente dei tessili di Sistema moda - che assisteremo a una decimazione della filiera. Se potessero chiudere in pari rimarrebbero in pochi. Un anno fa c'erano aziende i cui macchinari valevano 200.000 euro e che a maggio, quando hanno provato a venderli, si sono sentiti dire che non avrebbero preso più di 40.000 euro. Ci sono artigiani sempre stati solidi che fino a 6-7 mesi fa pensavano di investire, consapevoli che così avrebbero potuto agganciare la ripresa, e che ora non hanno i soldi per pagare i debiti. Decreti ingiuntivi arrivano a imprese che non avrei mai creduto. Tessiture, orditure, roccature, perlopiù».
E per tutti la speranza è che il tavolo di distretto riesca a portare a Prato qualche aiuto. «Ci servono leggi speciali per dare un po' di respiro al distretto. Leggi come si fa per le zone colpite dal terremoto. A settembre se non sarà cambiato qualcosa abbiamo deciso di organizzare una nuova manifestazione sul genere di "Prato non deve chiudere". Una edizione 2 che pensiamo però di organizzare a Roma coinvolgendo anche i vertici nazionali delle associazioni e dei sindacati».
Tra le richieste: la sospensione di mutui e leasing per un anno e la proroga del pagamento degli adempimenti fiscali.
«Morire ora sarebbe un peccato. Proprio ora che si parla di ripresa di un settore che ha ancora da dare a questa città: mio figlio studia ingegneria e per un periodo è andato a scaricare i camion di frutta ai Gigli. Lo dice sempre: se l'azienda guadagnasse verrebbe volentieri a lavorare lì. Non è vero quindi che è un lavoro senza futuro».
Belli chiude con un dato. «In 20 giorni, questo mese, ho ricevuto 100 telefonate di colleghi. Sono impauriti da morire. Tutti mi fanno la stessa domanda: che ne sarà di noi?».
«La situazione - spiega Belli - è drammatica perché a settembre si vedrà in modo esponenziale il gran male che la crisi ha fatto a questa città. Il clima è pesante e coinvolge i dipendenti, i titolari delle piccole imprese e le loro famiglie. E non cito a caso le famiglie. A Prato, da sempre, mogli e figli sono coinvolti nella vita delle imprese. Hanno firmato fideiussioni, garanzie su fidi e mutui. Prima la moglie firmava per ottenere prestiti per comprare macchinari o avere scoperti per le aziende e il marito pagava tranquillamente le rate. Ora invece nelle case si è cominciato, e la cosa aumenterà, a dire che non si va avanti. E allora ecco che i sacrifici di una vita vengono travolti».
Via case, stipendi di mogli impiegate, case dei figli a cui si è dato una mano - o meglio, una firma - per comprare l'appartamento. «Ci sono colleghi che hanno la separazione dei beni con la moglie - riferisce sempre Belli - e che si stanno separando nel tentativo di salvare almeno qualcosa».
Questo è cosa accadrà, secondo il rappresentante degli artigiani pratesi, nel distretto. «Se non arrivano aiuti subito. Perché tempo non ce n'è più e non si può aspettare», specifica Belli che aggiunge: «peccato perché basterebbe poco per salvare un settore che ritengo in futuro possa dare ancora sviluppo e benessere».
Per Belli le piccole aziende sono l'anello più in difficoltà: «i lavoratori dipendenti, anche se fanno fatica a incassare, hanno avuto qualche aiuto con gli ammortizzatori sociali, gli industriali anche con il credito d'imposta mentre per gli artigiani non è arrivato praticamente niente».
«Ho paura - lancia l'allarme il presidente dei tessili di Sistema moda - che assisteremo a una decimazione della filiera. Se potessero chiudere in pari rimarrebbero in pochi. Un anno fa c'erano aziende i cui macchinari valevano 200.000 euro e che a maggio, quando hanno provato a venderli, si sono sentiti dire che non avrebbero preso più di 40.000 euro. Ci sono artigiani sempre stati solidi che fino a 6-7 mesi fa pensavano di investire, consapevoli che così avrebbero potuto agganciare la ripresa, e che ora non hanno i soldi per pagare i debiti. Decreti ingiuntivi arrivano a imprese che non avrei mai creduto. Tessiture, orditure, roccature, perlopiù».
E per tutti la speranza è che il tavolo di distretto riesca a portare a Prato qualche aiuto. «Ci servono leggi speciali per dare un po' di respiro al distretto. Leggi come si fa per le zone colpite dal terremoto. A settembre se non sarà cambiato qualcosa abbiamo deciso di organizzare una nuova manifestazione sul genere di "Prato non deve chiudere". Una edizione 2 che pensiamo però di organizzare a Roma coinvolgendo anche i vertici nazionali delle associazioni e dei sindacati».
Tra le richieste: la sospensione di mutui e leasing per un anno e la proroga del pagamento degli adempimenti fiscali.
«Morire ora sarebbe un peccato. Proprio ora che si parla di ripresa di un settore che ha ancora da dare a questa città: mio figlio studia ingegneria e per un periodo è andato a scaricare i camion di frutta ai Gigli. Lo dice sempre: se l'azienda guadagnasse verrebbe volentieri a lavorare lì. Non è vero quindi che è un lavoro senza futuro».
Belli chiude con un dato. «In 20 giorni, questo mese, ho ricevuto 100 telefonate di colleghi. Sono impauriti da morire. Tutti mi fanno la stessa domanda: che ne sarà di noi?».
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