Il Tirreno

Prato

Marco Wong: «I bambini invisibili qui, sarebbero costretti a restarlo anche nel loro Paese»

Donne costrette a lasciare l'Italia

Maria Lardara
Un neonato cinese assieme alla sua mamma
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Un neonato cinese assieme alla sua mamma

Poca informazione nelle comunità Ye: «Siamo alla follia»

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PRATO. A Prato non le riconoscono il figlio e lei decide di fare fagotto e tornare col bebè in Cina. Strade che si dividono, drammi familiari che si consumano dentro le pareti domestiche, perché sulla mamma con gli occhi a mandorla pende lo status di clandestinità. Dopo l'8 agosto potrebbe succedere questo a Prato. Nella città dove nei primi nove mesi dell'anno hanno visto la luce 412 bimbi "irregolari", l'entrata in vigore del pacchetto sicurezza potrebbe indurre le famiglie cinesi a scindere i propri destini: madri costrette a tornare al paese d'origine, obbligate e dire addio al compagno.
«Non è un rischio da escludere - denuncia Marco Wong, presidente di Associna - senza contare che uno dei problemi più sentiti dalla nostra comunità è proprio quello delle difficoltà di ricongiungimento».
E non è detto che tutto si risolva al meglio. Perchè un bambino "invisibile" rimarrebbe tale a Prato come in Cina. Che possano sorgere delle complicazioni nella terra della Grande Muraglia per il mancato riconoscimento del piccolo in Italia, lo suppone l'avvocato Luna Chen: «Una volta che non viene più rinnovato il permesso di soggiorno per cure mediche alla madre, quando cioè il figlio raggiunge il sesto mese d'età, questa potrebbe effettivamente decidere di lasciare l'Italia. Ma a quel punto suo figlio potrebbe incontrare problemi con il governo cinese, proprio perchè non è avvenuta la sua registrazione in Italia».
Scenari preoccupanti, quelli dipinti dalla comunità asiatica, che si dichiara all'oscuro di tutta la faccenda.
Qualcuno ha sentito a malapena di una misura che obbligherebbe gli stranieri a esibire il permesso di soggiorno negli atti di stato civile (dunque anche quello di nascita). Ma di qui a parlare di affidamento del bambino ai servizi sociali ce ne corre. «Siamo alla follia - osserva Matteo Ye Huiming -. Se venisse messa in pratica questa disposizione, s'incentiverebbe il sistema di sanità parallela e abusiva, come la pratica di abortire clandestinamente. Non solo: verrebbe meno anche il rapporto di fiducia che nel corso degli anni si è instaurato tra le donne cinesi e l'ospedale di Prato». Sempre Marco Wong s'interroga su cosa succederà dopo l'8 agosto. E, a tal proposito, invoca chiarezza sulla legge. «Sarà un bel pasticcio. Non potremo affidarci alla certezza del diritto, ma alla libera interpretazione della norma al momento della nascita da parte dei medici. Che comunque, avrebbero pur sempre la facoltà di denunciare la madre senza il permesso». In realtà un permesso speciale le donne in gravidanza possono sempre ottenerlo. Lo rilascia la Questura e le copre fino ai primi sei mesi di vita del bambino.
«Qui nasce il paradosso - fa notare Riccardo Cammelli dell'ufficio immigrazione Cgil - perchè il neonato non potrà essere registrato all'anagrafe, pur non essendo di fatto clandestino in base a questo permesso speciale. E' difficile comunque dare indicazioni agli utenti dello sportello, in assenza di direttive certe sull'interpretazione della legge».

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