Il Tirreno

Prato

IMMIGRAZIONE

Cinesi e lavoro, integrazione fallita

Una lavoratrice di un’azienda di confezioni cinese
◗
Una lavoratrice di un’azienda di confezioni cinese

E' il direttore dell'ufficio studi di Confindustria, Luca Paolazzi, dalle colonne del Corriere della Sera, a rinfocolare il dibattito su integrazione e cinesi nell'ambito del lavoro. Secondo Paolazzi l'integrazione funziona al Nord-Est ma non a Prato dove anzi il rapporto «è concorrenziale» spiega in un'intervista

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. E' il direttore dell'ufficio studi di Confindustria, Luca Paolazzi, dalle colonne del Corriere della Sera, a rinfocolare il dibattito su integrazione e cinesi nell'ambito del lavoro. Secondo Paolazzi l'integrazione funziona al Nord-Est ma non a Prato dove anzi il rapporto «è concorrenziale» spiega in un'intervista. E' lo stesso Paolazzi però ad aggiungere che il tessile soffre di una crisi strutturale e che il rischio è quello «di dare tutta la colpa ai cinesi».
L'intervista del direttore dell'ufficio studio si inserisce in una pagina dedicata al un rapprto di Bankitalia nel quale emerge che gli immigrati non tolgono lavoro agli italiani anzi ne sono complementari in quanto le comunità straniere svolgono, in maggioranza, quei lavori che gli italiani non fanno più.

A Paolazzi per primo risponde il sindaco Roberto Cenni che tratta l'argomento però più dal punto di vista di integrazione sociale. Cenni che sottolinea come Prato «viva una fase difficile a causa di un'eredità pesante», mette in evidenza che: «La città potrebbe diventare un valido laboratorio di integrazione attraverso una forte interazione tra Regione e governo». Cenni ribadisce la necessità, in relazione soprattutto alla grande comunità cinese, del «fermo rispetto delle regole» con tollerenza zero per «l'illegalità generalizzata» e indica la via: «Lavoreremo perché l'integrazione parta dalla scuola primaria con la conoscenza della lingua e della cultura italiana». Poderoso, come sempre, l'affondo del deputato Pdl e coordinatore provinciale Riccardo Mazzoni che si dice d'accordo con l'analisi di Paolazzi e specifica che «coincide perfettamente con quanto il Pdl ha sempre sostenuto e cioè che quello pratese è il modello più sbagliato possibile di accoglienza degli immigrati». «Qui - aggiunge - non c'è stata integrazione ma una giustapposizione di una comunità, quella cinese, sul tessuto sociale economico preesistente. Le colpe delle amministrazioni comunali di sinistra - continua - sono evidenti. Si è applicata alla lettera la dottrina Martini - sostiene il deputato - quella dell'accoglienza indiscriminata anche dei clandestini, e così si è portato un intero distretto sull'orlo baratro». E' Daniele Panerati, ex vicepresidente della Provincia con delega alle attività produttive e coordinatore del tavolo del distretto, a dare un opinione un po' diversa: «L'analisi di Bankitalia e giustissima - spiega - ed è quello che è accaduto e accade anche a Prato. La comunità cinese non ha prodotto perdite di posti di lavoro tipici della produzione pratese che è quella del tessile». «I cinesi - aggiunge - si sono sostanzialmente impegnati in due campi: le confezioni, cioè il settore abbigliamento e la conseguente commercializzazione. Fatto salvo il dovere del rispetto delle regole che però deve riguardare tutti cinesi e pratesi - conclude - bisogna capire che è interese di tutti continuare nel processo di integrazione sul fronte del lavoro, perché la produzione cinese potrebbe rappresentare la chiusura della filiera». Sull'argomento è intervenuto anche l'assessore alle Politiche di integrazione Giorgio Silli che ha sottolineato come la mancata integrazione cinese sia «il frutto di anni di immobilismo e del buonismo della sinistra» e ha evidenziato come l'assessorato che coordina assieme a quello della scuola stiano lavorando per realizzare «già da settembre progetti di insegnamento della lingua e della storia italiana puntando soprattutto all'integrazione degli immigrati di seconda generazione».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, sequestrati oltre 118mila prodotti falsi: dalle carte da gioco alle griffe della moda - Valore 650mila euro

di Redazione Pisa