Toscana
«I nostri concorrenti ci spiano»
Paolo Nencioni
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Sarà il Tribunale civile di Prato a risolvere il contenziosoSpionaggio industriale e concorrenza sleale sono concetti che non riguardano solo le grandi aziende. Può capitare anche tra i piccoli, se è vero quanto affermano i titolari di un'azienda pratese che puntano il dito contro i concorrenti di Agliana, accusati appunto di aver spiato con la complicità di un paio di ex dipendenti infedeli. Accuse subito respinte al mittente.
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PRATO. Spionaggio industriale e concorrenza sleale sono concetti che non riguardano solo le grandi aziende. Può capitare anche tra i piccoli, se è vero quanto affermano i titolari di un'azienda pratese che puntano il dito contro i concorrenti di Agliana, accusati appunto di aver spiato con la complicità di un paio di ex dipendenti infedeli. Accuse subito respinte al mittente.
Deciderà il Tribunale civile, coi suoi tempi. Intanto la storia merita di essere raccontata perché pare emblematica di una fase di crisi economica dove il fair play tra concorrenti è un pallido ricordo.
A citare in giudizio la C.B.Tex di Agliana, specializzata in accessori per telai, filati e aghi per maglieria, è stata sei mesi fa la Remo Ferrario & figli, azienda con sede in via Galcianese, sul mercato dal 1927, che produce e commercializza pettini per tessitura. Il presidente Aldo Ferrario e il consigliere delegato Fabio Mattei sono convinti di essere stati vittima di concorrenza sleale da parte degli aglianesi, con la complicità di una ditta di Montale e di un paio di ex dipendenti. In pratica, assistiti dagli avvocati Andrea Pagnini e Grazia Ciarlitto, sostengono che un dipendente, licenziato nel 2004, avrebbe passato «informazioni riservate» alla C.B.Tex. Ma avrebbero intuito la portata del disegno solo nel 2008, dopo aver raccolto informazioni da un altro ex concorrente poi entrato a far parte dell'azienda.
Un primo esposto querela presentato alla Procura nell'estate dell'anno scorso è stato archiviato dal magistrato alla scadenza dei sei mesi di indagine. Ma siccome il giudice per le indagini preliminari avrebbe ravvisato possibili illeciti civili, all'inizio dell'anno la Remo Ferrario ha citato in giudizio la la C.B.Tex in sede civile, chiedendo un risarcimento danni ancora non quantificato.
Nell'atto di citazione la Remo Ferrario ricorda che nel 2001 un proprio dipendente si è dimesso dopo 17 anni di collaborazione ed è andato a lavorare per i concorrenti di Agliana. Subito dopo, e fino al 2004, l'azienda pratese avrebbe registrato una perdita del 35% dei clienti e i titolari hanno cominciato a sospettare una fuga di informazioni riservate su listini, clienti e aspetti tecnici. Nel 2004 la Remo Ferrario ha creduto di individuare il colpevole in un altro dipendente, licenziato in tronco dopo oltre 30 anni. Secondo la tesi accusatoria, i due ex dipendenti, insieme ai concorrenti, avrebbero messo in piedi un piano per soffiare i clienti alla Remo Ferrario, proponendo gli stessi prodotti a prezzi vantaggiosi e andando in giro a dire che l'azienda pratese stava per chiudere.
Tutte invenzioni, secondo Franco Bevilacqua, titolare della C.B.Tex. «Quelli della Remo Ferrario dimenticano di dire che il dipendente licenziato ha poi vinto la causa davanti al giudice del lavoro - sostiene Bevilacqua - Ci accusano di aver fatto cene coi loro dipendenti. L'unica cosa vera è che una volta abbiamo chiamato quel dipendente e un altro perché volevamo fare una società unica insieme a un produttore di pettini di Montale, ma loro non accettarono. Certo che abbiamo preso un po' di vecchi clienti della ditta pratese, ma questo è perfettamente normale e nego di aver mai preso o comprato informazioni riservate».
Una bella matassa da sbrogliare per il Tribunale, chiamato a dire dove finisce la sana concorrenza e dove comincia lo spionaggio.
Deciderà il Tribunale civile, coi suoi tempi. Intanto la storia merita di essere raccontata perché pare emblematica di una fase di crisi economica dove il fair play tra concorrenti è un pallido ricordo.
A citare in giudizio la C.B.Tex di Agliana, specializzata in accessori per telai, filati e aghi per maglieria, è stata sei mesi fa la Remo Ferrario & figli, azienda con sede in via Galcianese, sul mercato dal 1927, che produce e commercializza pettini per tessitura. Il presidente Aldo Ferrario e il consigliere delegato Fabio Mattei sono convinti di essere stati vittima di concorrenza sleale da parte degli aglianesi, con la complicità di una ditta di Montale e di un paio di ex dipendenti. In pratica, assistiti dagli avvocati Andrea Pagnini e Grazia Ciarlitto, sostengono che un dipendente, licenziato nel 2004, avrebbe passato «informazioni riservate» alla C.B.Tex. Ma avrebbero intuito la portata del disegno solo nel 2008, dopo aver raccolto informazioni da un altro ex concorrente poi entrato a far parte dell'azienda.
Un primo esposto querela presentato alla Procura nell'estate dell'anno scorso è stato archiviato dal magistrato alla scadenza dei sei mesi di indagine. Ma siccome il giudice per le indagini preliminari avrebbe ravvisato possibili illeciti civili, all'inizio dell'anno la Remo Ferrario ha citato in giudizio la la C.B.Tex in sede civile, chiedendo un risarcimento danni ancora non quantificato.
Nell'atto di citazione la Remo Ferrario ricorda che nel 2001 un proprio dipendente si è dimesso dopo 17 anni di collaborazione ed è andato a lavorare per i concorrenti di Agliana. Subito dopo, e fino al 2004, l'azienda pratese avrebbe registrato una perdita del 35% dei clienti e i titolari hanno cominciato a sospettare una fuga di informazioni riservate su listini, clienti e aspetti tecnici. Nel 2004 la Remo Ferrario ha creduto di individuare il colpevole in un altro dipendente, licenziato in tronco dopo oltre 30 anni. Secondo la tesi accusatoria, i due ex dipendenti, insieme ai concorrenti, avrebbero messo in piedi un piano per soffiare i clienti alla Remo Ferrario, proponendo gli stessi prodotti a prezzi vantaggiosi e andando in giro a dire che l'azienda pratese stava per chiudere.
Tutte invenzioni, secondo Franco Bevilacqua, titolare della C.B.Tex. «Quelli della Remo Ferrario dimenticano di dire che il dipendente licenziato ha poi vinto la causa davanti al giudice del lavoro - sostiene Bevilacqua - Ci accusano di aver fatto cene coi loro dipendenti. L'unica cosa vera è che una volta abbiamo chiamato quel dipendente e un altro perché volevamo fare una società unica insieme a un produttore di pettini di Montale, ma loro non accettarono. Certo che abbiamo preso un po' di vecchi clienti della ditta pratese, ma questo è perfettamente normale e nego di aver mai preso o comprato informazioni riservate».
Una bella matassa da sbrogliare per il Tribunale, chiamato a dire dove finisce la sana concorrenza e dove comincia lo spionaggio.
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