Proteste
PRATO
Conti correnti prosciugati
Paolo Nencioni
A Prato diversi casi con migliaia di euro dirottati. I clienti: «Gli istituti si assicurino»
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PRATO. Decine di migliaia di euro hanno preso il volo grazie a bonifici non autorizzati su conti correnti della CariPrato, transitati su conti di altre banche italiane e poi finiti in Russia e Ucraina.
Il peggiore incubo di qualsiasi correntista pratese è diventato realtà nei mesi scorsi per alcuni clienti della maggiore banca cittadina. Il fatto è che, a distanza di ormai sette mesi da quelle che l’avvocato Alessandro Provenzano, legale di un paio di correntisti, definisce «rapine telematiche», i clienti non hanno recuperato una lira. La banca in sostanza se ne lava le mani, dicendo che la colpa non è sua. «E poi si meravigliano se chiudo il conto e cambio istituto - sbotta Elisa Favi, 38 anni, una delle clienti danneggiate - Probabilmente gli sembra normale che i loro correntisti debbano portarli in causa per far valere i loro diritti».
La signora Elisa ha scoperto la truffa lo scorso 14 dicembre. Come tanti, è titolare di un contratto di “home banking”, cioè può controllare su Internet il saldo e fare anche bonifici. Aprendo la schermata si è accorta che il 9, l’11 e il 12 dicembre erano partiti tre bonifici per complessivi 7.976 euro a favore di tale Giuseppe Loreto, che lei non conosce, su un conto del Credito cooperativo di Mazara del Vallo. La cliente, all’epoca incinta di 7 mesi, corre in banca a chiedere spiegazioni, le fanno firmare un modulo nel quale disconosce le operazioni e poi denuncia il fatto alla polizia. «A quel punto un cliente truffato dovrebbe sentirsi al sicuro, tutelato, ma così non è stato» racconta la signora Favi. Nel giro di 24 ore, da Vicenza, sede della Popolare che controlla CariPrato, le fanno sapere che la colpa non è della banca. «Si fa presente - scriveranno in risposta a una lettera dell’avvocato - di non aver riscontrato carenze nel sistema di sicurezza, essendo l’operazione regolarmente autenticata con le credenziali gestite autonomamente dal cliente».
Nel frattempo la signora Favi s’improvvisa detective e scopre che il signor Loreto esiste davvero, ma che non ha intenzione di restituire niente. Il fatto è che Loreto pretende che venga ritirata la denuncia prima di restituire i soldi (ne restituirà un terzo a marzo). La CariPrato si fa forte di un contratto firmato che scarica tutte le responsabilità sul cliente. «Ma per quale motivo - si chiede la signora Favi - la banca non è assicurata contro simili truffe?». La stessa domanda frulla in testa a Luca Q., 48 anni, cliente della filiale CariPrato di Narnali e vittima di una truffa identica. Nel suo caso i tre bonifici, per un totale di oltre 9.000 euro (ma l’ultimo è stato bloccato in tempo) sono partiti il 15, il 17 e il 23 dicembre a favore di tale Simone Contu di Cagliari, su un conto corrente postale. E anche in questo caso da Vicenza hanno risposto in burocratese che l’operazione era «regolarmente autenticata», aggiungendo che la richiesta di restituzione dei soldi «dovrà essere rivolta al soggetto individuato quale autore della denunciata sottrazione».
Secondo notizie informali, la disavventura telematica è toccata anche ad altri sei correntisti tra Prato e Poggio a Caiano. Per questo la signora Favi raccoglierà eventuali segnalazioni all’indirizzo truffacariprato@gmail.com.
Il peggiore incubo di qualsiasi correntista pratese è diventato realtà nei mesi scorsi per alcuni clienti della maggiore banca cittadina. Il fatto è che, a distanza di ormai sette mesi da quelle che l’avvocato Alessandro Provenzano, legale di un paio di correntisti, definisce «rapine telematiche», i clienti non hanno recuperato una lira. La banca in sostanza se ne lava le mani, dicendo che la colpa non è sua. «E poi si meravigliano se chiudo il conto e cambio istituto - sbotta Elisa Favi, 38 anni, una delle clienti danneggiate - Probabilmente gli sembra normale che i loro correntisti debbano portarli in causa per far valere i loro diritti».
La signora Elisa ha scoperto la truffa lo scorso 14 dicembre. Come tanti, è titolare di un contratto di “home banking”, cioè può controllare su Internet il saldo e fare anche bonifici. Aprendo la schermata si è accorta che il 9, l’11 e il 12 dicembre erano partiti tre bonifici per complessivi 7.976 euro a favore di tale Giuseppe Loreto, che lei non conosce, su un conto del Credito cooperativo di Mazara del Vallo. La cliente, all’epoca incinta di 7 mesi, corre in banca a chiedere spiegazioni, le fanno firmare un modulo nel quale disconosce le operazioni e poi denuncia il fatto alla polizia. «A quel punto un cliente truffato dovrebbe sentirsi al sicuro, tutelato, ma così non è stato» racconta la signora Favi. Nel giro di 24 ore, da Vicenza, sede della Popolare che controlla CariPrato, le fanno sapere che la colpa non è della banca. «Si fa presente - scriveranno in risposta a una lettera dell’avvocato - di non aver riscontrato carenze nel sistema di sicurezza, essendo l’operazione regolarmente autenticata con le credenziali gestite autonomamente dal cliente».
Nel frattempo la signora Favi s’improvvisa detective e scopre che il signor Loreto esiste davvero, ma che non ha intenzione di restituire niente. Il fatto è che Loreto pretende che venga ritirata la denuncia prima di restituire i soldi (ne restituirà un terzo a marzo). La CariPrato si fa forte di un contratto firmato che scarica tutte le responsabilità sul cliente. «Ma per quale motivo - si chiede la signora Favi - la banca non è assicurata contro simili truffe?». La stessa domanda frulla in testa a Luca Q., 48 anni, cliente della filiale CariPrato di Narnali e vittima di una truffa identica. Nel suo caso i tre bonifici, per un totale di oltre 9.000 euro (ma l’ultimo è stato bloccato in tempo) sono partiti il 15, il 17 e il 23 dicembre a favore di tale Simone Contu di Cagliari, su un conto corrente postale. E anche in questo caso da Vicenza hanno risposto in burocratese che l’operazione era «regolarmente autenticata», aggiungendo che la richiesta di restituzione dei soldi «dovrà essere rivolta al soggetto individuato quale autore della denunciata sottrazione».
Secondo notizie informali, la disavventura telematica è toccata anche ad altri sei correntisti tra Prato e Poggio a Caiano. Per questo la signora Favi raccoglierà eventuali segnalazioni all’indirizzo truffacariprato@gmail.com.
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