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Furti telematici, spuntano altri casi

Le truffe informatiche vengono realizzate usando programmi in grado di rubare le password degli ignari correntisti
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Le truffe informatiche vengono realizzate usando programmi in grado di rubare le password degli ignari correntisti

Prato è l'unica provincia che non ha una sezione di polizia postale

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PRATO. Dopo la denuncia di due clienti della CariPrato i cui conti correnti sono stati "alleggeriti" di migliaia di euro da abili truffatori informatici, spuntano altri casi di presunti furti telematici sui conti dell'istituto di credito, con le stesse modalità.
In attesa dei necessari riscontri, si tratterebbe di altre truffe ai danni di chi utilizza il servizio di home banking, cioè la possibilità di compiere operazioni bancarie sul sito dell'istituto di credito. Le nuove segnalazioni sono arrivate all'indirizzo di posta elettronica creato da Elisa Favi (truffacariprato@gmail.com), una tra le prime a scoprire il raggiro. Si tratta di altri due casi che riguardano CariPrato e di uno che riguarda la CariFirenze.
Da informazioni raccolte ufficiosamente nei giorni scorsi, invece, sarebbe otto i casi scoperti nei mesi scorsi, da dicembre a oggi. Il sistema è abbastanza semplice: il truffatore si procura illecitamente le password per accedere al conto corrente dell'ignaro cliente e dispone bonifici a favore di altri conti italiani, intestati a presunti complici, che poi trasferiscono i soldi all'estero su canali difficilmente rintracciabili (di solito money transfer).
E' materia questa su cui di solito indaga la polizia postale, ma si dà il caso che Prato sia l'unica delle dieci province toscane a non avere una sezione autonoma della Postale. Dunque i truffati sono costretti a rivolgersi a Firenze o Pistoia, oppure a polizia e carabinieri che non hanno le competenze specifiche per questo tipo di reati. Inoltre con questo sistema le denunce si disperdono e vengono trattate caso per caso, mentre sarebbe molto più efficace un 'inchiesta unica, specialmente quando i casi si concentrano su una sola banca. I truffati meditano di far gruppo comune, magari quando sarà possibile intentare una class action.
La banca per il momento tace e dà la colpa a loro, ma i diretti interessati sono convinti che qualcuno abbia "bucato" il sistema di sicurezza e chiedono giustizia, oltre che di riavere i propri soldi.
P.N.

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