Italia
Coperti cinque cartelli
Insegne abusive a ChinatownE' cominciato l'oscuramento
E' iniziata ieri mattina l'eclissi artificiale delle insegne cinesi abusive in via Filzi.
2 MINUTI DI LETTURA
PRATO. E' iniziata ieri mattina l'eclissi artificiale delle insegne cinesi abusive in via Filzi. Come preannunciato dal Comune, chi non è a norma dovrà mettersi in regola, e così gli ispettori della SoRi, accompagnati dagli agenti di polizia municipale, hanno dato un primo assaggio dell'oscuramento, coprendo le insegne senza autorizzazione con dei teli di plastica nera. Nel giro di poche ore qualcuno li aveva già strappati, ma gli ispettori sono tornati e hanno convinto i cinesi a rimetterli, minacciando sanzioni ancora più onerose di quelle che dovranno comunque pagare.
«Devono capire che non possono continuare così - spiega l'assessore alla Sicurezza Aldo Milone, nel piazzale davanti al Wenzhou Market di via Filzi - Chi paga regolarmente la tassa sulle insegne non ha nulla da temere, gli altri dovranno mettersi in regola». Da una decina di giorni è iniziata quella che Milone chiama "defissione", cioè la ripulitura dei muri dai foglietti che i cinesi appendono per chiedere e offrire lavoro, cercare casa e altri servizi. Ora si passa alle insegne abusive, in particolare quelle che hanno solo scritte in cinese. Già la scorsa amministrazione comunale di centrosinistra aveva emesso un'ordinanza che dava due mesi di tempo ai negozianti e ai ristoratori per affiancare le scritte italiane a quelle cinesi. La SoRi, delegata alla riscossione della tassa, tra aprile e maggio ha fatto 280 sopralluoghi trovando 140 insegne abusive. Ai negozianti è stata fatta una multa di 400 euro in caso di insegna totalmente abusiva, di 50 per le insegne solo parzialmente abusive. Qualcuno nel frattempo ha già pagato. Chi ignora le prescrizioni rischia ora una multa da 4.000 a 17.000 euro, in base al decreto legislativo 689.
Ma il Comune ha fretta e ieri è stata adottata una procedura più veloce, ai sensi del decreto legislativo 507/93: le insegne fuorilegge possono essere oscurate dagli ispettori della SoRi anche in assenza di un'ordinanza. Ieri mattina ne hanno fatto le spese in cinque, tutti lungo via Filzi. Il messaggio sta passando: nella galleria tra via Filzi e via Pistoiese alcuni cinesi stavnno già raschiando gli ideogrammi dalle vetrine, anche se uno di loro borbotta: «Solo a Prato fanno così, a Roma e Milano non c'è una legge di questo tipo».
Pochi metri più in là un tipo poco raccomandabile arriva in sella a una bici, quasi certamente rubata, e la propone a 20 euro a un gruppo di cinesi che rifiutano l'offerta. Un altro esempio di regole da ripristinare, ma qui gli orientali c'entrano solo indirettamente.
«Devono capire che non possono continuare così - spiega l'assessore alla Sicurezza Aldo Milone, nel piazzale davanti al Wenzhou Market di via Filzi - Chi paga regolarmente la tassa sulle insegne non ha nulla da temere, gli altri dovranno mettersi in regola». Da una decina di giorni è iniziata quella che Milone chiama "defissione", cioè la ripulitura dei muri dai foglietti che i cinesi appendono per chiedere e offrire lavoro, cercare casa e altri servizi. Ora si passa alle insegne abusive, in particolare quelle che hanno solo scritte in cinese. Già la scorsa amministrazione comunale di centrosinistra aveva emesso un'ordinanza che dava due mesi di tempo ai negozianti e ai ristoratori per affiancare le scritte italiane a quelle cinesi. La SoRi, delegata alla riscossione della tassa, tra aprile e maggio ha fatto 280 sopralluoghi trovando 140 insegne abusive. Ai negozianti è stata fatta una multa di 400 euro in caso di insegna totalmente abusiva, di 50 per le insegne solo parzialmente abusive. Qualcuno nel frattempo ha già pagato. Chi ignora le prescrizioni rischia ora una multa da 4.000 a 17.000 euro, in base al decreto legislativo 689.
Ma il Comune ha fretta e ieri è stata adottata una procedura più veloce, ai sensi del decreto legislativo 507/93: le insegne fuorilegge possono essere oscurate dagli ispettori della SoRi anche in assenza di un'ordinanza. Ieri mattina ne hanno fatto le spese in cinque, tutti lungo via Filzi. Il messaggio sta passando: nella galleria tra via Filzi e via Pistoiese alcuni cinesi stavnno già raschiando gli ideogrammi dalle vetrine, anche se uno di loro borbotta: «Solo a Prato fanno così, a Roma e Milano non c'è una legge di questo tipo».
Pochi metri più in là un tipo poco raccomandabile arriva in sella a una bici, quasi certamente rubata, e la propone a 20 euro a un gruppo di cinesi che rifiutano l'offerta. Un altro esempio di regole da ripristinare, ma qui gli orientali c'entrano solo indirettamente.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
