La manifestazione
E' l'ora dei fallimenti eccellenti
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L’esterno della Rifinizione Bata che ha chiuso i battenti di recente e ora è stata dichiarata fallita per effetto della crisi del tessileIl finale di partita era atteso da tempo, mancava solo l'ufficialità, che è arrivata nei giorni scorsi, quando il Tribunale ha dichiarato il fallimento del Lanificio di Mazzone, fino all'anno scorso tra le aziende di punta di Montemurlo e dell'intero distretto tessile. I creditori sono un esercito, oltre 250, e il passivo è pesante, tra i 10 e i 20 milioni di euro
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PRATO. Il finale di partita era atteso da tempo, mancava solo l'ufficialità, che è arrivata nei giorni scorsi, quando il Tribunale ha dichiarato il fallimento del Lanificio di Mazzone, fino all'anno scorso tra le aziende di punta di Montemurlo e dell'intero distretto tessile. I creditori sono un esercito, oltre 250, e il passivo è pesante, tra i 10 e i 20 milioni di euro.
L'esatto ammontare non è ancora stato quantificato dal curatore fallimentare nominato dal giudice delegato, il commercialista Davide Ciardi. E così la cifra viene fuori da una prima stima (20 milioni) calcolata nel mese di ottobre quando fu chiesta l'ammissione al concordato preventivo e le ultime notizie che parlano comunque di un rosso di oltre 10 milioni.
Sia come sia, il lavoro del curatore non sarà facile, anche perché insieme al lanificio, che aveva sede in via Viaccia a Oste e dava lavoro a 28 persone, sono fallite l'Immobiliare di Mazzone, che fa sempre capo all'imprenditore Orazio Egizii, proprietaria dei capannoni, e la Finanziaria tessile San Carlo, socio accomandante nella sas del lanificio.
Una parabola discendente e repentina quella del Lanificio di Mazzone, che ancora nel 2006 risultava in testa alla graduatoria delle dichiarazioni dei redditi delle società di persone a Montemurlo. Nel giugno dell'anno scorso il vento è già cambiato, viene chiesta la cassa integrazione per 18 dei 28 dipendenti e in ottobre è tempo di concordato preventivo. Ma nonostante gli sforzi del commercialista Fabrizio Franchi, i creditori non ci stanno. Difficile dar loro torto: l'offerta iniziale ai chirografari era del 12,80%, la più bassa che si ricordi, e anche per quella emersero problemi di copertura. Dunque l'assemblea slittò da gennaio a marzo e la risposta fu negativa. A questo punto sono stati gli amministratori delle tre società a chiedere il fallimento in proprio. I dipendenti sono in cassa integrazione fino a ottobre.
Ma in questi giorni il giudice delegato ai fallimenti ha staccato la spina anche ad altri tre malati terminali: la Rifinizione Bata di via Bonicoli, innanzitutto, il cui titolare Fabio Tarli aveva denunciato due mesi fa di essere costretto a chiudere perché doveva pagare un affitto troppo alto. Della Bata si occuperà il curatore Silvia Ballerini.
Fallita anche la Tintoria del Sole, per la quale il giudice ha nominato curatore Elisabetta Meloni. L'azienda di Campi Bisenzio, ma con sede legale a Prato, dava lavoro a 45 dipendenti e aveva chiuso già nell'aprile dell'anno scorso.
Fallisce, infine, la Fibritalia di Montemurlo, di cui parliamo a parte.
P.N.
L'esatto ammontare non è ancora stato quantificato dal curatore fallimentare nominato dal giudice delegato, il commercialista Davide Ciardi. E così la cifra viene fuori da una prima stima (20 milioni) calcolata nel mese di ottobre quando fu chiesta l'ammissione al concordato preventivo e le ultime notizie che parlano comunque di un rosso di oltre 10 milioni.
Sia come sia, il lavoro del curatore non sarà facile, anche perché insieme al lanificio, che aveva sede in via Viaccia a Oste e dava lavoro a 28 persone, sono fallite l'Immobiliare di Mazzone, che fa sempre capo all'imprenditore Orazio Egizii, proprietaria dei capannoni, e la Finanziaria tessile San Carlo, socio accomandante nella sas del lanificio.
Una parabola discendente e repentina quella del Lanificio di Mazzone, che ancora nel 2006 risultava in testa alla graduatoria delle dichiarazioni dei redditi delle società di persone a Montemurlo. Nel giugno dell'anno scorso il vento è già cambiato, viene chiesta la cassa integrazione per 18 dei 28 dipendenti e in ottobre è tempo di concordato preventivo. Ma nonostante gli sforzi del commercialista Fabrizio Franchi, i creditori non ci stanno. Difficile dar loro torto: l'offerta iniziale ai chirografari era del 12,80%, la più bassa che si ricordi, e anche per quella emersero problemi di copertura. Dunque l'assemblea slittò da gennaio a marzo e la risposta fu negativa. A questo punto sono stati gli amministratori delle tre società a chiedere il fallimento in proprio. I dipendenti sono in cassa integrazione fino a ottobre.
Ma in questi giorni il giudice delegato ai fallimenti ha staccato la spina anche ad altri tre malati terminali: la Rifinizione Bata di via Bonicoli, innanzitutto, il cui titolare Fabio Tarli aveva denunciato due mesi fa di essere costretto a chiudere perché doveva pagare un affitto troppo alto. Della Bata si occuperà il curatore Silvia Ballerini.
Fallita anche la Tintoria del Sole, per la quale il giudice ha nominato curatore Elisabetta Meloni. L'azienda di Campi Bisenzio, ma con sede legale a Prato, dava lavoro a 45 dipendenti e aveva chiuso già nell'aprile dell'anno scorso.
Fallisce, infine, la Fibritalia di Montemurlo, di cui parliamo a parte.
P.N.
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