La manifestazione
L’INDAGINE
Ospedale, sporcizia e caldo da morire
A.P.
◗
Immondizia nei giardini dell’ospedaleNon importa la stagione, il clima, l'orario: la necessità di cure non va mai in vacanza e nemmeno l'azienda pubblica chiamata a soddisfarla. Alle 11 di una caldissima mattina d'agosto la situazione pare scorrere nella più tranquilla normalità all'Ospedale di Prato
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PRATO. Non importa la stagione, il clima, l'orario: la necessità di cure non va mai in vacanza e nemmeno l'azienda pubblica chiamata a soddisfarla. Alle 11 di una caldissima mattina d'agosto la situazione pare scorrere nella più tranquilla normalità all'Ospedale di Prato. Ma se ci si ferma a chiedere e se si guarda meglio, se ci si mette, insomma, anche solo per un attimo nei panni di coloro che per una ragione o per l'altra vivono l'ospedale con continuità, i disagi e il degrado non tardano ad uscire allo scoperto.
Al piano terra la fila davanti ai due sportelli della farmacia interna si allunga a dismisura nel corridoio. Il caldo è a dir poco asfissiante. Una anziana signora si asciuga il sudore con un fazzoletto bianco, una giovane mamma soffia sul viso del figlio nella carrozzina. Sbuffano tutti. Il servizio almeno è veloce ma le condizioni di attesa non si possono certo dire soddisfacenti. E alle persone in fila, gente di tutte le età ma soprattutto persone anziane, basta poco per confidare il proprio disagio.
«Io vengo qui a prendere le medicine ogni due mesi da anni - spiega una signora con gli occhiali - E' sempre stato così. D'inverno si affoga di caldo, d'estate uguale. Basterebbe un condizionatore di quelli normali per rendere l'attesa appena appena decente. E invece del servizio si finisce sempre per patire un disservizio».
Un signore vestito di blu si alza improvvisamente dalla sedia e ricette ancora in mano prende la via dell'uscita. «Vado via, non è possibile una cosa del genere. Qui si risparmia, è vero, ma se devo aspettare in queste condizioni preferisco fermarmi in una farmacia qualunque, dove sicuramente spenderò di più ma aspetterò anche con maggior piacere». La farmacia interna all'ospedale è un servizio che dovrebbe far risparmiare all'azienda sanitaria un'ingente quantità di denaro.E dovrebbe incentivare nel miglior modo possibile il proprio servizio presso i cittadini: l'impressione è che accada esattamente l'opposto.
«Certo, il caldo dà molto fastidio - fa un uomo di mezz'età con l'espressione feroce - ma vogliamo mettere la privacy? Tra poco starà a me e mi toccherà sbandierare al mio vicino tutti i nomi dei medicinali che servono a me e a mia moglie. Basterebbe un divisorio per impedire che tutti sappiamo della mia malattia. Questa è la vergogna vera e propria».
Abbandoniamo la farmacia interna e proviamo a cercare un posto dove fumare una sigaretta. Usciamo in quello che è un piccolo cortile interno: due gazebi nuovi di zecca pensati per i pazienti e i loro parenti. La temperatura però è insopportabile, la sporcizia pure, e ovunque regna il guano di piccione. Impossibile sedersi. Rientriamo e proviamo allora ad uscire proprio dall'edificio pur mantenendoci sempre dentro i confini dell'ospedale. Dietro il nuovo complesso che guarda alle mura della città, dalla parte dell'ingresso di anatomia patologica. I lavori, evidentemente, sono stati completati del tutto. A terra, in ordine sparso, calcinacci, una pila di grossi sacchi neri, cartelli segnaletici per invalidi e due grosse lampade che servirebbero per l'illuminazione notturna e cioè per scongiurare, tra le altre cose, l'ingresso dei tossici che ogni notte vengono a drogarsi proprio in questo giardino. Cercando, qua e là, se ne trovano anche le tracce.
Rientriamo, percorriamo un paio di corridoi privi di aria condizionata e usciamo all'esterno. Da sauna a sauna. Il termometro segna 34 gradi.
Al piano terra la fila davanti ai due sportelli della farmacia interna si allunga a dismisura nel corridoio. Il caldo è a dir poco asfissiante. Una anziana signora si asciuga il sudore con un fazzoletto bianco, una giovane mamma soffia sul viso del figlio nella carrozzina. Sbuffano tutti. Il servizio almeno è veloce ma le condizioni di attesa non si possono certo dire soddisfacenti. E alle persone in fila, gente di tutte le età ma soprattutto persone anziane, basta poco per confidare il proprio disagio.
«Io vengo qui a prendere le medicine ogni due mesi da anni - spiega una signora con gli occhiali - E' sempre stato così. D'inverno si affoga di caldo, d'estate uguale. Basterebbe un condizionatore di quelli normali per rendere l'attesa appena appena decente. E invece del servizio si finisce sempre per patire un disservizio».
Un signore vestito di blu si alza improvvisamente dalla sedia e ricette ancora in mano prende la via dell'uscita. «Vado via, non è possibile una cosa del genere. Qui si risparmia, è vero, ma se devo aspettare in queste condizioni preferisco fermarmi in una farmacia qualunque, dove sicuramente spenderò di più ma aspetterò anche con maggior piacere». La farmacia interna all'ospedale è un servizio che dovrebbe far risparmiare all'azienda sanitaria un'ingente quantità di denaro.E dovrebbe incentivare nel miglior modo possibile il proprio servizio presso i cittadini: l'impressione è che accada esattamente l'opposto.
«Certo, il caldo dà molto fastidio - fa un uomo di mezz'età con l'espressione feroce - ma vogliamo mettere la privacy? Tra poco starà a me e mi toccherà sbandierare al mio vicino tutti i nomi dei medicinali che servono a me e a mia moglie. Basterebbe un divisorio per impedire che tutti sappiamo della mia malattia. Questa è la vergogna vera e propria».
Abbandoniamo la farmacia interna e proviamo a cercare un posto dove fumare una sigaretta. Usciamo in quello che è un piccolo cortile interno: due gazebi nuovi di zecca pensati per i pazienti e i loro parenti. La temperatura però è insopportabile, la sporcizia pure, e ovunque regna il guano di piccione. Impossibile sedersi. Rientriamo e proviamo allora ad uscire proprio dall'edificio pur mantenendoci sempre dentro i confini dell'ospedale. Dietro il nuovo complesso che guarda alle mura della città, dalla parte dell'ingresso di anatomia patologica. I lavori, evidentemente, sono stati completati del tutto. A terra, in ordine sparso, calcinacci, una pila di grossi sacchi neri, cartelli segnaletici per invalidi e due grosse lampade che servirebbero per l'illuminazione notturna e cioè per scongiurare, tra le altre cose, l'ingresso dei tossici che ogni notte vengono a drogarsi proprio in questo giardino. Cercando, qua e là, se ne trovano anche le tracce.
Rientriamo, percorriamo un paio di corridoi privi di aria condizionata e usciamo all'esterno. Da sauna a sauna. Il termometro segna 34 gradi.
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