Sicurezza
PRUDENZA IN BICI
Ciclisti pratesi senza regole
Fabio Barni
Non sono la prima preoccupazione dei vigili ma rischiano lo stesso di vedersi sottrarre punti dalla patente (se ce l'hanno) quando compiono manovre azzardate o percorrono interi tratti di strada contromano
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PRATO. Non sono la prima preoccupazione dei vigili ma rischiano lo stesso di vedersi sottrarre punti dalla patente (se ce l'hanno) quando compiono manovre azzardate o percorrono interi tratti di strada contromano. I ciclisti pratesi sono tanti, favoriti dal vivere in una città pianeggiante, dalla lunga tradizione del pedale (anche sportiva) e dai tanti chilometri di piste loro dedicate.
Le nuove norme sulla sicurezza prevedono anche sanzioni per i ciclisti. O, meglio, mandano a dire a chi controlla il traffico di prestare maggiore attenzione ai loro comportamenti scorretti. Guai a salire in bici ubriachi (il che faceva male anche prima) ma anche ad attraversare, senza scendere dal sellino, sui passaggi pedonali. Occhio non andare dove non è consentito, controsenso ma pure su strade come la declassata e la tangenziale (i cartelli non sono però chiari) o dove il transito è riservato ai pedoni. Le sanzioni sono le stesse previste per gli automobilisti. La decurtazione dei punti lascia però perplessi. La norma non è però chiarissima e l'intenzione del legislatore di colpire la patente di chi va in motorino (che si può anche mandare col solo "patentino") ha finito per estendersi - questione di sintassi - anche a quelle dei ciclisti patentati. In caso d'incidente, una volta appurate le responsabilità di un ciclista, i vigili saranno insomma costretti a decretare il taglio.
All'interno delle mura antiche, dove il traffico dei veicoli a motore è limitato e dove le piste ciclabili non ci sono, occhio a chi pedala come se fosse in aperta campagna. Venire contromano da via degli Alberti e via Rinaldesca, per entrare in piazza San Francesco senza prestare troppa attenzione ai bus in transito, per molti è la norma. Inutile chiedere alla ciclista cinquantenne se sa che rischia la multa. La risposta è semplice: «lo faccio sempre e lo fanno tutti». Di sottinteso c'è un perché dovrei cambiare?
Altro punto pericoloso è via San Giorgio. A uscire dal centro (contromano) si rischia di dover salire sul marciapiede, ed è vietato, o di scansare a fatica le auto in entrata. Peggio che mai quando s'arriva in fondo e la situazione s'ingarbuglia, fra stop, diritti di precedenza, confluenza.
Nelle piazze, e meno male che c'è più spazio, si fa invece quello che si vuole. E fuori dal centro, ai semafori, si passa col rosso. Basta sentire che la gamba c'è. E' così che il più anziano guarda bene che non ci sia nessuno, mentre i più giovani e disinvolti, se devono svoltare in una direzione (consentina) o nell'altra (vietata) non guardano neppure il semaforo e cercano semplicemente di tenersi a ridosso del marciapiede. Poco conta che tanto azzardo serva solo per entrare (siamo in via Roma) in un bar a due passi. «Non vedo il problema. Non credo proprio di creare pericolo. Quando prendo la macchina rispetto con scrupolo tutte le regole. Ma in bici? Non siamo ridicoli», dice chi lo ha fatto (anche) ieri.
L'elenco potrebbe continuare, allargando lo sguardo a via Strozzi e a via Montalese. Di solito, a commettere infrazioni i ciclisti rischiano sulla propria pelle. In qualche caso però mettono a repentaglio l'altrui incolumità, come quando sfrecciano veloci su bici da corsa sulle piste riservate ai pedoni, dove trovano anche bambini. E il guaio è che sembrano aver poco a mente i cartelli, che non li guardino proprio. La difesa (siamo in viale Galilei) è semplice e stizzita: «Questa è una pista ciclabile». Peccato che invece quella più vicina al Bisenzio sia pedonale e che, comunque, anche per i ciclisti vige un limite di velocità.
Le nuove norme sulla sicurezza prevedono anche sanzioni per i ciclisti. O, meglio, mandano a dire a chi controlla il traffico di prestare maggiore attenzione ai loro comportamenti scorretti. Guai a salire in bici ubriachi (il che faceva male anche prima) ma anche ad attraversare, senza scendere dal sellino, sui passaggi pedonali. Occhio non andare dove non è consentito, controsenso ma pure su strade come la declassata e la tangenziale (i cartelli non sono però chiari) o dove il transito è riservato ai pedoni. Le sanzioni sono le stesse previste per gli automobilisti. La decurtazione dei punti lascia però perplessi. La norma non è però chiarissima e l'intenzione del legislatore di colpire la patente di chi va in motorino (che si può anche mandare col solo "patentino") ha finito per estendersi - questione di sintassi - anche a quelle dei ciclisti patentati. In caso d'incidente, una volta appurate le responsabilità di un ciclista, i vigili saranno insomma costretti a decretare il taglio.
All'interno delle mura antiche, dove il traffico dei veicoli a motore è limitato e dove le piste ciclabili non ci sono, occhio a chi pedala come se fosse in aperta campagna. Venire contromano da via degli Alberti e via Rinaldesca, per entrare in piazza San Francesco senza prestare troppa attenzione ai bus in transito, per molti è la norma. Inutile chiedere alla ciclista cinquantenne se sa che rischia la multa. La risposta è semplice: «lo faccio sempre e lo fanno tutti». Di sottinteso c'è un perché dovrei cambiare?
Altro punto pericoloso è via San Giorgio. A uscire dal centro (contromano) si rischia di dover salire sul marciapiede, ed è vietato, o di scansare a fatica le auto in entrata. Peggio che mai quando s'arriva in fondo e la situazione s'ingarbuglia, fra stop, diritti di precedenza, confluenza.
Nelle piazze, e meno male che c'è più spazio, si fa invece quello che si vuole. E fuori dal centro, ai semafori, si passa col rosso. Basta sentire che la gamba c'è. E' così che il più anziano guarda bene che non ci sia nessuno, mentre i più giovani e disinvolti, se devono svoltare in una direzione (consentina) o nell'altra (vietata) non guardano neppure il semaforo e cercano semplicemente di tenersi a ridosso del marciapiede. Poco conta che tanto azzardo serva solo per entrare (siamo in via Roma) in un bar a due passi. «Non vedo il problema. Non credo proprio di creare pericolo. Quando prendo la macchina rispetto con scrupolo tutte le regole. Ma in bici? Non siamo ridicoli», dice chi lo ha fatto (anche) ieri.
L'elenco potrebbe continuare, allargando lo sguardo a via Strozzi e a via Montalese. Di solito, a commettere infrazioni i ciclisti rischiano sulla propria pelle. In qualche caso però mettono a repentaglio l'altrui incolumità, come quando sfrecciano veloci su bici da corsa sulle piste riservate ai pedoni, dove trovano anche bambini. E il guaio è che sembrano aver poco a mente i cartelli, che non li guardino proprio. La difesa (siamo in viale Galilei) è semplice e stizzita: «Questa è una pista ciclabile». Peccato che invece quella più vicina al Bisenzio sia pedonale e che, comunque, anche per i ciclisti vige un limite di velocità.
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