Il Tirreno

Prato

LA CITTA’ DEL FUTURO

In centro col minibus elettrico

Alessandro Pattume
In centro col minibus elettrico

Probabilmente diventerà famoso per la sedia speciale che ha appena presentato al pubblico riscuotendo subito grande successo: una sedia a rotelle elettrica che potrebbe diventare un mezzo di locomozione comune per tutti, disabili e non, perché la tecnologia, questo il messaggio intrinseco, non tiene conto delle menomazioni e finisce sempre per distruggerle

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PRATO. Probabilmente diventerà famoso per la sedia speciale che ha appena presentato al pubblico riscuotendo subito grande successo: una sedia a rotelle elettrica che potrebbe diventare un mezzo di locomozione comune per tutti, disabili e non, perché la tecnologia, questo il messaggio intrinseco, non tiene conto delle menomazioni e finisce sempre per distruggerle.

Il suo nome è Jake Eadie, è un giovane designer australiano e uno di coloro che l'inverno scorso sono arrivati a Prato, ne hanno ripensato il futuro del trasporto pubblico e poi se ne sono tornati all'altro capo del mondo. E il progetto che è uscito dalla sua matita è forse il più estremo tra quelli del workshop tenuto dal professor Coxon alla Monash University. Qui non si tratta solo di linee e cromature fantascientifiche per le strade del centro cittadino. Interessante è soprattutto la filosofia con cui è stato concepito il mezzo, perchè in esso si mescolano indissolubilmente un servizio pubblico a disposizione della cittadinanza e dei turisti, un servizio che diventa esso stesso attrazione turistica, dimensioni ridotte al minimo e alimentazione eco compatibile. Quello immaginato da Jake Eadie per il centro di Prato è infatti un piccolo bus a sei ruote, alimentato a energia elettrica e senza autista. Un sistema completamente automatizzato che procede lungo un itinerario stabilito a una velocità massima di 15 km/h. Lungo questo itinerario ci sono delle stazioni di sosta ma la natura aperta del mezzo, e la sua lentezza, permettono di scendere e di salire a piacimento in qualsiasi momento del tragitto, oltre che di godere liberamente e comodamente delle bellezze della città. Non spetta certo a noi sostenere la fattibilità e la validità di una progetto del genere, però quando qualcuno prova a pensare una parte del futuro della propria città, e lo fa con una tale precisione, questo forse si avvicina inevitabilmente un poco.

Certo però che rinunciare all'auto è dura. Il professor Selby Coxon lo spiega così: «A suo favore pendono tutta una serie di piaceri ad essa legati come quello tattile di guidare, il controllo di tutte le funzioni interne come la temperatura o la musica, e soprattutto quel senso di indipendenza che finisce per creare un rapporto emotivo con il mezzo stesso. Il trasporto pubblico in questo senso non può competere - continua Coxon - anche perché il suo successo dipende da una serie molto complessa di fattori, non ultimo dal numero e dalla distribuzione della popolazione e dalla morfologia urbana che i due precedenti fattori hanno creato. La città di Prato rappresenta veramente una summa dei problemi legati al trasporto pubblico perché il vecchio e la tradizione fanno concorrenza al nuovo e al progresso. I progetti che sono usciti dal workshop - conclude il professor Coxon - hanno importanza per tutta la ricerca sul trasporto pubblico e catturano concettualmente l'essenza di quello che pensano di questi problemi quelli che saranno i designer del futuro».

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