Gioco
CLANDESTINI
Rivoluzione in corsiasul riconoscimento dei neonati stranieri
Cri. Or.
Riconoscimenti dei neonati e delle mamme straniere, rivoluzione dal primo settembre in ospedale. Se il Comune, cui spettano le competenze di Stato civile, darà l'ok, le procedure usate fino ad ora al Misericordia e Dolce nei casi di parto di donne migranti, in particolar modo per quelle senza permesso di soggiorno, subiranno profonde modifiche
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PRATO. Riconoscimenti dei neonati e delle mamme straniere, rivoluzione dal primo settembre in ospedale. Se il Comune, cui spettano le competenze di Stato civile, darà l'ok, le procedure usate fino ad ora al Misericordia e Dolce nei casi di parto di donne migranti, in particolar modo per quelle senza permesso di soggiorno, subiranno profonde modifiche. Il nuovo assetto è stato studiato a tavolino da Asl, Comune e Prefettura dopo le polemiche, le precisazioni e alla fine le circolari di attuazione del pacchetto sicurezza del ministro Maroni, in materia di riconoscimenti di minori che stabilisce, una volta per tutte, che per registrare i neonati stranieri all'anagrafe non si deve presentare il permesso di soggiorno. Ma come si fa ad essere certi dell'identità della mamma, in caso di immigrate irregolari, non tenute, in ospedale, nemmeno a mostrare un documento di identità? Il problema è stato sollevato dalla Prefettura in una riunione convocata i primi di agosto e alla quale hanno partecipato anche un funzionario Asl e l'assessore comunale ai Servizi demografici Annalisa Nocentini. Secondo la Prefettura la questione era semplice ma estremamente delicata: fatto salvo il diritto di registrare i bimbi nati da clandestini all'anagrafe evitando di creare un esercito di bambini fantasma, che garanzie ulteriori si danno al piccolo di non essere "ceduto" a terzi, immediatamente dopo l'uscita dall'ospedale, proprio perché la mamma, al momento di partorire, ha dato un nome falso? Oggi funziona così: le donne straniere vanno all'ospedale e una volta partorito il bambino firmano una sorta di autodichiarazione sulla propria identità, controfirmata dall'ostetrica che garantisce che la donna che ha partorito è proprio quella che ha dato quel tale nominativo. Il personale medico - medici, ostetriche e infermieri - per legge, non è tenuto a fare altro. Il controllo dei documenti ora avviene all'anagrafe, quando i parenti vanno a registrare il bambino: fino a ora per superare lo scoglio della clandestinità bastava un testimone. Oggi probabilmente ci sarebbe più difficoltà. Ed ecco perché è necessaria una nuova procedura. «L'organizzazione l'abbiamo già messa a punto - spiega Bruno Cravedi, direttore generale Asl 4 - ma non potrà essere messa in pratica senza l'avallo del Comune, che certamente arriverà prestissimo. Abbiamo mandato una prima mail il 7 agosto, ora gli uffici legali dell'Asl stanno predisponendo tutto la documentazione da inviare».
Dal primo settembre le mamme migranti che partoriranno nel reparto di ostetricia del
Misericordia e Dolce, non avranno bisogno di mostrare alcun documento di identità, proprio come prima. Una volta dato alla luce il bambino però, il riconoscimento avverrà direttamente e in tutte le sue fasi, in ospedale. Al letto della donna - o in un ufficio appositamente creato- si presenteranno due funzionari Asl, uno dell'accettazione amministrativa - ufficio che ha il compito di registrare i pazienti - un altro della direzione sanitaria, che entro tre giorni verificheranno l'identità della mamma e registreranno il nome del bambino. Oltre ai due funzionari, in caso di mamma irregolare, sarà obbligatoria la presenza di due testimoni con i documenti in ordine e se immigrati con il permesso di soggiorno, che si assumeranno la responsabilità dell'identità di entrambi.
«Per i primi periodi - conclude Cravedi - ho chiesto anche la presenza di un funzionario del Comune». Che insegnerà ai quadri Asl le nuove procedure e che controllerà i vari passaggi. In sostanza in ospedale verrà aperto un ufficio distaccato dell'anagrafe, in grado di espletare "chiavi in mano" tutte le pratiche ed evitando, agli stranieri, il passaggio in Comune.
C'è da scommetterci: la comunità cinese risponderà alle novità organizzandosi in pochissimo tempo. Qualche difficoltà in più potrebbe sorgere per le comunità africane e dei Paesi dell'est.
Dal primo settembre le mamme migranti che partoriranno nel reparto di ostetricia del
Misericordia e Dolce, non avranno bisogno di mostrare alcun documento di identità, proprio come prima. Una volta dato alla luce il bambino però, il riconoscimento avverrà direttamente e in tutte le sue fasi, in ospedale. Al letto della donna - o in un ufficio appositamente creato- si presenteranno due funzionari Asl, uno dell'accettazione amministrativa - ufficio che ha il compito di registrare i pazienti - un altro della direzione sanitaria, che entro tre giorni verificheranno l'identità della mamma e registreranno il nome del bambino. Oltre ai due funzionari, in caso di mamma irregolare, sarà obbligatoria la presenza di due testimoni con i documenti in ordine e se immigrati con il permesso di soggiorno, che si assumeranno la responsabilità dell'identità di entrambi.
«Per i primi periodi - conclude Cravedi - ho chiesto anche la presenza di un funzionario del Comune». Che insegnerà ai quadri Asl le nuove procedure e che controllerà i vari passaggi. In sostanza in ospedale verrà aperto un ufficio distaccato dell'anagrafe, in grado di espletare "chiavi in mano" tutte le pratiche ed evitando, agli stranieri, il passaggio in Comune.
C'è da scommetterci: la comunità cinese risponderà alle novità organizzandosi in pochissimo tempo. Qualche difficoltà in più potrebbe sorgere per le comunità africane e dei Paesi dell'est.
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