Il Tirreno

Prato

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Lo slip costa quanto un caffè

Melania Mannelli
Il negozio di intimo in via Pistoiese: le mutande costano un euro
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Il negozio di intimo in via Pistoiese: le mutande costano un euro

Negozi più curati e spuntano anche le traduzioni in italiano nella bacheca elettronica di annunci immobiliari e ricerche di personale

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PRATO. Per immaginare di essere all'estero senza comprare il biglietto basta fare una passeggiata a Chinatown. Quasi fosse un mondo a sé, via Pistoiese sembra ancora essere a mille miglia dalla Prato della fontana del Bacchino.

Fra nuovi negozi, reazioni alle ultime ordinanze del Comune sulle insegne dei negozi e "usanze locali", ecco un affresco aggiornato di impressioni dall'angolo più orientale della città.

Mutande come un caffè. Un po' in sordina rispetto al cuore della Chinatown, in via Pistoiese a Narnali, poco dopo il ponte della ferrovia, è spuntata da due settimane una tipologia di negozio molto rara fra i cinesi, quello di biancheria intima. Si chiama "Bella con te" e colpisce per le grosse vetrine tappezzate da variopinte mutande da donna e uomo. Tutto rigorosamente made in China, all'interno si possono comprare mutande da donna a un euro e e reggiseni a 3 euro. Un'occasione talmente ghiotta che pure gli italiani ne approfittano. «Ne vengono tanti tanti», commenta la giovane commessa del negozio.

Fondi più curati. C'è ancora molta differenza rispetto alle vetrine di Corso Mazzoni. Eppure nei negozi orientali di abbigliamento da donna, nati di recente all'inizio di via Pistoiese, c'è una maggiore attenzione a rendere il fondo commerciale più piacevole. Anche i prezzi, seppur ancora molto bassi, non sono stracciati. In via San Vincenzo, invece, colpisce come i numerosi negozietti, sempre di abbigliamento femminile, siano sovrastati ancora dalle vecchie insegne italiane. Capita anche che la scritta "Western Union" campeggi sopra vetrine di vestitini e magliette da donna.

Prove di traduzione. Le ultime operazioni condotte dalla polizia municipale hanno prodotto i primi risultati. La bacheca elettronica, vicino all'Unicredit di via Pistoiese, sulla quale da sempre scorrono offerte di lavoro e annunci di affitti, adesso ha qualche parola in italiano, anche se un po' stentato, del tipo "affittarsi capannone" e "cercarsi operaio per maglificio". Quanto alle insegne delle attività, dopo l'oscuramento di quelle con soli ideogrammi, diverse sono state tolte. Lo confermano in uno degli ultimi due negozi gestiti da italiani nell'area a più alta concentrazione orientale, la ferramenta Signori.

«Molti cinesi le hanno levate - dicono i titolari - Con la nuova amministrazione si stanno facendo anche più controlli per evitare il problema della sosta selvaggia».

Taxi cinesi. Malgrado le multe e i sequestri i tassisti cinesi abusivi continuano a circolare e non sono neppure difficili da trovare. Basta entrare dentro al bar davanti all'Unicredit per trovarvi almento una quindicina di biglietti da visita diversi, rigorosamente con soli ideogrammi cinesi, numeri di cellulare e una miniatura di auto lussuose (suv e Ferrari). I baristi confermano che sono tassisti cinesi.

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