Il dolore
"Bimbi fantasma", pericolo scampato
◗
Il Prefetto Elenora MaffeiIl comunicato è scarno, ma importante. E' la sintesi di una riunione avvenuta ieri tra Comune e Prefettura sulla questione della registrazione all'anagrafe dei bambini, figli di immigrati clandestini, che in base al decreto sicurezza del governo, rischierebbero di diventare figli di nessuno
2 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Il comunicato è scarno, ma importante. E' la sintesi di una riunione avvenuta ieri tra Comune e Prefettura sulla questione della registrazione all'anagrafe dei bambini, figli di immigrati clandestini, che in base al decreto sicurezza del governo, rischierebbero di diventare figli di nessuno.
«Per dichiarare la nascita di un bambino - recita il comunicato - non è necessario esibire il permesso di soggiorno». E' la frase chiave della circolare che la Prefettura di Prato ultimerà oggi e invierà a tutti gli ufficiali di Stato civile. A darne notizia è l'assessore ai Servizi Demografici, Annalisa Nocentini, che ieri ha partecipato all'incontro, espressamente richiesto dal Comune, con il vice-prefetto Giuseppe Daveti, e i dirigenti dell'Asl pratese per decidere le modalità di applicazione della legge 94 del 15 luglio scorso in materia di registrazione delle nascite. Quindi: i genitori immigrati di neonati, regolari o irregolari, non avranno necessità di mostrare il permesso di soggiorno negli uffici pubblici. Si continuerà così come si fa ora, anche dopo l'8 agosto, data nella quale la norma avrebbe dovuto essere applicata.
In assenza, tutt'ora, di una circolare governativa che chiarisca come applicare la legge e le sue conseguenze, Prato ha risolto. E al meglio. Con buona pace agli attacchi violenti alla curia pratese da parte di alcuni esponenti dela centrodestra, archiviando, finalmente, la propaganda facile di quanti sostenevano che no, non sarebbe successo proprio nulla. Ciò che sarebbe accaduto è stato sottolinetao, tra le altre, dalle donne Pd in consiglio comunale. Le mamme immigrate clandestine, se la circolare prefettizzia non fosse intervenuta, si sarebbero trovate, nel migliore dei casi, di fronte a un bivio: scegliere di autodenunciarsi (perché la clandestinità è diventata reato) per ottenere un permesso di soggiorno di sei mesi che avrebbe consentito loro di registrare il bambino all'anagrafe (ma senza sapere poi che fine avrebbe fatto il figlio, una volta espulsa la donna migrante dall'Italia), o imboccare i terribili canali del parto in clandestinità.
Anche la Regione Toscana aveva già provveduto, in via informale, a indicare la strada alle Asl: nessuna richiesta di permesso di soggiorno alle donne immigranti che si fossero presentate in ospedale per partorire dall'8 agosto in avanti.
Trasparente la scelta di Prato, citta nella quale nei primi sei mesi dell'anno sono nati oltre 400 bambini "clandestini". Tranquillizzante. Vedremo se il governo, prossimamente, darà indicazioni in contrasto con la via pratese.
«Per dichiarare la nascita di un bambino - recita il comunicato - non è necessario esibire il permesso di soggiorno». E' la frase chiave della circolare che la Prefettura di Prato ultimerà oggi e invierà a tutti gli ufficiali di Stato civile. A darne notizia è l'assessore ai Servizi Demografici, Annalisa Nocentini, che ieri ha partecipato all'incontro, espressamente richiesto dal Comune, con il vice-prefetto Giuseppe Daveti, e i dirigenti dell'Asl pratese per decidere le modalità di applicazione della legge 94 del 15 luglio scorso in materia di registrazione delle nascite. Quindi: i genitori immigrati di neonati, regolari o irregolari, non avranno necessità di mostrare il permesso di soggiorno negli uffici pubblici. Si continuerà così come si fa ora, anche dopo l'8 agosto, data nella quale la norma avrebbe dovuto essere applicata.
In assenza, tutt'ora, di una circolare governativa che chiarisca come applicare la legge e le sue conseguenze, Prato ha risolto. E al meglio. Con buona pace agli attacchi violenti alla curia pratese da parte di alcuni esponenti dela centrodestra, archiviando, finalmente, la propaganda facile di quanti sostenevano che no, non sarebbe successo proprio nulla. Ciò che sarebbe accaduto è stato sottolinetao, tra le altre, dalle donne Pd in consiglio comunale. Le mamme immigrate clandestine, se la circolare prefettizzia non fosse intervenuta, si sarebbero trovate, nel migliore dei casi, di fronte a un bivio: scegliere di autodenunciarsi (perché la clandestinità è diventata reato) per ottenere un permesso di soggiorno di sei mesi che avrebbe consentito loro di registrare il bambino all'anagrafe (ma senza sapere poi che fine avrebbe fatto il figlio, una volta espulsa la donna migrante dall'Italia), o imboccare i terribili canali del parto in clandestinità.
Anche la Regione Toscana aveva già provveduto, in via informale, a indicare la strada alle Asl: nessuna richiesta di permesso di soggiorno alle donne immigranti che si fossero presentate in ospedale per partorire dall'8 agosto in avanti.
Trasparente la scelta di Prato, citta nella quale nei primi sei mesi dell'anno sono nati oltre 400 bambini "clandestini". Tranquillizzante. Vedremo se il governo, prossimamente, darà indicazioni in contrasto con la via pratese.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
