Il dolore
Già in città per il 10 agosto. Il prefetto: «Utilizzati sui fronti droga e prostituzione»
Arrivano i militari, in 60 a Prato
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Militari in piazza Duomo a Milano"Arrivano i nostri". E' ufficiale l'ok all'invio del contigente militare a Prato. Il sì è arrivato ieri dalla riunione del Comitato per l'ordine pubblico in Prefettura, il primo con il sindaco Roberto Cenni. Unica voce fuori dal coro quella del presidente della Provincia, Gestri
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Tutti presenti: prefetto Eleonora Maffei, questore Domenico Savi, comandanti di carabinieri e guardia di finanza, sindaco e assessore alla Sicurezza Aldo Milone, ormai un abituè. Ancora una manciata di giorni e la città avrà il suo esercito: 45 soldati per strada (non si sa ancora di quale corpo), un'altra quindicina per il supporto logistico. Il pacchetto, infatti, è "chiavi in mano": i militari in più copriranno turni, ferie, sostituzioni, qualsiasi tipo di problema possa insorgere. «Perchè la filosofia - spiega il prefetto Maffei - è che ogni cosa deve dipendere dal ministero della Difesa senza alcun aggravio per il terriorio». Lo squadrone dei sessanta verrà smistato il alcune caserma tra Firenze e Pistoia - Prato non ne possiede - nessuno dei militari dunque dormirà in città. Per i mezzi di trasporto l'onere ricadrà sempre sul ministero. Dal punto di vista logistico qualcosa di più preciso lo saprà oggi il prefetto Maffei, grazie al primo contatto ufficiale con il comando militare.
La decisione finale sarà presa entro il 4 agosto, quando si riunirà il comitato nazionale per l'ordine pubblico, ma già si sa che i militari potrebbero essere a Prato probabilmente già il 10 agosto o al più tardi il 15. A quel punto dovranno essere organizzati i servizi per strada, il cui compito di coordinamento spetterà unicamente al questore Savi.
Come verranno impiegati i 45 soldati che resteranno in una città senza alcun obiettivo sensibile (consolati, ambasciate, sinagoghe, centri di permanenza temporanea) per sei mesi? «Abbiamo intenzione di impiegarli in servizi di vigilanza antidroga - spiega il prefetto - nelle zone nelle quali il fenomeno è più diffuso, e per i controlli contro la prostituzione, quindi nell'area della stazione. Non escludiamo a priori che si possano effettuare perlustrazioni anche nella Chinatown. Ma la nostra intenzione è quella di potenziare, in senso preventivo e di accoglienza, il presidio in via Puccini. L'impiego dei militari - conclude Maffei - non sarà rigido. Ogni settimana valuteremo i risultati in un comitato tecnico specifico».
Soddisfatto l'assessore alla Sicurezza Aldo Milone: «La presenza dei militari servirà in alcuni casi come deterrente, ma soprattutto aiuterà i cittadini a recuperare quella percezione di sicurezza che hanno perso». Numerose, secondo Milone, le aree nelle quali sarà più necessaria la presenza dei soldati: «Dal centro storico - spiega - via Magnolfi, via Pier Cironi, via San Giorgio, fino a piazza San Francesco. Senza dimenticare le periferie, in particolare i giardini di San Paolo dove è forte la presenza di spacciatori». Molto critico (l'ha fatto ben presente anche durante la riunione del comitato) sull'invio dei militari resta il presidente della Provincia Lamberto Gestri: «Sono convinto che l'esercito non serva a risolvere i problemi di Prato - commenta - Al governo abbiamo chiesto più poliziotti, più carabinieri e più finanzieri per poter fare indagini approfondite sulle sacche di illegalità della città e ci rispondono con degli spot pubblicitari».
Cri.Or.
La decisione finale sarà presa entro il 4 agosto, quando si riunirà il comitato nazionale per l'ordine pubblico, ma già si sa che i militari potrebbero essere a Prato probabilmente già il 10 agosto o al più tardi il 15. A quel punto dovranno essere organizzati i servizi per strada, il cui compito di coordinamento spetterà unicamente al questore Savi.
Come verranno impiegati i 45 soldati che resteranno in una città senza alcun obiettivo sensibile (consolati, ambasciate, sinagoghe, centri di permanenza temporanea) per sei mesi? «Abbiamo intenzione di impiegarli in servizi di vigilanza antidroga - spiega il prefetto - nelle zone nelle quali il fenomeno è più diffuso, e per i controlli contro la prostituzione, quindi nell'area della stazione. Non escludiamo a priori che si possano effettuare perlustrazioni anche nella Chinatown. Ma la nostra intenzione è quella di potenziare, in senso preventivo e di accoglienza, il presidio in via Puccini. L'impiego dei militari - conclude Maffei - non sarà rigido. Ogni settimana valuteremo i risultati in un comitato tecnico specifico».
Soddisfatto l'assessore alla Sicurezza Aldo Milone: «La presenza dei militari servirà in alcuni casi come deterrente, ma soprattutto aiuterà i cittadini a recuperare quella percezione di sicurezza che hanno perso». Numerose, secondo Milone, le aree nelle quali sarà più necessaria la presenza dei soldati: «Dal centro storico - spiega - via Magnolfi, via Pier Cironi, via San Giorgio, fino a piazza San Francesco. Senza dimenticare le periferie, in particolare i giardini di San Paolo dove è forte la presenza di spacciatori». Molto critico (l'ha fatto ben presente anche durante la riunione del comitato) sull'invio dei militari resta il presidente della Provincia Lamberto Gestri: «Sono convinto che l'esercito non serva a risolvere i problemi di Prato - commenta - Al governo abbiamo chiesto più poliziotti, più carabinieri e più finanzieri per poter fare indagini approfondite sulle sacche di illegalità della città e ci rispondono con degli spot pubblicitari».
Cri.Or.
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